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Stadio Nebiolo a Torino: il paradosso della pista da 830 mila euro bloccata da due tombini

La presenza di questi manufatti impedisce, di fatto, il via libera ufficiale per le competizioni

Gabriele Farina

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TORINO – Doveva essere il fiore all’occhiello della rinascita dell’atletica torinese, ma la riapertura dello Stadio Primo Nebiolo si è trasformata in un caso di burocrazia e approssimazione tecnica. Nonostante un investimento di circa 830.000 euro per il rifacimento della pista, l’impianto di Parco Ruffini rischia di restare una “bella incompiuta” a causa di un ostacolo tanto banale quanto insormontabile: due tombini.

L’errore tecnico: tombini sulla pista

Il problema principale, emerso con forza nelle ultime settimane, riguarda il posizionamento di due tombini di ispezione situati proprio sul manto della nuova pista di atletica. Secondo le normative vigenti per l’omologazione federale (FIDAL), la superficie di gara deve essere priva di ostacoli o discontinuità che possano compromettere la sicurezza degli atleti o la regolarità delle prestazioni.

La presenza di questi manufatti impedisce, di fatto, il via libera ufficiale per le competizioni. Senza l’omologazione, il Nebiolo può essere utilizzato solo per gli allenamenti, rendendo vano lo sforzo economico profuso per riportare le grandi gare internazionali sotto la Mole.

L’ultimatum del Comune

La situazione ha spinto l’amministrazione comunale a un passo formale e deciso ed è stato lanciato un vero e proprio “ultimatum” alla ditta incaricata dei lavori. Il Comune di Torino chiede che l’errore venga sanato immediatamente, spostando i sottoservizi o livellando la struttura in modo da rispettare i rigidi parametri federali.

E’ evidente come non sia accettabile che un cantiere finanziato con fondi pubblici (anche nell’ambito del PNRR per la riqualificazione complessiva dell’area) presenti difetti di progettazione o esecuzione così macroscopici.

Un investimento a rischio

Complessivamente, l’opera di restyling del Nebiolo fa parte di un pacchetto di interventi più ampio, ma è la pista di atletica il cuore pulsante del progetto. I 830 mila euro spesi per il nuovo manto sintetico rischiano di non generare il ritorno d’immagine e sportivo sperato se lo stadio rimarrà declassato a semplice campo d’allenamento.

I tempi stringono: la stagione dell’atletica outdoor entrerà presto nel vivo e Torino ha bisogno del suo stadio storico per non restare ai margini del circuito nazionale. La speranza degli sportivi torinesi è che i lavori di correzione inizino subito, per evitare che lo stadio dedicato a uno dei più grandi dirigenti sportivi della storia rimanga intrappolato in un groviglio di tombini e carte bollate.

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