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La storia di Virginia Oldoini: prima di conquistare Napoleone III, la Contessa di Castiglione viveva a Torino
Virginia Oldoini, diventata Contessa di Castiglione dopo il matrimonio con il conte Francesco Verasis, visse a Torino gli anni decisivi prima della sua partenza per Parigi
TORINO – Prima di diventare una delle donne più celebri e fotografate dell’Ottocento, prima delle cronache sulla sua relazione con Napoleone III e prima ancora di trasformarsi in un personaggio quasi leggendario, Virginia Oldoini fu una giovane nobildonna arrivata a Torino.
È proprio nel capoluogo piemontese che la sua storia personale si intreccia con quella del Risorgimento. Una vicenda nella quale bellezza, aristocrazia, relazioni di corte e politica internazionale finirono per sovrapporsi.
Virginia Oldoini era nata a Firenze il 22 marzo 1837, in una famiglia della nobiltà legata anche all’ambiente genovese e spezzino. Nel gennaio 1854, a soli 16 anni, sposò Francesco Verasis Asinari di Costigliole d’Asti e di Castiglione Tinella, nobile piemontese e uomo vicino alla corte di Vittorio Emanuele II. Da quel momento sarebbe diventata per tutti la Contessa di Castiglione.
La Contessa arriva a Torino
Dopo il matrimonio Virginia e Francesco Verasis si trasferirono a Torino. La loro casa era il Palazzo Verasis di via Lagrange 29, acquistato dalla famiglia del conte alcuni decenni prima e fatto ristrutturare dal marito per adeguarlo ai gusti della giovane moglie.
Il palazzo si trovava accanto a Palazzo Cavour, in una delle zone della capitale sabauda dove si incontravano aristocratici, politici e diplomatici. Secondo la Fondazione Cavour, proprio qui la Contessa iniziò a costruire quella posizione sociale che l’avrebbe resa una delle figure più osservate dell’aristocrazia torinese.
La permanenza a Torino non fu soltanto una parentesi mondana. Nel marzo 1855 nacque qui Giorgio, l’unico figlio della coppia. La vita matrimoniale, tuttavia, sarebbe presto entrata in crisi e i due si sarebbero separati.
Virginia, nel frattempo, frequentava sempre più assiduamente gli ambienti dell’alta società piemontese.
La sua bellezza era ormai celebre e il suo carattere indipendente attirava l’attenzione. Ma a Torino c’era soprattutto qualcuno che aveva capito che quelle relazioni potevano avere un valore ben più grande di quello mondano: Camillo Benso di Cavour.
Cavour e l’idea di mandarla a Parigi
Cavour e Virginia Oldoini erano legati anche da rapporti familiari. Il presidente del Consiglio piemontese comprese che la giovane Contessa, grazie alla sua posizione e alla sua capacità di muoversi nei salotti aristocratici, poteva diventare un’intermediaria particolare nei rapporti con la Francia.
Il momento era delicatissimo.
Il Regno di Sardegna cercava di rafforzare la propria posizione internazionale e di ottenere l’appoggio della Francia di Napoleone III nella questione italiana. La guerra di Crimea aveva appena modificato gli equilibri europei e Cavour voleva fare in modo che il Piemonte potesse portare la propria causa davanti alle grandi potenze.
Fu in questo contesto che Virginia partì per Parigi nel 1856.
L’Archivio di Stato di Torino è molto chiaro nell’indicare il ruolo attribuito alla Contessa: Cavour la inviò nella capitale francese perché esercitasse la propria influenza presso Napoleone III. Il fondo archivistico dedicato alla famiglia Castiglione conserva inoltre documentazione familiare, patrimoniale e politica relativa a Virginia e un ampio carteggio che attraversa gli anni della sua attività.
Anche una fonte risorgimentale particolarmente importante, l’Enciclopedia Italiana, riporta una lettera nella quale Cavour annunciava di avere «arruolato nelle file della diplomazia» la bella Contessa, invitandola a corteggiare e, se necessario, sedurre l’imperatore.
A Parigi l’incontro con Napoleone III
Virginia arrivò dunque alla corte francese in un momento nel quale il Piemonte aveva bisogno dell’appoggio di Parigi.
