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Dopo la frana, Legambiente visita il Monviso: il ghiacciaio Coolidge non esiste più e il Po è in sofferenza

Continuano a preoccupare i crolli sulla parete nord-est. Ma in quota ci sono possibili risorse

Marco Lovisolo

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ALPI COZIE CUNEESI – Risale a due giorni fa l’ultima imponente frana che ha interessato le pareti del Monviso, nel Cuneese. Negli ultimi anni la montagna è stata interessata da una serie di crolli, distacchi di roccia e fenomeni di instabilità: le pareti patiscono da un lato la normale evoluzione geologica, da un altro il progressivo riscaldamento ambientale e la degradazione del permafrost.

“Non è caldo, è crisi climatica”

La Carovana dei ghiacciai di Legambiente – il viaggio nei ghiacciai alpini per raccontarne il cambiamento – ha chiuso oggi la sua ultima tappa in Piemonte proprio sul Monviso, per verificarne e raccontarne lo stato, in compagnia degli esperti di Arpa Piemonte e dei guardia parco dell’Ente di gestione delle aree protette del Monviso.

La Carovana ha eletto il Monviso a «caso emblematico dell’instabilità in quota e della sofferenza dei ghiacciai». Sono infatti tre gli «alert rossi» che sintetizzano bene quanto sta accadendo sul “Re di Pietra” sopra i 3mila metri ma anche a valle: il ghiacciaio del Coolidge ormai quasi estinto e declassato a glacionevato, non più misurabile; la parete nord-est del Monviso soggetta a frequenti crolli; la sofferenza del fiume Po, che nasce ai piedi di questa montagna, «a simboleggiare come montagna e pianura siano accomunate dallo stesso destino».

La tappa sul Monviso è stata aperta al grido “Non è caldo, è crisi climatica”, pronunciato alla sorgente del Po.

Dove sono i ghiacciai?

Alla Carovana è apparso innanzitutto evidente che sul Re di Pietra resta ben poco dei ghiacciai che un tempo dominavano la parete nord est. Del ghiacciaio del Coolidge, declassato nel 2022 a glacionevato, oggi restano solo delle placche di ghiaccio arroccate in una nicchia e circondate da un mare di rocce e detriti, mentre la montagna diventa sempre più instabile.

In quota preoccupa infatti l’aumento di frane e crolli, la degradazione del permafrost e la conseguente instabilità delle pareti rocciose. Particolare attenzione va posta alla parete nord est del Monviso, una delle grandi pareti delle Alpi. Il crollo del 1° settembre non è un caso isolato, fa notare Legambiente.

Una risorsa idrica in quota

In quota, sottolinea Carovana dei ghiacciai, è stata osservata anche la presenza di rock glacier, particolari elementi geomorfologici costituiti da detriti rocciosi permeati da ghiaccio che si sviluppano nelle aree periglaciali a spese di falde detritiche e morene. Si tratta di veri serbatoi d’acqua su cui andrà aperta un’importante riflessione.

«I dati scientifici ci dimostrano che in alta quota non vi sono solo rischi ma si possono trovare anche importanti risorse nell’ambiente glaciale e periglaciale» – dichiara Marco Giardino, vicepresidente della Fondazione Glaciologica Italia e docente dell’Università di Torino – «Il lago Chiaretto, importante risorsa idrica, ma la stessa cosa si può dire dei rockglaciers, ci testimoniano come l’alta montagna riceve acqua in profondità, la contiene e la potrà rilasciare quando i ghiacciai saranno scomparsi. Il messaggio che portiamo è di speranza e di attenzione per la montagna, la pianura e la comunità».

A valle intanto il fiume Po, che nasce ai piedi del Monviso, a Pian del Re, questa estate è stato il simbolo della sofferenza dei fiumi in Piemonte. Secondo i dati Arpa Piemonte questa estate il fiume Po (a isola sant’Antonio), a causa della crisi climatica, ha registrato un deficit di portata del – 76%, a luglio del – 79%, mentre ad agosto, complici le piogge, si è attestato al – 40%.

Serve una governance europea

Di fronte a questo quadro, Carovana dei ghiacciai torna a ribadire l’urgenza di una governance europea della montagna e delle risorse connesse, a partire della gestione dell’acqua.

Arrivata sul lago Chiaretto, vicino al Monviso, Carovana dei ghiacciai ha srotolato lo striscione per ricordarlo. In quota, ha anche realizzato un saluto al ghiacciaio che ha visto la partecipazione di Martin Mayes suonatore di corno che ha omaggiato la montagna con una performance musicale seguita da un flash mob sul tema delle risorse connesse.

«La partecipazione di Arpa Piemonte alla Carovana dei Ghiacciai, conferma l’importanza di unire monitoraggio scientifico, divulgazione e sensibilizzazione sui cambiamenti che stanno interessando gli ambienti alpini» – commenta Secondo Barbero, direttore generale Arpa Piemonte – «Si è appena conclusa l’estate più calda in Piemonte di tutta la serie storica con +3.2 °C rispetto alla media ed i ghiacciai rappresentano uno degli indicatori più evidenti della crisi climatica in corso: il loro arretramento, sempre più rapido, testimonia come l’aumento delle temperature stia modificando profondamente il territorio montano e i suoi equilibri naturali.

Comprendere e monitorare questi processi è fondamentale per migliorare le capacità di prevenzione e adattamento dei territori, ed in questo contesto, la collaborazione tra enti di ricerca, agenzie ambientali, istituzioni e associazioni come Legambiente assume un valore strategico».

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