AlessandriaCronaca
Colpo alle cassette di sicurezza di Casale Monferrato, 12 indagati dopo 3 anni: bottino da almeno 15 milioni
Le indagini sono durate tre anni
CASALE MONFERRATO – Sono diventati 12 gli indagati per il maxi colpo alla filiale Intesa Sanpaolo di via Magnocavallo a Casale Monferrato, dove il 18 novembre 2023 una banda riuscì a svuotare 253 cassette di sicurezza, portando via un bottino stimato in almeno 15 milioni di euro.
A quasi tre anni dal colpo, la Procura di Vercelli ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari, facendo così un ulteriore passo avanti nell’inchiesta. Il numero degli indagati è salito da 11 a 12 rispetto a quanto emerso nei mesi scorsi.
Il tunnel scavato dalla rete fognaria
La rapina aveva colpito per le modalità particolarmente elaborate con cui sarebbe stata organizzata. La banda, secondo la ricostruzione degli investigatori, avrebbe raggiunto la banca passando dalla rete fognaria, dopo aver scavato un vero e proprio tunnel utilizzato per arrivare all’interno della filiale.
Una volta entrati nei locali della banca, i malviventi avrebbero avuto accesso al caveau e alle cassette di sicurezza, riuscendo ad aprirne 253 e a impossessarsi di denaro, gioielli e altri beni custoditi dai clienti.
Il valore complessivo del bottino sarebbe di almeno 15 milioni di euro, anche se la quantificazione precisa dei beni sottratti è stata uno degli aspetti più complessi dell’inchiesta.
Marco Scutto indicato come il capo della banda
Tra le persone finite sotto indagine c’è Marco Scutto, che secondo la Procura avrebbe avuto un ruolo centrale nell’organizzazione del colpo.
Scutto si sarebbe occupato, secondo l’accusa, dei sopralluoghi preliminari alla rapina. Il giorno dell’azione avrebbe invece svolto il ruolo di palo, controllando la situazione all’esterno mentre gli altri componenti della banda erano impegnati nell’assalto alla filiale.
Ma la preparazione del colpo sarebbe iniziata molto prima del novembre 2023.
La cassetta di sicurezza affittata nel 2021
Uno degli indagati, secondo quanto ricostruito dalla Procura, avrebbe infatti affittato una cassetta di sicurezza nella stessa filiale già nel 2021.
L’ipotesi degli investigatori è che quella cassetta sia stata utilizzata anche per verificare direttamente le caratteristiche della filiale e le condizioni di sicurezza della banca, raccogliendo informazioni utili alla successiva pianificazione del colpo.
Un’altra parte della banda si sarebbe invece occupata della logistica necessaria per realizzare il passaggio attraverso la rete fognaria.
In particolare, alcuni degli indagati avrebbero affittato un locale in via Lanza, che sarebbe stato utilizzato come punto di partenza per effettuare lo scavo e raggiungere la rete fognaria.
Un colpo studiato nei minimi dettagli
La ricostruzione dell’inchiesta descrive quindi un’operazione preparata con largo anticipo e con una divisione dei compiti tra i diversi componenti della presunta banda.
Dai sopralluoghi alla verifica delle misure di sicurezza della filiale, fino all’affitto del locale utilizzato per lo scavo e all’azione all’interno della banca: ogni fase avrebbe avuto un responsabile.
L’avviso di conclusione delle indagini rappresenta ora un passaggio importante dell’inchiesta. Gli indagati avranno la possibilità di presentare memorie, produrre documenti o chiedere di essere interrogati prima delle eventuali successive decisioni della Procura.
Per tutti vale, naturalmente, la presunzione di innocenza fino a una sentenza definitiva.
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