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Arpa Piemonte lancia l’allarme siccità: piogge in forte calo e fiumi sotto la media
Le conseguenze sono già visibili nei corsi d’acqua piemontesi, che mostrano portate sensibilmente inferiori alla norma
TORINO – Dopo due anni caratterizzati da una situazione idrica relativamente favorevole, il Piemonte torna a guardare con preoccupazione all’evoluzione delle proprie risorse d’acqua. I dati diffusi da Arpa Piemonte mostrano infatti un progressivo deterioramento delle condizioni idrologiche regionali, con i primi segnali concreti di siccità già evidenti all’inizio dell’estate 2026.
L’elemento più significativo riguarda il nord della regione, dove per la prima volta negli ultimi due anni l’indice sintetico di siccità evidenzia una situazione di siccità moderata. Nel resto del Piemonte il quadro resta ancora nella norma, ma gli indicatori mostrano una chiara tendenza verso condizioni sempre più secche.
Piove molto meno del normale
A pesare è soprattutto la scarsità di precipitazioni registrata negli ultimi mesi. Nel solo mese di maggio sono caduti mediamente circa 70 millimetri di pioggia, un valore inferiore del 44% rispetto alla media climatica del periodo 1991-2020 nel bacino del Po. Il deficit ha interessato tutta la regione, ma è risultato particolarmente marcato nelle aree settentrionali e orientali, dove gli scarti negativi hanno raggiunto il 50%.
Anche il bilancio complessivo dell’anno idrologico rimane in rosso: dall’inizio della stagione si registra una carenza di precipitazioni del 23% rispetto alla norma. Dall’inizio dell’anno solare il deficit risulta più contenuto, attestandosi intorno al 6%, ma il trend resta comunque preoccupante.
Gli indici utilizzati per monitorare la siccità meteorologica mostrano condizioni che vanno da lievi a moderate sia nel breve sia nel medio periodo, confermando come le piogge insufficienti di marzo e maggio abbiano contribuito ad aggravare il quadro.
Temperature elevate e record di caldo
Ad aggravare la situazione contribuisce anche il caldo. Maggio 2026 è stato il settimo maggio più caldo degli ultimi settant’anni in Piemonte, con una temperatura media superiore di circa 1,1 gradi rispetto alla climatologia di riferimento.
Particolarmente significativa è stata l’ultima decade del mese, durante la quale ben 57 stazioni meteorologiche della rete Arpa hanno registrato nuovi record di temperatura massima.
Secondo le tendenze stagionali elaborate da Arpa Piemonte, dopo un avvio d’estate relativamente più umido, nei prossimi mesi sono attesi un progressivo aumento delle temperature e una diminuzione delle precipitazioni, elementi che potrebbero ulteriormente accentuare le criticità idriche.
Neve quasi esaurita e riserve idriche in calo
Uno degli aspetti più critici riguarda la risorsa nivale. Le riserve d’acqua immagazzinate sotto forma di neve, insieme a quelle presenti negli invasi e nel Lago Maggiore, risultano inferiori del 31% rispetto alla media storica del periodo.
La causa principale è la drastica riduzione del manto nevoso sulle montagne piemontesi, soprattutto nei settori occidentali e settentrionali. La neve rappresenta infatti una sorta di “serbatoio naturale” che alimenta fiumi e torrenti durante la stagione estiva; la sua scarsità rischia quindi di avere effetti significativi nei prossimi mesi.
Fiumi in forte sofferenza
Le conseguenze sono già visibili nei corsi d’acqua piemontesi, che mostrano portate sensibilmente inferiori alla norma.
Tra i casi più evidenti emerge il Sesia a Palestro, dove la portata media registrata a maggio è risultata inferiore del 67% rispetto ai valori storici. Deficit vicini al 50% sono stati rilevati anche sul Tanaro, sia a Farigliano sia a Montecastello, oltre che sul Varaita e sul Toce.
Particolarmente significativo è il dato del Po a Isola Sant’Antonio, punto di riferimento per l’intero bacino piemontese: nel mese di maggio la portata media è stata di 423 metri cubi al secondo, circa il 46% in meno rispetto alla media storica.
Preoccupano anche le falde
Anche le acque sotterranee iniziano a mostrare segnali di sofferenza. Arpa evidenzia come in diverse aree regionali il livello della falda superficiale sia già più basso rispetto ai valori medi del periodo e, in alcuni casi, abbia superato soglie considerate potenzialmente critiche.
Pur trattandosi ancora di situazioni localizzate, gli esperti sottolineano che questi dati potrebbero rappresentare un primo segnale dell’instaurarsi di condizioni di criticità più diffuse nel corso dell’estate.
Un’estate da monitorare con attenzione
Al momento il Piemonte non si trova nelle condizioni estreme vissute durante la grande siccità del 2022, ma i numerosi indicatori negativi raccolti da Arpa delineano uno scenario che richiederà un attento monitoraggio nelle prossime settimane.
La combinazione tra precipitazioni inferiori alla media, temperature elevate, scarsa disponibilità di neve e riduzione delle portate fluviali rappresenta infatti un campanello d’allarme per agricoltura, approvvigionamento idrico e gestione delle risorse naturali. Molto dipenderà dall’andamento meteorologico dell’estate ormai iniziata e dalla capacità delle future precipitazioni di compensare almeno in parte il deficit accumulato nei primi mesi dell’anno.
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