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La Niña incanta il Flowers Festival: La Furèsta prende fuoco sul palco

Particolarmente emozionanti i momenti più spogli, quasi acustici, in cui la voce e le parole bastavano da sole a riempire ogni centimetro della sala

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COLLEGNO – Dopo l’inizio di ieri sera con il sold out di Fulminacci, il Flowers Festival 2026 sale ancora di temperatura. Sul palco arriva Carola Moccia, in arte La Niña, enfant prodige della world Music di chiara matrice partenopea — un’artista che, quando la si conobbe per la prima volta, evocava spontaneamente l’immagine di una sorta di Rosalía napoletana. Una suggestione che regge ancora in parte, ma che Furèsta, l’ultimo album del 2025, seguito di Vanitas del 2023, ridimensiona con forza: mentre la superstar catalana di disco in disco mitiga la sua anima folklorica, La Niña fa esattamente il contrario, scavando sempre più in profondità nella tradizione e riducendo al contempo la componente contemporanea.

C’è qualcosa di magnetico nel modo in cui La Niña abita il palco. Fin dalle prime note, la cantautrice napoletana ha saputo creare un’atmosfera sospesa tra intimità e intensità, trascinando il pubblico in un viaggio sonoro che ha lasciato il segno. Un universo folklorico che travalica i confini di Napoli e della napoletanità, abbracciando buona parte del Sud Italia — come le nacchere pugliesi di “O ballo d’ ‘e ‘mpennate” — e solcando il Mediterraneo fino al Medio Oriente, con le litanie da muezzin di Abdullah Miniawi in ”Sanghe”, che dal vivo hanno riportato la sala a un silenzio quasi sacro.

La voce de La Niña — calda, potente, capace di passare dal sussurro alla deflagrazione emotiva senza perdere un grammo di controllo — è stata la vera protagonista della serata. Sul palco, accompagnata da una band affiatata, Carola ha presentato i brani con la naturalezza di chi li porta dentro da tempo. Gli arrangiamenti calienti hanno rivelato sfumature che l’ambiente in studio non sempre riesce a restituire: tammorra e mandolini pizzicati, hanno scatenato la folla in modo irresistibile, che raggiunge il suo culmine nell’entusiasmo de “Figlia d’ ‘a tempesta”, che dal vivo conferma quella capacità di fare il picco di ascolti che l’ha resa un caso nazionale. Ma la varietà di Furèsta non si ferma agli inni folk da classifica: c’è sempre un turbinio di ritmiche che dal canto etnico e tradizionale si mescolano prepotentemente con l’elettronica che amplifica a dismisura i ritmi sfrenati.

Particolarmente emozionanti i momenti più spogli, quasi acustici, in cui la voce e le parole bastavano da sole a riempire ogni centimetro della sala. È in quei frangenti che si misura la forza di un’artista che, con un carattere che mette al centro la “prospettiva femminile” e un processo di ricerca che sta riuscendo nella missione di conquistare un pubblico trasversale con canzoni impattanti ma mai scontate. Alla fine, con il pubblico sfatto ma felice, è stato chiaro che La Niña non si limita a fare musica: costruisce esperienze. E questa serata ne è stata la prova più convincente.

Dopo di lei sul palco OkGiorgio, produttore e musicista capace di produrre un mix di suoni elettronici ricercati e potenti, tenuti assieme da un uso straniante delle parti vocali e strumenti.
Insieme a lui due compagni di sound, capaci di far ballare il pubblico fino a tarda sera.
Il Flowers Festival è appena iniziato e continua fino a luglio inoltrato. Stanno per arrivare artisti del calibro di Caparezza, Zen Circus, Subsonica, Negramaro, Madame e Tony Pitony, che si annuncia già con un doppio sold out.

Foto e report Paolo Pavan/QP

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