Seguici su

CulturaIntervisteTorino

Fare due chiacchiere con Daniele Cargnino nel paese che si meraviglia non è una cosa facile

L’intervista con Daniele Cargnino

Gabriele Farina

Pubblicato

il

TORINODaniele Cargnino di lavoro è il libraio della libreria La Ciurma, un piccolo spazio di libertà nel cuore di Santa Rita, dove accoglie continuamente autori e pensieri. Però scrive anche e quello che sto per raccontarvi (non sarà impresa facile) è Daniele nel paese che si meraviglia, Buendia Books.

Ora, definire questo libro è attività ardua. Tecnicamente potrebbe essere una raccolta di poesie, che però poesie non sono. Socialmente è una sorta di flusso di pensiero e di pensieri, un modo (forse) per liberarsi di quello che affolla la mente dell’autore.

E’ come se Bukowski facesse una chiacchiarata con Joyce in uno dei peggiori bar di Caracas mentre i Monty Python suonano del jazz con le chitarre elettriche. Ecco, questa mi pare una definizione più precisa.

Non aggiungerei altro e passerei a fare due chiacchiere con l’autore dei suddetti pensieri.

L’intervista con Daniele Cargnino

Credo che una normale intervista per raccontare questo libro non avrebbe molto senso, così ti farò qualche domanda sciolta in ordine sparso. Comincerei col chiederti che ruolo ha in questa storia la Sad and lonely disco band?

La SLDB è un rumore di fondo ma altrettanto la vera protagonista di questa storia. E’ la colonna sonora che pervade ogni pagina e fa dimenticare di essere su questo piano della realtà, un suono intercettato da uno spazio lontano, è un one two three four sussurrato prima di ogni canzone, un manifesto politico, un rito, un taglio su una tela, l’amara verità. E’ qualunque tipo di comunicazione telepatica, un tuffo dove l’acqua è più blu e guardi le nuvole lassù. Le canzoni ricordano i lamenti, i pianti eccessivi, gli scatti d’ira, le reazioni nervose, tutte le sindormi e le guerre lampo. Non ci sono video della SLDB, solo urla di libertà e colpi di genio. I loro concerti vengono annunciati attraverso messaggi nelle bottiglie e segnali di fumo. Gli inni e i cori da stadio li lasciano alle band rock che passano sulle radio commerciali, loro preferiscono le confessioni affrettate, le ombre cinesi, le querele e gli approfondimenti sportivi della domenica sera.

Scrivere è un modo per raccontare o per pensare meglio?

Credo entrambe le cose. Da un lato c’è l’esigenza che risale alla notte dei tempi di raccontare storie, sin da quando gli uomini e le donne si sedevano tutti insieme davanti a un falò – che poi ci sia qualcuno che ci ascolti è un altro discorso, ma probabilmente il nostro ego è più grande e forte delle assenze. Dall’altro lato scrivere aiuta a fissare certi pensieri e a tirarli fuori prima di farti fuori tu, ma purtroppo non serve a molto, nel senso che comunque il mondo fuori continua a essere abbastanza una merda, anche se scrivi il più bel libro del mondo. Ma noi cerchiamo di fare del nostro meglio, che è già più di quanto ci meritiamo – alla ricerca di un possibile antidoto al piattume dominante.

Nel tuo paese che si meraviglia è possibile incontrare qualcuno che ricordi il Cappellaio Matto?

Beh sì, poi Alice nel paese delle meraviglie è uno dei miei libri – e film – preferiti. I cappellai matti (in minuscolo perchè l’originale non si batte) che conosco io sono sempre incasinati, creano confusione, a volte hanno comportamenti bizzarri e si tende a relegarli ai margini della società. Ma hanno il sorriso sulla bocca e una dignità solenne e elegante. Personalmente ogni tanto ne incontro uno e stare ad ascoltare la loro voce malinconica e confessionale fa venire voglia di andare al bar più vicino, prendere due birre e guardare il tramonto rancido di una città.

Se Daniele si guarda allo specchio cosa riesce a vedere?

