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Trapianto di fegato e cuore riuscito in un paziente con gli organi “invertiti”: prima volta mondiale alle “Molinette” di Torino

Il quadro clinico del paziente, affetto dalla nascita da situs viscerum inversus, si era estremamente complicato per la comparsa di un tumore al fegato

Marco Lovisolo

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TORINO – Riuscito un intervento particolarmente complesso alle “Molinette” di Torino: è una prima volta mondiale. È stato salvato con un trapianto di cuore-fegato in blocco un giovane paziente nato con organi invertiti “a specchio”.

Il ragazzo, 32enne di origini campane, era affetto fin dalla nascita da una grave cardiopatia congenita che aveva richiesto tre interventi a cuore aperto durante l’infanzia e l’adolescenza. Sebbene questi interventi gli avessero permesso di raggiungere l’età adulta, nel tempo avevano provocato un progressivo deterioramento del fegato, evoluto in cirrosi. Nell’ultimo anno la situazione si era ulteriormente aggravata con la comparsa di un carcinoma epatico. Terapie interventistiche locali avevano inizialmente contenuto la malattia, ma la comparsa di un nuovo nodulo aveva reso urgente un trapianto combinato di cuore e fegato, unica possibilità di salvezza. La presenza del situs viscerum inversus rappresentava però un ostacolo enorme: l’anatomia completamente invertita del paziente rendeva estremamente complessa la possibilità di impiantare organi donati, che invece presentano una disposizione normale.

I curanti campani hanno riferito quindi il paziente ad un’équipe multidisciplinare della Città della Salute di Torino, composta dal cardiochirurgo Carlo Pace Napoleone e dal cardiologo Giuseppe Annoni dell’ospedale Infantile Regina Margherita. Questi hanno lavorato congiuntamente agli specialisti dell’ospedale Molinette: l’epatologa Silvia Martini, i cardiochirurghi Mauro Rinaldi e Massimo Boffini ed il chirurgo epatico nonché Coordinatore Regionale Trapianti Renato Romagnoli, che ha studiato e condiviso una strategia innovativa per tentare ciò che non era mai stato fatto prima: inserire il paziente in lista d’attesa per trapianto cuore-fegato in blocco.

Trovata finalmente la disponibilità di un donatore compatibile, si è attivata una macchina organizzativa imponente che ha coinvolto decine di operatori sanitari e non. Ci sono volute diciassette ore di sala operatoria, di cui più di dodici ore di chirurgia. Lunghe ore in cui l’anatomia anomala del paziente ha obbligato ad essere “creativi”, costruendo connessioni vascolari nuove, utilizzando segmenti di vasi prelevati dallo stesso donatore e percorrendo strade innovative. Alla fine, il blocco cuore-fegato è ripartito ed il sangue è tornato a scorrere fisiologicamente. Il decorso post-operatorio è stato complesso, come prevedibile in un intervento di tale portata. Il paziente è ora ricoverato in area semintensiva chirurgica del Centro Trapianto Fegato e il suo percorso di riabilitazione prosegue positivamente.

«Una storia a lieto fine che ancora una volta diventa esempio delle eccellenze della nostra Città della Salute e della Scienza a livello europeo e mondiale e del valore dei nostri operatori» – esulta Livio Tranchida, direttore generale della Casa della Salute torinese – «I nostri professionisti sanitari hanno reso possibile ciò che non lo sembrava essere più in una situazione disperata. Un modello che verrà esportato nel nuovo Parco della Salute, della Ricerca e dell’Innovazione. Un doveroso ringraziamento al donatore e alla sua famiglia, che hanno reso possibile questo miracoloso trapianto combinato».

«Una volta di più il Sistema Trapianti della Regione Piemonte si conferma ai vertici italiani ed europei con un trapianto di cuore – fegato di eccezionale difficoltà tecnico-organizzativa. La bravura dei nostri professionisti ha reso possibile questo intervento che apre una nuova frontiera nei trapianti combinati. Ennesima conferma di quanto CDSS meriti il ruolo di IRCCS Trapianti” dichiara Federico Riboldi, assessore alla Sanità della Regione Piemonte.

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