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Moschea all’ex Fonderia Nebiolo, la destra prova a fermare il progetto: «La partita non è chiusa»
Maurizio Marrone ha annunciato un emendamento alla legge regionale urbanistica per introdurre il principio del rispetto di «adeguate distanze tra le aree e gli edifici destinati alle diverse attrezzature religiose»
TORINO – La nuova moschea nell’area dell’ex Fonderia Nebiolo non è ancora entrata nella fase dei lavori, ma sul progetto è già esploso lo scontro politico. Dopo l’annuncio della Confederazione Islamica Italiana del rilascio del permesso di costruire, con l’avvio del cantiere previsto entro la fine del 2026, il centrodestra piemontese sta mettendo in campo una serie di iniziative per provare a fermare o quantomeno sottoporre a ulteriori verifiche l’intervento.
Il primo fronte è quello della Regione Piemonte. Il vicepresidente della Regione Maurizio Marrone, esponente di Fratelli d’Italia, ha annunciato un emendamento alla legge regionale urbanistica per introdurre il principio del rispetto di «adeguate distanze tra le aree e gli edifici destinati alle diverse attrezzature religiose».
Una norma che, nelle intenzioni della Regione, dovrebbe fissare nuove regole sulla distribuzione dei luoghi di culto e che potrebbe avere conseguenze anche sul progetto dell’ex Nebiolo.
Marrone: «No all’islamizzazione selvaggia»
Marrone ha usato toni particolarmente duri contro il progetto, parlando di una «assurdità» e contestando la realizzazione di quella che definisce la «seconda moschea d’Europa», con un minareto alto 20 metri.
«Significa aprire le porte all’islamizzazione selvaggia della nostra città», sostiene il vicepresidente della Regione, secondo cui se il sindaco Stefano Lo Russo intendesse «trasformare Barriera e Aurora in Ceuta» troverebbe la «ferma opposizione istituzionale» della Regione.
La proposta legislativa punta quindi a introdurre distanze urbanistiche minime tra i diversi luoghi di culto. Marrone sostiene che le nuove regole servirebbero anche a evitare che le strutture religiose vengano collocate «a caso» o, nelle sue parole, «secondo il capriccio di Stati esteri intenzionati a mischiare politica e proselitismo in quartieri polveriera».
Il riferimento è anche al tema dei finanziamenti stranieri e del rapporto tra attività religiosa e influenza politica, uno degli argomenti destinati a pesare maggiormente nel confronto sul progetto.
Il precedente della Lombardia
La Regione Piemonte guarda a un precedente già sperimentato in Lombardia. La proposta di Marrone prende infatti spunto da una norma regionale lombarda relativa alla distribuzione degli spazi destinati ai luoghi di culto, che è stata oggetto di impugnative davanti alla Corte costituzionale senza essere cancellata.
Il tema è dunque quello dei margini di intervento delle Regioni nella pianificazione urbanistica degli spazi destinati alle diverse confessioni religiose, un terreno sul quale il centrodestra piemontese intende ora giocare la propria partita.
Futuro Nazionale: «Perché il centrodestra si sveglia solo ora?»
A chiedere lo stop al progetto è anche Futuro Nazionale, il movimento legato all’ex generale Roberto Vannacci.
Il partito chiede l’applicazione dell’articolo 39, comma 3, del Dpr 380/2001 per arrivare alla sospensione cautelativa dell’opera per sei mesi.
«Bene l’iniziativa della Regione. Ma perché il centrodestra si sveglia solo ora? Sono mesi che Futuro Nazionale porta avanti questa battaglia e nessuno è intervenuto. Sarà l’avvicinarsi della campagna elettorale?», attacca Enrico Forzese, vicario regionale e coordinatore provinciale del movimento.
Futuro Nazionale annuncia inoltre un esposto alla Prefettura di Torino per chiedere verifiche sulla documentazione economico-finanziaria dell’intervento, sulla sostenibilità dell’operazione e sugli eventuali profili relativi ad antiriciclaggio e normativa antimafia.
Alla Regione il movimento chiederà invece di acquisire il permesso di costruire e il relativo fascicolo, verificando la conformità urbanistico-edilizia dell’intervento, comprese autorizzazioni, prescrizioni convenzionali ed eventuali procedimenti di copianificazione.
Il partito annuncia anche un’interpellanza parlamentare ai ministri dell’Interno e dell’Economia per chiedere quali controlli siano stati effettuati sugli aspetti finanziari dell’operazione.
