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Torino abbraccia don Luigi Ciotti: il Sigillo civico celebra una vita al servizio degli ultimi

Alla cerimonia erano presenti numerose istituzioni e rappresentanti del mondo associativo

Gabriele Farina

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Foto CittAgorà

TORINO – La Sala Rossa di Palazzo Civico si è riempita di emozione e riconoscenza per la cerimonia di conferimento del Sigillo civico a Luigi Ciotti, figura simbolo dell’impegno sociale e della lotta alle mafie in Italia. Un riconoscimento votato all’unanimità dal Consiglio comunale il 27 maggio 2024, che la città di Torino ha voluto attribuire per onorare una vita spesa accanto ai più fragili e nella difesa della legalità.

Fondatore del Gruppo Abele e di Libera, don Ciotti – veneto di nascita ma torinese d’adozione – rappresenta da decenni un punto di riferimento per chi crede in una società più giusta, inclusiva e solidale.

Alla cerimonia erano presenti numerose istituzioni e rappresentanti del mondo associativo. Tra gli interventi, quello della presidente del Consiglio comunale Maria Grazia Grippo ha sottolineato come il Sigillo civico sia «un riconoscimento di gratitudine che interpreta il sentimento di un’intera città». Torino, ha ricordato, è stata terreno fertile per l’azione di don Ciotti, capace di trasformare la cura della comunità in un impegno strutturale e condiviso.

Un ritratto altrettanto intenso è arrivato da Chiara Genisio, che ha definito don Ciotti «un profeta dei cambiamenti», sempre un passo avanti nel coniugare Vangelo e Costituzione, alla ricerca di giustizia, dignità e uguaglianza. Il Sigillo civico, in questo senso, diventa anche un simbolo: una città che non solo riconosce, ma continua a imparare per non cedere all’indifferenza.

Più intimo e narrativo l’intervento di Francesca Rispoli, che ha scelto di raccontare cinque episodi emblematici della vita di don Ciotti. Storie di incontri con persone fragili che hanno segnato il passaggio dall’osservare all’agire, trasformandolo in un “cercatore di volti”, capace di costruire comunità e cambiare destini attraverso lo sguardo.

Anche il sindaco Stefano Lo Russo ha condiviso un ricordo personale: il primo incontro in montagna, segnato dalla presenza della scorta, simbolo di una vita vissuta senza compromessi. «I problemi di Torino sono cambiati – ha osservato – ma la risposta indicata da don Ciotti resta profondamente umana e mai repressiva». Il riconoscimento, ha aggiunto, celebra un percorso collettivo fondato sulla solidarietà.

Nel suo intervento finale, don Ciotti ha voluto condividere il Sigillo civico con tutte le persone che hanno camminato al suo fianco: «Non esistono navigatori solitari», ha ricordato, ribadendo la centralità del “noi” rispetto all’“io”. Ha ripercorso la storia del Gruppo Abele e di Libera, le battaglie, le persone, le intuizioni che hanno dato vita a una rete capace di contrastare le mafie e le marginalità.

Infine, uno sguardo alle proprie radici e al legame con la città: arrivato da ragazzo dal Veneto, Torino è diventata casa, luogo di accoglienza e di possibilità. Una città che, ha detto, continua a dimostrare una straordinaria capacità di solidarietà. E con parole semplici ma cariche di significato ha concluso: «A Torino io voglio bene».

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