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Qualità dell’aria in Piemonte, Legambiente boccia le nuove misure regionali: “Interventi poco strutturali”
L’associazione punta il dito soprattutto sull’assenza di investimenti significativi nel trasporto pubblico
TORINO – Le nuove misure approvate dalla Regione Piemonte per contrastare l’inquinamento atmosferico accendono il dibattito. A esprimere forti perplessità è Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta, che critica duramente l’aggiornamento del Piano Regionale per la Qualità dell’Aria approvato dalla giunta regionale.
Al centro delle contestazioni c’è la decisione di fermare il blocco della circolazione delle vetture diesel Euro 5, provvedimento che sarebbe dovuto entrare in vigore dal prossimo autunno e che la stessa Regione aveva inizialmente deciso di anticipare, salvo poi fare marcia indietro.
“Le nuove misure per la qualità dell’aria approvate in giunta ci lasciano a dir poco perplessi”, dichiara Alice De Marco, presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta.
Secondo l’associazione ambientalista, le alternative messe in campo dall’amministrazione regionale rischiano di non affrontare in modo strutturale il problema dell’inquinamento. Tra le misure previste figurano la promozione del biodiesel – limitata all’area metropolitana di Torino e a Novara – l’impiego dell’intelligenza artificiale per la gestione del traffico, l’utilizzo di vernici cosiddette “mangia-smog”, nebulizzatori per simulare l’effetto pioggia e sistemi di aspirazione degli inquinanti presenti nell’aria.
Interventi sui quali Legambiente solleva dubbi concreti. “Sono misure la cui efficacia è tutta da dimostrare e per le quali non possiamo che sperare”, sottolinea De Marco. Un piano che, secondo l’associazione, comporterà comunque investimenti importanti: oltre 55 milioni di euro complessivamente messi a bando.
La critica di Legambiente non si limita però alle misure anti-smog. L’associazione punta il dito soprattutto sull’assenza di investimenti significativi nel trasporto pubblico, considerato un nodo centrale per ridurre in maniera efficace le emissioni.
Legambiente, insieme alle sigle che aderiscono alla campagna “Il trasporto che ci salva”, chiede infatti un rafforzamento capillare delle reti di mobilità pubblica, sia urbana sia extraurbana. In particolare, l’attenzione si concentra sul potenziamento delle linee metropolitane, dei bus di linea e del trasporto su gomma nelle aree meno servite dalla rete ferroviaria, senza dimenticare il tema delle linee ferroviarie sospese.
A rafforzare le preoccupazioni degli ambientalisti ci sono anche i dati del rapporto Mal’Aria 2026, che fotografa una situazione particolarmente critica per il Piemonte. Secondo Legambiente, la regione si conferma tra le aree più problematiche dell’intera Pianura Padana per quanto riguarda la qualità dell’aria.
Le centraline di monitoraggio non segnalano criticità solo nei capoluoghi, ma anche in centri di medie dimensioni e in aree pedecollinari e montane. Tra i territori indicati come più esposti figurano Chieri, Mondovì, Cavallermaggiore, Settimo Torinese, Borgaro Torinese e Domodossola.
In queste aree, spiega Legambiente, si registrano concentrazioni elevate di PM10 e PM2.5 e, in diversi casi, livelli significativi di biossido di azoto (NO₂), indicatori legati soprattutto al traffico veicolare e al riscaldamento domestico.
Per l’associazione ambientalista, il nodo centrale resta la necessità di ripensare l’intero sistema della mobilità regionale. “Quello che da anni chiediamo è che si modifichi il sistema trasportistico piemontese, puntando su un trasporto pubblico di qualità, su una mobilità leggera e attiva e limitando il più possibile il trasporto privato”, conclude Alice De Marco.
Un altro aspetto evidenziato riguarda infine il quadro normativo europeo. Dal 2030 entreranno infatti in vigore limiti molto più stringenti in materia di qualità dell’aria. Secondo Legambiente, non tenere conto fin da subito di questi nuovi parametri rischia di rendere insufficienti gli sforzi attuali, lasciando il Piemonte in una condizione di emergenza ambientale cronica, con pesanti ricadute anche sul fronte sanitario.
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