«Vogliamo risposte documentate e trasparenti sull’intera operazione e sull’origine dei fondi utilizzati per la costruzione», afferma Forzese, annunciando una nuova mobilitazione. «La partita sull’ex Nebiolo non è chiusa».
Forza Italia: «Libertà religiosa, ma trasparenza assoluta»
Una posizione critica arriva anche da Forza Italia, che sceglie però di sottolineare innanzitutto il rispetto della libertà religiosa.
«Rispettiamo la libertà religiosa garantita dalla Costituzione e il diritto dei musulmani torinesi a pregare in luoghi dignitosi e autorizzati», dichiarano il senatore Roberto Rosso, segretario provinciale di Forza Italia Torino, il segretario cittadino Marco Fontana, la capogruppo in Sala Rossa Federica Scanderebech e il vicepresidente del Consiglio comunale Domenico Garcea.
Il problema, secondo gli esponenti azzurri, riguarda soprattutto dimensioni, localizzazione, gestione e finanziamento dell’intervento.
Il progetto vale circa 17 milioni di euro e prevede una moschea destinata a circa mille fedeli, oltre a minareto, studentato, biblioteca e spazi culturali.
«Davanti a un intervento da circa 17 milioni di euro pretendiamo trasparenza assoluta», sostengono gli esponenti di Forza Italia, chiedendo chiarimenti sull’area dell’ex Fonderia Nebiolo e sugli effetti che la nuova struttura potrebbe avere sul quartiere.
Tra le questioni sollevate ci sono i flussi di fedeli, la disponibilità di parcheggi, la mobilità, il rumore, l’ordine pubblico e la convivenza con i residenti.
Forza Italia pone poi una questione più ampia: il destino degli altri luoghi di preghiera presenti in città.
«Un unico grande luogo di culto autorizzato e sottoposto a regole trasparenti può essere preferibile alla proliferazione di sale inadeguate», affermano Scanderebech e Garcea. Ma, aggiungono, Lo Russo dovrebbe chiarire se il nuovo centro servirà davvero a concentrare le attività e se saranno chiusi eventuali luoghi irregolari o privi delle necessarie condizioni di sicurezza.
I dubbi sui finanziamenti
Altro punto sollevato dagli azzurri è quello dell’origine delle risorse necessarie alla realizzazione del complesso.
Forza Italia richiama le notizie circolate sul possibile coinvolgimento del Marocco nel sostegno economico al progetto e chiede al Comune di chiarire «provenienza dei fondi, finanziatori, importi e condizioni».
Rosso e Fontana chiedono inoltre garanzie sulla futura gestione della moschea e del centro culturale, sulla formazione degli imam e sull’autonomia dell’istituzione.
Gli esponenti di Forza Italia aggiungono infine il tema della «reciprocità» nei rapporti religiosi internazionali, sostenendo che la libertà religiosa garantita in Italia debba trovare corrispondenza anche nei Paesi che finanziano grandi centri religiosi sul territorio italiano.
Il Pd: «La Regione fa propaganda»
A difendere il progetto interviene invece la consigliera regionale del Partito Democratico Nadia Conticelli, che accusa la Regione di utilizzare la vicenda per una battaglia politica.
«L’area della ex Nebiolo attende da tempo questo progetto di trasformazione e recupero, affinché restituisca vita a questo angolo di territorio e recuperi il degrado», sostiene Conticelli.
Secondo la consigliera, il progetto della Confederazione Islamica Italiana sarebbe stato costruito attraverso un percorso che ha coinvolto il Comitato Interfedi di Torino, il Politecnico e diversi soggetti del territorio.
Conticelli sposta inoltre l’attenzione sullo studentato universitario previsto nell’area: «La Regione dovrebbe occuparsi dello Studentato universitario che sorgerà in quell’area. Poco distanti sono nati due studentati privati mentre i progetti regionali sono ancora fermi».
Per la consigliera dem, l’uscita di Marrone sull’«islamizzazione selvaggia» è invece «disinformazione a scopo di propaganda elettorale».
«Un luogo di culto moderno, a norma, aperto al territorio è la miglior garanzia per la sicurezza di tutti», conclude.
Lo scontro, dunque, è appena cominciato. Da una parte il centrodestra annuncia nuovi strumenti urbanistici, verifiche amministrative, esposti e iniziative parlamentari; dall’altra il centrosinistra difende il progetto e rivendica il percorso seguito fino al rilascio del permesso di costruire. L’ex Fonderia Nebiolo, dopo anni di abbandono, torna così al centro della politica torinese.
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