Economia
Investire sull’indipendenza energetica è possibile?
Il tema dell’autonomia energetica riguarda da vicino gli investitori
L’indipendenza energetica è da alcuni anni percepita come essenziale da quelle nazioni e unioni di paesi che non dispongono di sufficienti materie prime energetiche per soddisfare la domanda.
Tecnologie moderne, però, possono sopperire alla carenza di idrocarburi generando energia da fonti fino a qualche decennio fa poco o per nulla sfruttabili. Ne sono un esempio le centrali geotermiche, i parchi eolici e le centrali fotovoltaiche. Anche il moto perpetuo del mare, onde superficiali e correnti profonde, possono essere sfruttate per la generazione di energia elettrica allo scopo di sopperire alle strozzature dal lato dell’offerta di idrocarburi.
Il tema dell’autonomia energetica riguarda da vicino gli investitori, i quali potrebbero trarre giovamento dall’esposizione a determinati strumenti finanziari appositamente pensati per investire sulle società quotate impegnate nella transizione, o direttamente sulle infrastrutture in fase di progettazione e/o costruzione.
Come investire sull’indipendenza energetica
L’investitore interessato può selezionare una a una le società esposte almeno per il 50% ai business delle rinnovabili, e delle tecnologie di recente introduzione nella produzione di energia da fonti alternative come l’idrogeno verde.
In alternativa alle azioni sono disponibili i fondi negoziati in borsa (o ETF) collegati a indici azionari appositamente studiati per l’esposizione al tema della transizione energetica. Chi privilegia gli investimenti in ETF azionari evita il lavoro di ricerca dei titoli, poiché il fondo è costruito su un paniere di azioni selezionate.
Prendiamo come esempio l’intera filiera della produzione di idrogeno verde sopra citato. Un ETF azionario connesso al tema dell’idrogeno include azioni attive nella fabbricazione degli impianti di produzione e stoccaggio dell’idrogeno, nelle società di trasporto che adottano mezzi alimentati da propulsori a idrogeno.
Un fondo così costituito ha il vantaggio di diversificare l’investimento su più società e di evitare la concentrazione delle risorse economiche personali su pochi titoli.
Gli ETF abilitano l’investitore a un’ulteriore diversificazione, infatti nel portafoglio di asset può aggiungere ETF legati al fotovoltaico, al nucleare di prossima generazione e alle fonti di produzione energetica alternative.

Quali sono le altre fonti promettenti su cui investire
Il biometano è un sottoprodotto della fermentazione di materiale d’origine organica proveniente dalla raccolta differenziata operata dai comuni e dalle città. Il biomentano è il sostituto ideale del gas naturale e, con la moltiplicazione di tali impianti si potrà servire il gas a “chilometro zero”.
Dai digestori degli impianti di purificazione delle acque reflue proviene un tipo di compost sicuro, ma anche energia sotto forma di calore che può essere impiegata per il teleriscaldamento.
Accanto alla produzione di energia vanno sviluppandosi tecnologie sperimentali per lo stoccaggio termico dell’elettricità. In sostanza, l’elettricità proveniente da fonti instabili viene trasformata in calore e poi ritrasformata in energia elettrica all’occorrenza.
Sul versante delle infrastrutture di connessione e gestione proseguono i progetti di potenziamento e ampliamento dei collegamenti (via terra e via mare), e l’installazione di grandi accumulatori per garantire resilienza in caso di interruzioni del flusso energetico.
Il settore energetico è in grande fermento in questi anni. Tra infrastrutture smart e nuovi modi di produrre energia elettrica, gli investimenti in campo sono elevati e c’è spazio anche per gli investitori al dettaglio.
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