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Il ritorno alla vita di nonna Antonietta: quando la tecnologia “genera vita” e restituisce libertà

La presa in carico della vulnologia dell’Asl AL e la sfida della nuova frontiera della cura che unisce scienza e umanità

Gabriele Farina

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CASALE MONFERRATO – Per cinque anni, la quotidianità di Antonietta si è consumata tra dolore e rinunce. Classe 1956, residente a Casale Monferrato, era il perno della sua famiglia: una donna energica, sempre in movimento tra cucina e affetti. Poi, una lesione da pressione al tallone, conseguenza del diabete e aggravata da un lungo ricovero in rianimazione per un’endocardite, ha cambiato tutto. Quella ferita, mai cicatrizzata, è diventata una presenza costante, limitando la sua autonomia e allontanandola dalla vita che amava.

Oggi, però, la storia di Antonietta ha preso una direzione completamente diversa. In meno di due mesi, è tornata a camminare, cucinare e vivere senza dolore. Un risultato che segna non solo una vittoria personale, ma anche un passo avanti nella medicina delle lesioni croniche.

L’intervento della vulnologa Francesca Pasquali

Determinante è stato l’intervento della vulnologa Francesca Pasquali dell’ASL AL, che ha applicato una terapia innovativa basata su una medicazione multimodale capace di generare ossido nitrico. Una tecnologia che, più che coprire la ferita, interagisce attivamente con essa, aprendo nuove prospettive nella cura delle lesioni difficili.

L’ossido nitrico, molecola naturalmente presente nel corpo umano, agisce come un vero “interruttore biologico”: combatte i batteri – anche quelli resistenti agli antibiotici – senza danneggiare i tessuti sani, stimola la circolazione sanguigna favorendo l’apporto di ossigeno e nutrienti e attiva i fibroblasti, accelerando il processo di cicatrizzazione. Allo stesso tempo, contribuisce a ridurre l’infiammazione cronica e a gestire i liquidi in eccesso, sbloccando situazioni cliniche ferme da anni.

I risultati ottenuti finora sono significativi: dodici pazienti adulti con lesioni fino a cinque centimetri sono stati trattati con successo, con tempi di guarigione che non hanno superato le dodici settimane. Un traguardo che ha attirato l’attenzione anche a livello internazionale. La ricerca di Pasquali è stata infatti selezionata per l’European Wound Management Association, uno dei principali congressi mondiali dedicati alla gestione delle ferite, dove sarà presentata in Germania dal 6 all’8 maggio.

L’approccio con l’ossido nitrico

«L’approccio con l’ossido nitrico rappresenta un’arma fondamentale soprattutto nel piede diabetico», spiega la specialista. «Riduce il ricorso agli antibiotici in un contesto in cui l’antibiotico-resistenza causa circa mille decessi al mese in Italia. Ma il valore più grande resta quello umano: restituire libertà ai pazienti e ai loro caregiver».

Ed è proprio l’aspetto umano a emergere con forza nella storia di Antonietta. «Dietro ogni innovazione c’è una storia familiare che riprende il suo corso», sottolinea Francesco Marchitelli, direttore generale dell’Asl AL. «Curare una ferita significa restituire a una nonna la possibilità di abbracciare i propri nipoti senza dolore. È questa la nostra idea di sanità: tecnologica, ma profondamente empatica».

Un concetto ribadito anche da Federico Riboldi, che evidenzia come «innovazione e umanità possano e debbano procedere insieme», valorizzando competenze professionali e attenzione alla persona nella sua interezza.

Oggi Antonietta guarda avanti. Il prossimo 30 maggio festeggerà il suo compleanno con un regalo che per anni è sembrato impossibile: la libertà di muoversi senza dolore, di tornare ai fornelli e di vivere pienamente il suo ruolo di nonna. Una conquista che vale più di qualsiasi traguardo clinico, perché racconta, in modo concreto, cosa significa davvero “guarire”.

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