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CronacaTorino

Alex Cotoia, dopo l’assoluzione, chiede il risarcimento per 539 giorni di carcere

Aveva ucciso il padre violento quando aveva 18 anni

Gabriele Farina

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TORINO — A distanza di quasi cinque anni da quella notte del 30 aprile 2020, il caso di Alex Cotoia torna al centro dell’attenzione. Il giovane, che a 18 anni uccise il padre 52enne con 34 coltellate per difendere la madre dall’ennesima aggressione, ha presentato un’istanza di risarcimento per ingiusta detenzione dopo essere stato definitivamente assolto.

La richiesta si fonda sui 539 giorni trascorsi in carcere durante l’iter giudiziario. Secondo i suoi legali, gli avvocati Claudio Strata ed Enrico Grosso, quel periodo ha provocato «sofferenza, angoscia e turbamento», con ricadute pesanti sulla vita del giovane, che avrebbe rinunciato agli studi e al percorso lavorativo legato alla sua formazione.

Un percorso giudiziario lungo e complesso

La vicenda processuale è stata tutt’altro che lineare. In primo grado, Cotoia era stato assolto per legittima difesa. Successivamente, però, nel dicembre 2023, la Corte d’assise d’appello di Torino lo aveva condannato a sei anni e due mesi, dopo un passaggio cruciale davanti alla Corte costituzionale.

Proprio la Consulta era stata chiamata a pronunciarsi su una norma del cosiddetto “codice rosso”, che impediva il bilanciamento tra attenuanti e aggravanti nei casi di omicidio di un familiare. La Corte ne aveva dichiarato l’illegittimità, aprendo così la strada a una pena più contenuta rispetto ai 14 anni richiesti dall’accusa.

Ma la storia giudiziaria non si è fermata lì. Nel luglio 2024 la Corte di Cassazione aveva annullato la condanna, disponendo un nuovo processo d’appello. Nel gennaio successivo, il cosiddetto “appello bis” si era concluso con una nuova assoluzione. Decisione che la Procura generale di Torino aveva impugnato, senza però successo.

La parola definitiva è arrivata nell’ottobre 2025, quando la Quinta sezione penale della Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, rendendo irrevocabile l’assoluzione.

La richiesta di risarcimento

Con la conclusione del procedimento, si apre ora un nuovo capitolo: quello del risarcimento per ingiusta detenzione. In assenza di una condanna definitiva, infatti, il periodo trascorso in custodia cautelare non può essere considerato come pena scontata, ma diventa a tutti gli effetti detenzione ingiustificata.

Per Cotoia, il percorso giudiziario si è concluso. Resta ora da capire se e in quale misura lo Stato riconoscerà il peso di quei 539 giorni trascorsi dietro le sbarre, mentre la sua vicenda continua a interrogare opinione pubblica e sistema giudiziario.

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