CronacaTorino
Le parole del professore aggredito a Torino: «Lo stavo aiutando, ma mi ha rotto il naso e tirato una sedia in testa»
Insegnante di meccanica, Bruno Vadalà, ha subito un’aggressione da parte di uno studente presso l’istituto Carlo Grassi
TORINO – Vengono delineano i contorni della mattinata di violenza avvenuta oggi, mercoledì 28 ottobre 2026, tra i banchi dell’istituto superiore Carlo Grassi di Torino. Se le prime indiscrezioni del pomeriggio parlavano di ferite lievi, gli accertamenti effettuati al pronto soccorso dell’ospedale Giovanni Bosco hanno invece riscontrato la frattura del naso e una prognosi di 30 giorni per il docente colpito.
A rompere il silenzio, come riportato dall’agenzia ANSA, è proprio la vittima dell’aggressione Bruno Vadalà, insegnante di 52 anni, che ha ricostruito gli istanti vissuti in aula per mano di un suo alunno minorenne del secondo anno.
Il racconto del docente
Nessun litigio pregresso, nessuna provocazione. È proprio l’assoluta mancanza di un movente a lasciare interdetto il docente. «Non c’è una causa scatenante, quindi se io non ti ho fatto niente, tutta questa violenza immotivata da dove viene fuori?», si è chiesto il professor Vadalà.
Nel corso di un’interrogazione il ragazzo sedeva proprio accanto alla cattedra e l’insegnante stava persino cercando di metterlo a suo agio per aiutarlo a superare la prova: «Come tutti i ragazzi non studiano tantissimo e allora io ho detto: “Ma no dai, siediti, vedi che qualcosina la sai”».
La furia è esplosa all’improvviso mentre il professore aveva lo sguardo abbassato sul registro, «Ha unito le due mani e mi ha tirato un pugno, con le due braccia unite — ha spiegato il docente all’agenzia di stampa —. Io non l’ho neanche visto arrivare perché stavo scrivendo e quel colpo mi ha scaraventato a terra. Mi sono messo la mano sul naso perché vedevo che gocciolava del sangue, e lui, mentre ero a terra, mi ha tirato una sedia in testa».
Il pensiero rivolto al ragazzo
Il giovane è stata interrotto dal tempestivo intervento di un collega, che è riuscito a bloccare e allontanare lo studente prima che la situazione degenerasse, allertando il 112 e facendo intervenire sul posto i carabinieri e i sanitari del 118. Tutto si è consumato sotto gli occhi atterriti dei compagni di classe: «Hanno visto tutto, si sono spaventati più di me — ha proseguito Vadalà —. Quando il mio collega l’ha allontanato, mi sono alzato, mi hanno portato dei fazzoletti e mi sono pulito dal sangue».
Nonostante il trauma fisico e il mese di stop forzato certificato dai medici del Giovanni Bosco, dalle parole dell’insegnante non trapela rabbia, ma una profonda amarezza e una sincera preoccupazione educativa per il futuro del minorenne: «Non sono scosso, più che altro dispiaciuto. Più che le scuse, mi auguro che venga fatto qualcosa per il ragazzo, per fargli capire che ha sbagliato e che non ci si comporta in questo modo. Evidentemente qualcosa non funziona: io sono tranquillo, ho fatto il mio dovere, ma spero che i genitori vadano a fondo e vedano come possano aiutarlo».
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