Bella domanda. Fossi una persona ottimista e piena di buoni sentimenti ti direi che allo specchio vedrei il sottoscritto con cocktail, palme, onde e colori sgargianti. Ma sorry, io sono più tipo da spiagge allucinate. Ogni tanto vedo solo me stesso con tutta la fatica e la stanchezza che mi porto dietro e dentro. Altre volte vedo una persona venata di nostalgia e ironia. Altre ancora mi piacerebbe riconoscere quella leggerezza e quella capacità di graffiare come un tempo, ma lo specchio mi ricorda che, banalmente, ogni cosa ha il suo tempo.

Se fossi seduto al tavolo di un pessimo bar con una birra in mano insieme ad uno degli autori che ami (vivo o morto è indifferente) lo ascolteresti parlare o parleresti tu?

Non ho dubbi. Lo ascolterei e possibilmente senza fiatare. Ho sempre fame di imparare cose nuove da chi ne sa di più e ha più esperienza, che sia il mio scrittore preferito o uno sconosciuto sul treno. Se tutti provassero ad ascoltare per un momento senza parlarsi addosso, nel mondo ci sarebbe meno frastuono. Quello che mi piacerebbe è davvero imparare da coloro che io incontro sulla mia strada (non tutti ovviamente), e una volta finito ringraziarli per le loro parole. Comunque, se nel peggiore bar di Torino dovessi incontrare uno scrittore, spero sia Jack Kerouac. Però poi in quel caso altro che birra…

Come si sopravvive ad un amore finito?

Domanda da un milione di euri. Non si sopravvive, banalmente. Puoi raccontartela come ti pare, persino ingannare te stesso, ma non è così, perchè un amore finito è come la crosticina di una ferita che anche se continui a staccare poi si riforma all’infinito. Gli amori finiti hanno una sola funzione – farti scrivere belle poesie. Il resto sono cose che butti regolarmente nel cesso – i fazzoletti pieni di lacrime, sperma, il sangue che ci hai sputato sperando che questa volta tutto andasse bene. E invece. Altra cosa poi sono i ricordi. Quelli sì che ti fottono alla grande. Anche se sopravvivi alla fine di un amore, ci pensa lei – la memoria – a lasciarti ko e con le ossa rotte. Ma detto ciò, viva l’amore e gli innamorati!

Davvero il passato è solo di verdure?

Da vegetariano ti rispondo di sì. Da persona che ha una relazione un pò problematica col passato, ti dico che è un pò più complicata di cosi. C’è chi nel passato ci vivrebbe, chi invece lo tiene a debita distanza. Io probabilmente farei una cosa a mezza via, ovvero tipo flashback nei film – quando ho voglia, lo frequento solo per un poco, consapevole che le cose sono già state scritte e che ogni volta andrebbe esattamente allo stesso modo, eppure tutti sentiamo la necessità ogni tanto di rifugiarci in un posto sicuro, no? Ecco, il passato è esattamente quel posto. Sai già che non puoi fare niente per cambiare le cose, ma viverlo e riviverlo ti dà un senso di sicurezza- come essere esistito e aver lasciato una traccia. Chi non ripensa mai al passato, è un bugiardo. Credo che l’importante sia non annegare tra le sue onde, ma siamo sicuri che il presente sia poi tanto migliore?

L’ultima domanda puoi farla tu a me… ma tanto non ti risponderò.

Non è una vera domanda, è più un’affermazione. Intanto grazie di queste domande per nulla banali e anzi molto intelligenti – ho apprezzato molto e rispondendo mi sono accorto che alcune cose scivolano via, fanno meno male, semplicemente se ne vanno. Altre invece rimangono sulla punta delle dita e forse bisogna averne cura, non perchè non facciano male ma perchè ci insegnano a essere più indulgenti con noi stessi, anche se commettiamo o abbiamo commesso degli errori. Ma poi in fondo chi se ne frega, io sono solo uno a cui piace scrivere e non ha nessuna pretesa di cambiare se stesso, figuriamoci il mondo!

Google News Rimani aggiornato seguendoci su Google News!
SEGUICI

Iscriviti al canale WhatsApp, segui la nostra pagina Facebook e continua a leggere Quotidiano Piemontese

E tu cosa ne pensi?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *