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Gianni Oliva racconta il referendum Monarchia-Repubblica del 1946: il 2 giugno in Piemonte

L’intervista con Gianni Oliva

Gabriele Farina

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TORINOGianni Oliva ha un modo di raccontare la storia coinvolgente e attrattivo. Con 1946: il 2 giugno in Piemonte ci porta nei giorni del Referendum con cui gli italiani scelsero tra Monarchia e Repubblica, 80 anni fa, e riesce a farlo trasformando dati e Storia in una narrazione viva e appassionante.

Il suo racconto restituisce il clima dell’epoca facendo scoprire al lettore retroscena che nei libri di storia non si trovano (almeno in quelli scolastici), così anche il vostro cronista ha scoperto dettagli di quel momento fondamentale per la Storia d’Italia che sinceramente non conosceva.

Il libro racconta personaggi e strutture, raccoglie testimonianze e documenti. Così un capitolo è dedicato a Giuseppe Romita, Ministro degli Interni a cui spettò l’organizzazione pratica del Referendum, un altro al profilo di Umberto di Savoia, per capire meglio come e perchè si arrivò alla sua luogotenenza e come divenne “Re di maggio.”

Poi si scende nel dettaglio della campagna referendaria. Le paure, i timori, le previsioni, i cambi di scenari, le azioni intraprese e quelle solo ipotizzate, gli schieramenti. C’è tutto e siamo nel cuore del libro e della vicenda.

E infine il dettaglio del Piemonte, come e perchè la situazione in regione è stata differente dal resto d’Italia. Per poi concludere con il voto e l’esilio del Re (anche qui con dettagli non certo noti al grande pubblico). Ottima l’appendica che raccoglie i dettagli dei voti e dei risultati in Italia e in Piemonte, anche qui con la segnalazione di alcune curiosità davvero gustose.

L’intervista con Gianni Oliva

Intanto grazie, perchè questo libro racconta un pezzo di Storia d’Italia in una maniera che permette di comprendere meglio il periodo storico e quindi le basi dell’Italia attuale. Come hai organizzato il lavoro?

Per la prima volta ho usato l’Intelligenza Artificiale per recuperare dal Ministero degli Interni tutti i dati relativi alle elezioni del 2 giugno 1946: in dieci minuti ho avuto materiali che, a mano, avrei recuperato in settimane di lavoro. Questo è l’uso corretto dell’Intelligenza Artificiale nella ricerca storica: recuperare materiali da archivi “certi”, lasciando allo storico il lavoro interpretativo.

Sono le persone che fanno la Storia e allora qui troviamo due protagonisti principali (tra i tanti che segnarono quel momento). Che ruolo ebbe Giuseppa Romita?

Giuseppe Romita fu il “regista” delle elezioni amministrative della primavera 1946 e poi del referendum. Uomo “di parte”, ma non fazioso né truffaldino. Nelle elezioni del 1946 ci furono errori e confusioni, ma da ambo le parti: era un’Italia appena uscita dalla guerra, disabituata ad elezioni vere. Maria José, ad esempio, ricevette due certificati elettorali.

L’altro protagonista, forse suo malgrado, è Umberto di Savoia, di cui tracci l’intera vita per far capire in che ruolo arrivò al momento decisivo della sua vita…

Umberto di Savoia, a detta di un uomo sicuramente antimonarchico come Pietro Nenni, durante la Luogitenenza e il breve regno di maggio si comportò da perfetto presidente della Repubblica: misurato, rispettoso del Cln, attento alle indicazioni dei partiti antifascisti. Ma a quel punto, appunto, non serviva più un re, ma un presidente della Repubblica.

Quale fu la differenza tra il Piemonte e il resto del Paese in questa vicenda?

Il Piemonte aveva una storia di tradizioni sabaude durata nove secoli, ma era anche la regione dove c’era stata una presenza resistenziale più forte. Il risultato è stato un voto che ha premiato la Reopubblica, 57% a 43%, la differenza più bassa rispetto alle regioni repubblicane, ma comunque superiore alla media nazionale (che fu del 54%).

Un aspetto fondamentale, solitamente poco raccontato, è che la vicenda referendaria si chiuse con un ricorso, una lunga attesa, una tensione crescente e in pratica con una sorta di forzatura da parte del governo, che portò Umberto all’esilio forzato. E’ eccessivo dire che la Repubblica nacque con un piccolo “colpo di Stato”?

L’attesa fu lunga perché la Corte di Cassazione fece il riconteggio dei voti e ci fu tensione perché tutti si aspettavano una vittoria travolgente della Repubblcia e invece il distacco fu assai più limitato. I dirigenti del Cln ebbero l’intelligenza di capire che bisognava riconciliare il Paese: non a caso, fu nominato Capo provvisorio dello Stato repubblicano l’avvocato napoletano Enrico De Nicola, che era monarchico; e non a caso il primo Presidente della Repubblica eletto nel 1948 fu un altro monarchico, Luigi Einaudi.

Chiuderei con una domanda che ci porta ai giorni nostri. 80 anni dopo il Referendum vedi in salute la Repubblica Italiana?

Mi sembra che da molto tempo nessuno metta in discussione l’istituzione repubblicana (anche perché l’art. 139 della Costituzione, che stabilisce la forma repubblicana dello Stato, è l’unico non modificabile). Quanto alla salute della compagine sociale… basta guardare alle liste d’attesa degli ospedali, ai troppi che non arrivano a fine mese, alla mancanza di progettualità politica… ma questo non è un problema di “Repubblica” o “monarchia”!

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