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CronacaTorino

Torino, abusi su studentesse minorenni: chiesti nove anni per il tecnico. Accuse anche alle dirigenti scolastiche

Quando alcune ragazze si sono rese conto di non essere le uniche, hanno deciso di scrivere una lettera indirizzata alla dirigente scolastica per denunciare quanto stava accadendo

Gabriele Farina

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TORINO – Nove anni di carcere per il tecnico di laboratorio accusato di aver abusato di dieci studentesse minorenni, dieci mesi di reclusione per una dirigente scolastica e una multa da 300 euro per l’altra. Sono le richieste di pena avanzate il 5 maggio, al tribunale di Torino, dalla sostituta procuratrice Barbara Badellino, al termine della requisitoria in un caso che ha scosso profondamente l’ambiente scolastico cittadino.

Al centro del processo c’è un dipendente di un istituto superiore del capoluogo piemontese, chiamato a rispondere di violenze sessuali su minori. Accanto a lui, sul banco degli imputati, anche le due presidi che si sono succedute alla guida della scuola: secondo l’accusa, pur essendo state informate dei fatti dalle studentesse, non avrebbero mai segnalato quanto emerso alle autorità competenti. Per questo motivo devono rispondere di omessa denuncia e, in un caso, anche di favoreggiamento.

Le accuse e il silenzio della scuola

Le presunte violenze si sarebbero consumate tra il 2022 e il 2024, all’interno dei laboratori scolastici. Le vittime, appartenenti a classi diverse, avrebbero subito apprezzamenti indesiderati, contatti fisici e gesti espliciti mai richiesti. Un comportamento, secondo le testimonianze raccolte, sistematico e mirato.

Quando alcune ragazze si sono rese conto di non essere le uniche, hanno deciso di scrivere una lettera indirizzata alla dirigente scolastica per denunciare quanto stava accadendo. Quel documento, tuttavia, non sarebbe mai stato protocollato, né avrebbe dato origine a relazioni ufficiali o segnalazioni alle forze dell’ordine.

Un passaggio che pesa come un macigno nell’impianto accusatorio: la presunta omissione da parte dell’istituzione scolastica, chiamata per prima a tutelare gli studenti.

Le testimonianze e le difficoltà in aula

Il processo si sta svolgendo a porte chiuse, considerata la minore età delle presunte vittime. Anche l’udienza del 5 maggio si è tenuta senza pubblico. La prossima, prevista nella seconda metà del mese, sarà dedicata agli interventi delle difese, prima della sentenza.

Tra gli elementi emersi, anche il comportamento contraddittorio di un docente. In una prima fase delle indagini aveva riferito ai carabinieri di essere a conoscenza degli abusi; durante la sua testimonianza in aula, però, avrebbe mostrato incertezze e difficoltà nel ricordare quanto appreso. L’accusa ha insistito a lungo per ottenere conferme, cercando di chiarire il contenuto delle sue precedenti dichiarazioni.

La difesa dell’imputato

Il tecnico ha respinto le accuse, giustificando i propri comportamenti con una frase destinata a far discutere: “Io sono meridionale e affettuoso”. Una spiegazione che contrasta con quanto riferito dalle studentesse, le quali avrebbero più volte chiesto all’uomo di interrompere atteggiamenti ritenuti inappropriati, senza però ottenere alcun cambiamento.

Secondo alcune testimonianze rese in aula nelle udienze precedenti, l’imputato avrebbe preso di mira soprattutto le ragazze più giovani, in particolare quelle del primo e secondo anno.

Dalla denuncia al processo

A far emergere il caso è stata la denuncia di una studentessa, che ha trovato il coraggio di raccontare quanto accaduto ai carabinieri durante un incontro sulla legalità organizzato proprio all’interno della scuola. Da quel momento è partita l’indagine che ha portato al processo.

Alcune delle presunte vittime si sono costituite parte civile e seguono l’iter giudiziario con l’obiettivo di ottenere giustizia e un eventuale risarcimento.

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