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Quello che rimane dopo il Barattolo, il “Suk” di Torino, in via Carcano è una discarica a cielo aperto

Il mercato è spesso al centro di polemiche politiche legate a presunte attività illecite, gestione dei rifiuti e decoro urbano.

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TORINO – Immondizia di tutti i tipi – tra cui abiti e scarpe – lungo tutta la strada è quel che rimane talvolta (o troppo spesso?) dopo il “Suk” di Torino, Barattolo, il mercato dell’usato, punto di riferimento per l’economia circolare e il riuso, situato attualmente in via Carcano, vicino al cimitero Monumentale, attivo nei fine settimana.

A denunciare la situazione è il fotografo Enrico Scarsi che attraverso dei video ha documentato lo stato pessimo della via interessata dal mercato. Non certo un buon biglietto da visita per la città che vede la zona preda del degrado.

Anche perché, se il suk rappresenta una fonte di sostentamento per molti venditori e un’opportunità di acquisto a basso costo, dall’altra il mercato è spesso al centro di polemiche politiche legate a presunte attività illecite, gestione dei rifiuti e decoro urbano.

Le posizioni politiche

Il valore del “Barattolo” non sta solo nel recupero dei materiali, ma anche nella restituzione di tante persone alla dignità del lavoro attraverso un’iniziativa solidale che attira oltre 8000 visitatori settimanali. Chi continua ad osteggiarla per motivi di propaganda politica causa danni al quartiere a livello economico, sociale e ambientale e, soprattutto, non risolve i problemi di decoro urbano e sicurezza su cui la Destra affermava di volere intervenire.

Erano state le parole di Alberto Unia, consigliere regionale M5S Piemonte riguardo il Barattolo. Di ben altro avviso la posizione del vice-capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale Roberto Ravello

A noi sembra chiaro che qualsiasi mercatino debba rispondere a regole precise, la prima delle quali è la verifica della provenienza della merce esposta. Non è accettabile che in uno spazio pubblico possano essere venduti apparecchiature e materiali derivanti da attività illecite.

Parimenti non si può accogliere la giustificazione che abbiamo sentito provenire dalla minoranza, secondo la quale la merce di dubbia provenienza se non viene venduta al Barattolo, finisce per essere venduta in altri spazi al di fuori di ogni norma. La soluzione alle difficoltà nel far applicare le regole non è, né può essere, nessuna regola.

Come riportato anche da TorinoOggi Augusta Montaruli, Patrizia Alessi e Domenico Giovannini parlano di “un fiume di venditori abusivi” presente tra via Carcano, via Ravina e via Varano annunciando che porterranno il caso davanti al prefetto.

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