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CronacaTorino

Finta chef e finta disabile narcotizza gli spaghetti di un anziano per derubarlo

Gli inquirenti non escludono che i due possano essere responsabili di episodi analoghi ai danni di altre vittime

Gabriele Farina

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VENARIA REALE – Si era presentata online con il nome di “Francesca”, dichiarandosi chef professionista capace di preparare cene raffinate e di alto livello. Un’identità costruita con cura che le aveva permesso di conquistare la fiducia di un sessantottenne di Venaria Reale, alle porte di Torino, fino a ottenere un primo appuntamento nella sua abitazione la sera del 6 febbraio scorso.

Quell’incontro, però, si è trasformato in una rapina pianificata. L’anziano è stato trovato successivamente in stato di semi-incoscienza dai sanitari, allertati dal figlio che, non riuscendo a mettersi in contatto con il padre, aveva chiesto aiuto. In camera da letto l’uomo appariva narcotizzato, circostanza che ha immediatamente fatto scattare l’intervento dei Carabinieri.

Il piatto “avvelenato”

Le indagini hanno preso una svolta decisiva grazie a un dettaglio apparentemente insignificante: una pentola di spaghetti lasciata in cucina. Le analisi hanno infatti rilevato la presenza di benzodiazepine nel cibo, lo stesso principio attivo riscontrato nell’organismo della vittima.

Da questo elemento gli investigatori hanno ricostruito il possibile modus operandi della donna, che avrebbe utilizzato la sua presunta competenza culinaria per somministrare il sedativo all’uomo e metterlo fuori gioco.

Il bottino della rapina comprendeva un orologio di valore, circa 10.000 euro in contanti, documenti personali e carte di credito.

Il complice e le telecamere

L’attività investigativa, supportata dall’analisi delle telecamere di videosorveglianza e dal tracciamento di diversi pagamenti effettuati in esercizi commerciali, ha portato a individuare anche un presunto complice: il compagno della donna, che avrebbe partecipato all’organizzazione del colpo.

La falsa disabilità

Ulteriori accertamenti hanno inoltre smentito un’altra versione fornita dall’indagata. La donna aveva dichiarato di essere affetta da una grave malattia invalidante che l’avrebbe costretta su una sedia a rotelle, arrivando a presentare anche una richiesta di riconoscimento dell’invalidità permanente.

Le immagini delle telecamere, tuttavia, l’hanno ripresa mentre si muoveva normalmente, persino durante la fuga con la refurtiva, smascherando così la simulazione della disabilità.

Le perquisizioni e i riscontri

Le successive perquisizioni domiciliari hanno rafforzato il quadro accusatorio: i Carabinieri del Nucleo Operativo di Venaria hanno rinvenuto oltre 8.000 euro in contanti, farmaci psicotropi, beni sottratti alla vittima e telefoni intestati a prestanome, presumibilmente utilizzati per eludere i controlli.

Tra gli elementi più rilevanti spicca anche un manoscritto contenente un elenco di possibili vittime, che suggerisce una possibile attività seriale e una pianificazione accurata delle azioni.

Arresti e indagini in corso

La misura della custodia cautelare in carcere è stata disposta dal Giudice per le Indagini Preliminari su richiesta della Procura di Ivrea ed eseguita nei giorni scorsi nell’area alessandrina, dove la coppia risiedeva: lei 49 anni, lui 63.

Gli inquirenti non escludono che i due possano essere responsabili di episodi analoghi ai danni di altre vittime, lasciando aperto uno scenario investigativo ancora più ampio.

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