CronacaTorino
Avvocato arrestato con la droga in carcere a Torino, davanti al pm Longi parla di minacce e paura
L’inchiesta coordinata dal pm Longi prosegue ora con gli approfondimenti sulle eventuali pressioni denunciate dal professionista
TORINO – È durato poco più di un’ora l’interrogatorio davanti al pubblico ministero Valerio Longi di Franco Camerino, l’avvocato torinese di 56 anni arrestato venerdì mattina nel carcere Lorusso e Cutugno mentre, secondo l’accusa, stava consegnando ai propri assistiti quattro panetti di hashish per un totale di circa 400 grammi.
Il passaggio davanti al magistrato, avvenuto sabato con l’assistenza degli avvocati Novella Ferrini e Antonio Gilestro, rappresenta il primo vero snodo dell’inchiesta. Proprio nel faccia a faccia con il pm Longi il legale ha provato a spiegare il contesto che, a suo dire, lo avrebbe spinto a introdurre la droga in carcere: dietro la consegna ci sarebbero state pressioni, minacce e persino episodi di violenza fisica, maturati nell’ambiente penitenziario e tali da generare in lui un clima costante di paura.
Secondo la linea difensiva, quindi, l’episodio costato l’arresto in flagranza non sarebbe riconducibile a una scelta autonoma, ma a una condizione di forte soggezione psicologica. Un elemento che ora la procura dovrà verificare, anche per capire se quella contestata sia stata davvero la prima introduzione di stupefacente nel penitenziario torinese oppure se vi siano stati precedenti.
L’arresto era scattato nella sala colloqui delle Vallette, dove gli agenti della polizia penitenziaria lo avevano sorpreso mentre cedeva i panetti di hashish a detenuti da lui assistiti. Un episodio che ha immediatamente scosso il foro torinese, dove Camerino viene descritto come una figura riservata, pacata e fragile. Civilista per gran parte della carriera, solo nell’ultimo periodo si era avvicinato con maggiore frequenza al settore penale, moltiplicando di conseguenza gli accessi in carcere.
L’inchiesta coordinata dal pm Longi prosegue ora con gli approfondimenti sulle eventuali pressioni denunciate dal professionista e sulla provenienza dello stupefacente. Intanto nel mondo dell’avvocatura torinese la vicenda continua a suscitare incredulità e imbarazzo, mentre si attende l’udienza di convalida fissata per lunedì, passaggio che potrebbe chiarire ulteriormente la posizione del legale.
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