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Alba, discariche abusive lungo il Tanaro: contaminazione fino a 300 volte oltre i limiti di legge

Gli accertamenti avrebbero permesso di ricostruire una filiera illecita riconducibile, a vario titolo, a 21 persone appartenenti a una comunità caratterizzata da legami familiari

Gabriele Farina

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ALBA – Un sistema organizzato di gestione illecita dei rifiuti, con il recupero dei metalli da rivendere sul mercato parallelo e l’abbandono degli scarti lungo le sponde del Tanaro, a poca distanza dal centro storico di Alba. È quanto emerso dall’Operazione Tanaro, condotta dai Carabinieri e coordinata dalla Procura della Repubblica di Asti, che ha portato al coinvolgimento di 21 persone, sette delle quali raggiunte da misure cautelari.

Le indagini hanno inoltre fatto emergere un quadro di grave contaminazione ambientale: secondo le analisi di laboratorio, nei terreni interessati sono stati rilevati livelli di inquinamento tossico fino a 300 volte superiori ai valori soglia previsti dalla legge.

Operazione Tanaro, sette persone raggiunte da misure cautelari

L’intervento è scattato nelle prime ore di martedì 27 ottobre, quando circa 30 militari dell’Arma hanno raggiunto il campo nomadi “Pinot Gallizio” di Alba e altre località della provincia di Cuneo per eseguire i provvedimenti dell’autorità giudiziaria. Le misure prevedono, tra l’altro, il divieto di dimora nel campo e il divieto di esercizio d’impresa.

L’inchiesta era stata avviata nel 2024 dal Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Alba, insieme al Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale, Agroalimentare e Forestale (Nipaaf) del Gruppo Carabinieri Forestale di Cuneo.

Gli accertamenti avrebbero permesso di ricostruire una filiera illecita riconducibile, a vario titolo, a 21 persone appartenenti a una comunità caratterizzata da legami familiari. Alcuni degli indagati sarebbero titolari di ditte individuali o soci di cooperative formalmente attive nel settore del recupero dei rottami.

Secondo l’ipotesi investigativa, queste attività, pur risultando regolarmente registrate e dotate di partita Iva, sarebbero state utilizzate come copertura per un sistema di gestione e smaltimento illegale dei rifiuti.

Il recupero di rame, ottone e ferro e gli scarti abbandonati

Stando alla ricostruzione degli investigatori, il campo “Pinot Gallizio” sarebbe stato trasformato in una base logistica nella quale venivano introdotti carichi di rifiuti speciali privi di tracciabilità.

Dai materiali sarebbero stati recuperati soprattutto rame, ottone e ferro, destinati alla rivendita attraverso un mercato parallelo ritenuto particolarmente remunerativo. Gli scarti senza valore commerciale sarebbero invece stati accumulati nei pressi delle abitazioni e abbandonati lungo le sponde del Tanaro.

Il risultato sarebbe stata la formazione di discariche abusive all’interno di una fascia fluviale sottoposta a vincoli di tutela ambientale, a breve distanza dal centro storico di Alba e dalle colline riconosciute patrimonio mondiale dell’Unesco.

Nel corso delle indagini è stato eseguito anche un intervento congiunto che ha visto impegnati circa 100 Carabinieri, appartenenti alla componente territoriale e a quella forestale. Le attività hanno portato al sequestro di svariate tonnellate di rifiuti pericolosi e di cumuli di metalli di valore.

Durante le perquisizioni sono stati inoltre trovati timbri aziendali che, secondo gli investigatori, sarebbero stati utilizzati per attestare falsi conferimenti di materiali. È stato rinvenuto anche un kit professionale destinato alla contraffazione delle targhe automobilistiche.

Terreni contaminati, sostanze tossiche fino a 300 volte oltre i limiti

Particolarmente rilevanti sono i risultati degli accertamenti ambientali, condotti anche con il supporto tecnico di Arpa Piemonte.

I carotaggi e i campionamenti del terreno avrebbero evidenziato una situazione di grave contaminazione nelle aree interessate, dove i rifiuti sarebbero stati depositati direttamente sul suolo, senza adeguati sistemi di impermeabilizzazione.

Tra i materiali individuati figurano fusti corrosi contenenti sostanze oleose, carcasse e parti meccaniche non bonificate, batterie esauste al piombo, cavi bruciati e rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche lasciati esposti agli agenti atmosferici.

Le analisi di laboratorio hanno documentato concentrazioni di sostanze contaminanti fino a 300 volte superiori ai valori soglia previsti dalla normativa. Tra gli elementi e i composti rilevati figurano idrocarburi pesanti, piombo, zinco, antimonio, cadmio e cromo.

Ventuno persone deferite alla Procura di Asti

Al termine degli accertamenti, 21 persone sono state deferite alla Procura della Repubblica di Asti, a vario titolo, per le ipotesi di reato di gestione illecita di rifiuti, discarica abusiva e deturpazione di bellezze naturali.

Per sette indagati sono scattate le misure cautelari personali eseguite il 27 ottobre, nell’ambito delle contestazioni relative all’inquinamento ambientale e alla gestione illecita dei rifiuti.

I provvedimenti erano stati preceduti, il 1° ottobre, dal sequestro preventivo delle aree contaminate e di sette autocarri che, secondo gli investigatori, sarebbero stati utilizzati per trasportare illegalmente i materiali.

L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Asti, punta così a fare luce su un presunto sistema di gestione illecita dei rifiuti che avrebbe provocato conseguenze ambientali rilevanti lungo il Tanaro, alle porte del centro storico di Alba.

Le contestazioni sono al momento ipotesi investigative e la responsabilità degli indagati dovrà essere accertata nelle sedi giudiziarie competenti.

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