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La Garante regionale dei detenuti Formaiano sulle ultime aggressioni nelle carceri: «Ogni episodio di violenza deve essere condannato con fermezza»

Le aggressioni agli agenti nel carcere di Torino il 13 agosto e quella a una dirigente nel carcere di Saluzzo il 15 fanno nuovamente scattare l’allarme

Marco Lovisolo

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PIEMONTE – I nuovi episodi di violenza in carcere su personale di polizia alimentano riflessioni, riportando al centro del dibattito la necessità di garantire sicurezza sia ai detenuti che a chi lavora nei penitenziari.

«Piena solidarietà, vicinanza e un sincero augurio di pronta guarigione alla dirigente e agli agenti del Corpo di Polizia Penitenziaria coinvolti nei recenti e gravi episodi di aggressione avvenuti negli istituti di Saluzzo e Torino». È quanto dichiara Monica Formaiano, Garante regionale delle persone detenute, intervenendo sugli ultimi episodi di violenza che hanno interessato due strutture penitenziarie piemontesi.

La Garante esprime una ferma condanna per quanto accaduto e manifesta preoccupazione per un fenomeno che rischia di compromettere ulteriormente le condizioni di sicurezza e di lavoro all’interno degli istituti penitenziari, con conseguenze anche per le stesse persone detenute. «Ogni episodio di violenza deve essere condannato con fermezza e non può essere considerato un fatto normale» – prosegue – «È necessario che vengano accertate rapidamente le circostanze di quanto accaduto e che si mantenga alta l’attenzione sulle condizioni nelle quali operano quotidianamente gli appartenenti alla Polizia Penitenziaria».

Secondo la Garante le aggressioni non possono essere affrontate esclusivamente come episodi isolati, ma devono essere collocate all’interno di un quadro più ampio, caratterizzato da diverse criticità che possono contribuire ad aumentare la pressione all’interno delle strutture detentive. Tra queste, Formaiano richiama le condizioni strutturali non sempre adeguate, le difficoltà nella gestione delle persone detenute che presentano particolari fragilità, oltre alla riduzione, durante il periodo estivo, delle attività trattamentali e della presenza di personale. Elementi che, soprattutto nelle situazioni più complesse, possono concorrere ad accrescere tensioni e conflittualità, e che più volte sono stati segnalati, anche negli ultimi giorni dai sindacati del personale di Polizia come Osapp e Sappe. Per esempio, il segretario generale dell’Osapp, Leo Beneduci, dopo l’ultimo caso a Torino aveva denunciato come le carceri del distretto che comprende Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, così come numerosi altri istituti italiani, sarebbero diventate «luoghi sempre più pericolosi per il personale di polizia penitenziaria».

«La sicurezza all’interno degli istituti penitenziari rappresenta una condizione indispensabile sia per garantire l’incolumità di chi vi è ristretto sia per tutelare chi quotidianamente vi lavora. Per questo è necessario intervenire sulle cause che determinano le tensioni, rafforzando gli strumenti di prevenzione e investendo sulla formazione e su condizioni di lavoro adeguate» osserva ancora Monica Formaiano.

Per la Garante, sicurezza e tutela dei diritti dei detenuti non sono obiettivi alternativi o contrapposti, ma due dimensioni che devono necessariamente procedere insieme. «Garantire condizioni di lavoro sicure e dignitose significa rafforzare la qualità dell’intero sistema penitenziario» aggiunge.

Da qui la richiesta di non limitarsi alla gestione dell’emergenza, ma di affrontare in maniera strutturale le criticità degli istituti piemontesi. Una maggiore disponibilità di personale, una formazione adeguata, spazi e strutture più funzionali e una continuità delle attività trattamentali possono rappresentare, secondo la Garante, strumenti importanti per prevenire situazioni di esasperazione. Ancora una volta, richieste simili a quelle invocate da Osapp e Sappe, che in varie occasione hanno rivolto il loro appello al governo stesso. Per esempio il Sappe, dopo il caso dell’aggressione di un dirigente della Polizia penitenziaria a Saluzzo, aveva chiamato in causa il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e del Ministero della Giustizia, chiedendo il rafforzamento degli organici e una presenza adeguata di personale nei reparti considerati più problematici.

Per Formaiano, la risposta alla violenza deve passare dalla prevenzione, dall’organizzazione e dalla capacità di assicurare condizioni dignitose di vita e di lavoro.

«La sicurezza non può essere affidata soltanto alla capacità degli operatori di fronteggiare le emergenze. Deve essere costruita ogni giorno attraverso risorse, professionalità, prevenzione e attenzione alle condizioni complessive degli istituti» conclude.

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