Il suo ingresso nell’ambiente imperiale fu favorito anche dai rapporti che aveva costruito attraverso l’aristocrazia europea. Il primo incontro con Napoleone III viene generalmente collocato nel gennaio 1856, durante una festa organizzata dalla principessa Matilde Bonaparte.
Da quel momento la Contessa di Castiglione diventò una presenza sempre più importante nei salotti dell’alta società parigina.
La sua relazione con Napoleone III è diventata nei decenni successivi il cuore della leggenda sulla Castiglione. Ma è proprio qui che occorre distinguere la storia dal mito.
È documentato che Cavour la utilizzò come intermediaria e che Virginia ebbe accesso agli ambienti più vicini all’imperatore. È invece molto più difficile stabilire quanto la sua influenza personale abbia effettivamente determinato le scelte della politica francese.
Treccani sottolinea infatti che non è possibile definire con precisione né i limiti né le conseguenze politiche della sua azione. Il suo carteggio diplomatico, inoltre, sarebbe stato sequestrato e distrutto dopo la sua morte, rendendo ancora più difficile ricostruire ogni dettaglio della sua attività.
Una donna piemontese acquisita al centro della politica europea
La storia della Contessa di Castiglione viene spesso raccontata come quella di una «femme fatale» capace di conquistare un imperatore.
Ma il punto di vista piemontese racconta qualcosa di più interessante.
Virginia era arrivata a Torino giovanissima, attraverso un matrimonio aristocratico che l’aveva inserita direttamente negli ambienti della corte sabauda. Nel giro di pochi anni si trovò coinvolta nella grande politica europea, con Cavour che cercava di sfruttare proprio le relazioni e le capacità di una donna che aveva imparato a muoversi con naturalezza nell’alta società.
Non fu quindi soltanto la storia di una relazione sentimentale.
Fu anche una delle forme, molto particolari, attraverso cui la diplomazia ottocentesca cercava di costruire relazioni e influenze lontano dai tavoli ufficiali.
Il ritorno in Piemonte
Il rapporto con la corte francese non durò per sempre.
Nel 1860 Virginia cadde in disgrazia presso Napoleone III e tornò nell’area torinese. La stessa Enciclopedia Italiana racconta che, dopo la rottura con l’ambiente imperiale, si ritirò temporaneamente in una villa nei dintorni di Torino, prima di tornare nuovamente a Parigi l’anno successivo.
Nel frattempo il mondo che l’aveva portata alla ribalta era cambiato.
Il Piemonte aveva conquistato un ruolo centrale nel processo di unificazione italiana e Torino sarebbe diventata la prima capitale del nuovo Regno d’Italia. Cavour morì nel giugno 1861, pochi mesi dopo la proclamazione del Regno.
Anche la parabola politica della Contessa di Castiglione stava ormai tramontando.
Le tracce della Contessa nella Torino di oggi
Della Virginia Oldoini che frequentava i palazzi della Torino sabauda resta una traccia importante anche negli archivi cittadini.
L’Archivio di Stato di Torino conserva il fondo Castiglione, con documentazione familiare, patrimoniale e politica, lettere e corrispondenza legate alla Contessa e alla sua famiglia. Il fondo copre un arco cronologico molto più ampio, dal 1697 al 1885, e comprende anche fotografie, cartoline e carte topografiche.
Anche il Museo Nazionale del Risorgimento Italiano di Torino conserva un nucleo di carte di Virginia Oldoini Verasis, relativo agli anni 1864-1865.
E poi c’è il luogo forse più suggestivo: via Lagrange 29, dove il palazzo nel quale la giovane Contessa visse dopo il matrimonio ricorda ancora fisicamente il suo passaggio nella città.
È una storia che racconta un Piemonte molto diverso da quello di oggi. Un Piemonte che, dalla sua capitale Torino, cercava di entrare nella grande politica europea.
E in quella partita Cavour scelse anche una donna di appena diciotto anni, arrivata da Firenze e diventata piemontese per matrimonio: Virginia Oldoini, la Contessa di Castiglione.
Una donna che partì da Torino per Parigi e che, per alcuni anni, si ritrovò nel cuore di una delle corti più potenti d’Europa.
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