Seguici su

Curiosità Cultura Torino

Chi era Erminio Macario, l’attore gentile che inventò il cinema comico italiano

La storia di uno degli attori più importanti della comicità italiana

Gabriele Farina

Pubblicato

il

TORINO – Nel panorama dello spettacolo italiano del Novecento, pochi artisti hanno saputo incarnare una comicità così personale, delicata e insieme popolare come Erminio Macario. Nato e vissuto a Torino, Macario è stato attore teatrale, cinematografico e televisivo, ma soprattutto un innovatore del linguaggio comico italiano, capace di attraversare epoche, generi e trasformazioni culturali mantenendo intatta la propria identità artistica. Il Re della Rivista.

Le origini: povertà, lavoro e vocazione teatrale

Macario nacque il 27 maggio 1902 in via Botero 1, in una famiglia povera. Le difficoltà economiche lo costrinsero a interrompere presto gli studi per contribuire al sostentamento familiare, svolgendo numerosi lavori occasionali, persino un periodo alla FIAT.

Ma la vocazione teatrale emerge già da bambino, nelle filodrammatiche scolastiche e nell’oratorio salesiano, dove debutta su un piccolo palco. Questa passione diventa presto una scelta di vita: a soli diciotto anni entra in compagnie itineranti che si esibiscono nelle fiere paesane, affrontando il pubblico reale, quello più esigente e diretto.

È un apprendistato duro, fatto di sacrifici e precarietà, ma fondamentale per forgiare uno stile che resterà sempre legato alla tradizione popolare.

L’ascesa nel teatro di rivista

Il vero punto di svolta arriva negli anni Venti. Dopo il debutto nel teatro di prosa (1921), Macario entra nel varietà nel 1924 e l’anno successivo viene notato dalla celebre Isa Bluette, che lo vuole nella sua compagnia.

Da quel momento la sua carriera decolla rapidamente. Negli anni Trenta fonda una propria compagnia e diventa uno dei protagonisti assoluti del teatro di rivista italiano, un genere che mescola comicità, musica e spettacolo visivo.

Le donnine di Macario

Macario non è solo interprete, ma anche autore e innovatore: contribuisce a rinnovare il genere introducendo nuove figure femminili e lanciando numerose soubrette destinate a diventare star, da Isa Barzizza a Lauretta Masiero a Dorian Gray a Sandra Mondaini.

La sua comicità si distingue per uno stile inconfondibile: un personaggio ingenuo, stralunato, con occhi spalancati, movimenti incerti e un linguaggio che spesso richiama il dialetto piemontese.
Una maschera che fonde poesia e nonsense, influenzata tanto dalla tradizione italiana quanto da modelli internazionali come Charlie Chaplin.

Il successo tra cinema e teatro

Parallelamente al teatro, Macario si afferma anche nel cinema. Esordisce nel 1933, ma il successo arriva alla fine degli anni Trenta con film come Imputato, alzatevi! e Lo vedi come sei… lo vedi come sei?, commedie che portano la firma di autori come Metz, Marchesi, Mattoli e a cui collaborò anche un giovane Federico Fellini. E’ di fatto considerato l’inizio del cinema comico italiano.

Negli anni Quaranta e Cinquanta continua a dominare la scena teatrale con spettacoli di enorme successo come Febbre azzurra e La bisbetica sognata, mentre il cinema gli offre ruoli sempre più popolari.

Nello stesso periodo portò al cinema un trittico di opere che sono la massima espressione del neorealismo comico. Come persi la guerra (1947), L’eroe della strada (1948) e Come scopersi l’America (1949) sono tutti diretti da Carlo Borghesio e prodotti da Luigi Rovere.

La collaborazione con Totò

Un capitolo importante della sua carriera è la collaborazione con Totò: tra il 1959 e il 1963 i due recitano insieme in sei film, creando una coppia comica basata sul contrasto tra l’irruenza di Totò e la goffa timidezza di Macario.

Quando Totò iniziò ad accusare i suoi gravi problemi di vista volle al suo fianco l’amico Macario, col quale aveva creato un sodalzio capace di funzionare in maniera quasi automatica.

La maturità artistica e il passaggio alla televisione

Con il mutare dei gusti del pubblico e il declino del teatro di rivista, Macario si reinventa ancora una volta. Dagli anni Sessanta si dedica sempre più alla televisione e al teatro di prosa, dimostrando una versatilità spesso sottovalutata.

Negli anni Settanta porta in scena anche testi della tradizione piemontese, come Le miserie d’Monsù Travet, ottenendo grande successo e confermando il suo legame profondo con le radici culturali della sua terra.

Non è più soltanto il comico delle riviste, ma un attore completo, capace anche di ruoli più complessi e drammatici.

La morte e l’eredità

La vita di Macario si conclude nel marzo del 1980 a Torino, la città che lo aveva visto nascere e che aveva sempre rappresentato il suo punto di riferimento. Muore dopo un malore accusato durante una rappresentazione teatrale, rimanendo simbolicamente sul palcoscenico fino all’ultimo.

Nonostante il successo straordinario in vita, il riconoscimento postumo è stato inizialmente inferiore al suo valore artistico, anche se negli anni successivi la sua figura è stata progressivamente rivalutata.

Un innovatore dimenticato (e poi riscoperto)

Molti critici lo considerano l’inventore del cinema comico italiano, o quantomeno uno dei suoi principali pionieri.
La sua comicità, fatta di candore, tempi perfetti e sottile ironia, ha influenzato generazioni di attori.

Macario rappresenta un tipo umano universale: l’uomo ingenuo, spaesato, che affronta il mondo con stupore e fragilità. Una figura che fa ridere, ma anche riflettere.

Ed è forse proprio questa la sua eredità più grande: aver dimostrato che la comicità non è solo risata, ma anche poesia.

Google News Rimani aggiornato seguendoci su Google News!
SEGUICI

Iscriviti al canale Quotidiano Piemontese su WhatsApp, segui la nostra pagina Facebook e continua a leggere Quotidiano Piemontese