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PFAS nell’acqua: Greenpeace ipotizza il reato di disastro ambientale e chiede alla magistratura di indagare a Torino, Ivrea, Alessandria e Novara

Quattro esposti presentati dall’organizzazione ambientalista. Nel mirino la gestione dei dati della Regione Piemonte

Sandro Marotta

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PIEMONTE – Greenpeace Italia ha presentato degli esposti nelle procure di Torino, Ivrea, Alessandria e Novara per richiedere l’intervento della magistratura riguardo alla questione degli agenti inquinanti (PFAS) nelle acque potabili.

L’ipotesi di disastro ambientale

Greenpeace chiede “di prendere tutti i provvedimenti cautelari del caso per impedire che si continui a somministrare alla popolazione acque contenenti PFAS e per verificare se, considerato lo stato di inquinamento permanente di queste aree, sussistano le condizioni per ipotizzare i reati di disastro ambientale o innominato, e per omissione di atti d’ufficio conseguente il mancato rispetto della normativa sull’accesso agli atti”.

L’accusa alla Regione Piemonte

“Uno degli esposti – continua l’organizzazione in una nota – riguarda l’operato della Regione Piemonte che all’istanza di Greenpeace di prendere visione degli esiti di analisi sulla presenza di PFAS nelle acque potabili, ha risposto tramite una missiva redatta dal Settore Servizi Ambientali in cui si legge che “le informazionirichieste non sono in possesso della Regione Piemonte”, rimandando alla Direttiva Europea 2184/2020 destinata a entrare in vigore solo nel gennaio 2026″.

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