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Nel 1935 una diga crollò in Piemonte: la tragedia dimenticata di Molare
Morirono oltre cento persone e numerose famiglie persero tutto ciò che possedevano
MOLARE – Quando si parla di grandi disastri legati alle dighe in Italia, il pensiero corre quasi sempre al Vajont.
Molti però non sanno che quasi trent’anni prima, in Piemonte, si verificò una tragedia che sconvolse un’intera valle.
Era il 13 agosto 1935 quando la diga secondaria del bacino di Ortiglieto, nel territorio di Molare, in provincia di Alessandria, cedette improvvisamente. In pochi minuti milioni di metri cubi d’acqua si riversarono nella valle dell’Orba, travolgendo tutto ciò che incontrarono lungo il percorso.
Una storia drammatica che oggi in pochi ricordano, ma che rappresenta uno dei più gravi disastri idraulici del Piemonte del Novecento.
Una diga tra le colline dell’Appennino
Negli anni Venti il bacino di Ortiglieto era stato realizzato per produrre energia idroelettrica sfruttando le acque dell’Orba.
L’opera comprendeva diverse strutture di sbarramento e appariva come uno dei simboli del progresso tecnologico dell’epoca.
Per anni tutto funzionò regolarmente.
Poi arrivò l’estate del 1935.
La notte che cambiò la valle
Nei giorni precedenti al disastro piogge particolarmente intense avevano interessato la zona.
Il livello dell’acqua nel lago artificiale continuò a crescere fino a raggiungere condizioni critiche.
La mattina del 13 agosto la situazione precipitò.
Una parte della struttura cedette e un’enorme massa d’acqua si riversò improvvisamente verso valle.
L’ondata avanzò con una forza devastante.
I paesi travolti dall’acqua
L’acqua investì diversi centri abitati lungo il corso dell’Orba.
Case, ponti, strade e attività agricole furono distrutti o gravemente danneggiati.
Gli abitanti ebbero pochissimo tempo per mettersi in salvo.
In molti vennero sorpresi dalla piena mentre si trovavano nelle proprie abitazioni o al lavoro.
La violenza dell’ondata lasciò dietro di sé una lunga scia di distruzione.
Le vittime
Il bilancio fu pesantissimo.
Morirono oltre cento persone e numerose famiglie persero tutto ciò che possedevano.
Per molti paesi della valle fu una ferita destinata a rimanere aperta per generazioni.
Le cronache dell’epoca raccontano scene drammatiche, soccorsi difficili e comunità costrette a ricostruire quasi da zero una parte della propria vita.
Le polemiche e le responsabilità
Dopo il disastro si aprì un lungo dibattito sulle cause del crollo.
Tecnici, autorità e magistratura cercarono di capire se la tragedia fosse stata provocata esclusivamente dall’eccezionale quantità di pioggia o se vi fossero anche problemi legati alla progettazione e alla gestione dell’impianto.
La vicenda alimentò discussioni che continuarono per anni e contribuì a rendere più stringenti controlli e verifiche sulle opere idrauliche.
Cosa resta oggi
Oggi il nome di Molare è conosciuto soprattutto dagli abitanti della zona e dagli appassionati di storia locale.
Eppure quella del 13 agosto 1935 è una vicenda che meriterebbe di essere ricordata molto più spesso.
Percorrendo la valle dell’Orba è difficile immaginare la forza dell’acqua che quel giorno travolse paesi e campagne.
Il paesaggio è cambiato, molte ferite sono state cancellate dal tempo, ma la memoria della tragedia continua a vivere nei racconti delle famiglie e negli archivi storici.
Una pagina poco conosciuta della storia piemontese
Il Piemonte è ricco di storie sorprendenti.
Alcune parlano di castelli, montagne e tradizioni.
Altre, come quella di Molare, raccontano invece eventi che hanno segnato profondamente la vita di intere comunità.
A quasi un secolo di distanza, il crollo della diga di Ortiglieto resta uno degli episodi più drammatici e meno conosciuti della storia piemontese.
Una storia vera che sembra uscita da un romanzo, ma che purtroppo accadde davvero.
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