CronacaScuola e formazioneTorino
Torino, i collettivi occupano Palazzo Nuovo: “Se l’università chiude, noi apriamo”
L’iniziativa arriva a meno di tre giorni dalla manifestazione nazionale convocata per sabato proprio contro lo sgombero di Askatasuna
TORINO – Nuova tensione all’Università di Torino. Nel tardo pomeriggio i collettivi universitari hanno occupato Palazzo Nuovo, storica sede delle facoltà umanistiche, al termine di un’assemblea convocata alle 18 proprio all’interno dell’edificio. Al centro della protesta, la decisione del Rettorato di chiudere la struttura per due giorni, impedendo di fatto lo svolgimento di un evento musicale organizzato contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna.
L’occupazione è stata annunciata direttamente dagli studenti con uno slogan che sintetizza la linea scelta: “La rettrice chiude, noi apriamo. Se l’università sceglie il controllo, noi scegliamo il conflitto. Palazzo Nuovo è occupato”. Un’azione simbolica e politica che riporta l’ateneo torinese al centro di una mobilitazione che va oltre i confini universitari.
Il contesto: verso la manifestazione nazionale
L’iniziativa arriva a meno di tre giorni dalla manifestazione nazionale convocata per sabato proprio contro lo sgombero di Askatasuna, storico centro sociale torinese al centro di una lunga vicenda giudiziaria e politica. Secondo i collettivi, la protesta in ateneo rappresenta solo l’inizio di un percorso più ampio.
Gli studenti parlano infatti di “un punto di partenza di una mobilitazione sempre più grande e incisiva”, che coinvolgerebbe non solo il mondo universitario ma anche lavoratori e realtà sociali cittadine, con l’obiettivo di costruire — come scrivono in una nota — “una reale contrapposizione dal basso”.
Il corteo degli universitari
Nel comunicato diffuso dopo l’occupazione, i collettivi spiegano che sabato lo spezzone universitario partirà proprio da Palazzo Nuovo per raggiungere il centro cittadino. La partecipazione non sarà legata esclusivamente alla solidarietà con Askatasuna.
Gli studenti dichiarano infatti che scenderanno in piazza “non solo per ribadire la nostra solidarietà allo sgombero del centro sociale Askatasuna, ma anche per continuare a dare voce a tutto ciò che da mesi si mobilita nelle piazze italiane”, collegando la vertenza locale a un quadro più ampio di conflitti sociali.
La risposta di Unito
In merito alla notizia di occupazione di Palazzo Nuovo da parte di un gruppo di studenti, l’Università di Torino ribadisce con chiarezza che l’occupazione di spazi universitari non è una forma di confronto accettabile, perché limita i diritti dell’intera comunità accademica e compromette lo svolgimento delle attività istituzionali.
Palazzo Nuovo è un luogo di studio, lavoro e servizio pubblico: deve rimanere accessibile e sicuro per studentesse e studenti, personale tecnico-amministrativo, docenti e cittadinanza che usufruisce delle attività dell’Ateneo. Qualsiasi iniziativa che impedisca o condizioni l’accesso alle strutture, interrompa la didattica o metta a rischio persone e beni è incompatibile con la responsabilità che un’istituzione pubblica deve garantire.
L’Università richiede pertanto la rinuncia ad avviare l’occupazione annunciata e il ripristino immediato delle condizioni di piena agibilità e fruibilità dell’edificio. L’Ateneo ha già attivato le procedure interne necessarie per la tutela della sicurezza e del patrimonio e sta valutando, in raccordo con gli organi competenti, tutte le misure previste per garantire la continuità delle attività e la tutela dei diritti della comunità universitaria.
L’Università è disponibile al confronto nelle sedi proprie della rappresentanza e del dialogo istituzionale; tale confronto, tuttavia, non può svolgersi sotto condizione né attraverso azioni che impongano unilateralmente un blocco delle attività.
Tre cortei in città
La manifestazione di sabato sarà articolata in tre concentramenti distinti. Oltre allo spezzone universitario da Palazzo Nuovo, un corteo partirà da Porta Nuova, con la presenza di attivisti No Tav e realtà solidali con il popolo curdo. Un terzo concentramento è previsto a Porta Susa, dove si ritroveranno attivisti di altri centri sociali torinesi — tra cui Gabrio, Manituana e Neruda — insieme a rappresentanti dell’Usb.
L’occupazione di Palazzo Nuovo segna così un nuovo passaggio nella fase di mobilitazione che attraversa Torino, con l’università che torna a essere non solo luogo di studio, ma spazio di conflitto politico e sociale. Resta ora da capire quale sarà la risposta dell’Ateneo e se l’iniziativa degli studenti porterà a un’escalation o a un tentativo di mediazione nei prossimi giorni.
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