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Perché a Torino ci sono i controviali? La curiosità urbana che stupisce chi arriva da fuori
La spiegazione va cercata nella storia stessa di Torino e nella sua struttura urbana
TORINO – Chi arriva a Torino per la prima volta spesso rimane spiazzato da una particolarità che i torinesi considerano del tutto normale. Percorrendo i grandi corsi cittadini, infatti, ci si accorge che la strada sembra sdoppiarsi: una carreggiata centrale per il traffico principale e, ai lati, altre due strade separate da alberi e spartitraffico.
Sono i controviali, una delle caratteristiche più riconoscibili del paesaggio urbano torinese. Ma perché esistono? E soprattutto, perché sono così diffusi proprio a Torino mentre nel resto d’Italia si incontrano solo sporadicamente?
Le strade dentro la strada
Per capire il fenomeno bisogna partire dalla definizione. Un controviale è una carreggiata laterale che corre parallelamente al viale principale. Serve soprattutto per il traffico locale: chi deve raggiungere un’abitazione, un negozio, un ufficio o trovare parcheggio utilizza il controviale, lasciando la carreggiata centrale ai veicoli che attraversano la città.
Il risultato è una sorta di “strada nella strada”, una soluzione che permette di separare le diverse tipologie di traffico e di rendere più ordinata la circolazione.
A Torino i controviali accompagnano alcuni dei corsi più famosi della città: corso Francia, corso Vittorio Emanuele II, corso Galileo Ferraris, corso Re Umberto, corso Orbassano, corso Unione Sovietica e molte altre arterie urbane.
Per i torinesi rappresentano un elemento talmente abituale da passare quasi inosservato. Per chi arriva da fuori, invece, sono spesso fonte di sorpresa e talvolta anche di qualche errore alla guida.
Una città progettata con il righello
La spiegazione va cercata nella storia stessa di Torino.
A differenza di molte città italiane cresciute nei secoli in modo spontaneo e spesso irregolare, Torino è stata plasmata attraverso una lunga serie di interventi urbanistici pianificati. A partire dal Seicento, quando era la capitale del Ducato di Savoia, la città venne ampliata seguendo criteri rigorosi di simmetria e ordine geometrico.
Le grandi direttrici rettilinee che ancora oggi caratterizzano il centro storico e molti quartieri nascono proprio da questa visione. Gli urbanisti sabaudi immaginavano una città razionale, elegante e facilmente controllabile, con assi viari ampi e regolari.
Quando nell’Ottocento Torino iniziò a espandersi oltre i confini storici, questa filosofia venne mantenuta e adattata alle nuove esigenze della modernità.
L’influenza dei boulevard europei
L’Ottocento fu il secolo delle grandi trasformazioni urbane. In molte capitali europee si realizzarono viali monumentali destinati a migliorare la viabilità e a rappresentare il prestigio della città.
Torino guardò con attenzione alle esperienze internazionali, in particolare a quelle francesi. I grandi boulevard alberati che caratterizzavano Parigi divennero un modello di riferimento per numerosi urbanisti europei.
La differenza è che Torino sviluppò questa idea in modo particolarmente esteso. I grandi corsi non furono pensati soltanto come assi di collegamento, ma anche come spazi urbani ordinati e funzionali, nei quali i controviali consentivano di mantenere separato il traffico locale da quello di attraversamento.
Una soluzione che, all’epoca, si rivelò innovativa e che continua ancora oggi a caratterizzare l’aspetto della città.
La città dell’automobile prima dell’automobile
C’è un aspetto curioso. Molti dei principali corsi torinesi furono progettati prima dell’esplosione della motorizzazione di massa del Novecento.
Eppure la loro struttura si è dimostrata sorprendentemente adatta all’arrivo delle automobili. La larghezza delle carreggiate, la presenza dei controviali e la separazione dei flussi di traffico hanno consentito alla città di assorbire meglio l’aumento dei veicoli rispetto ad altri centri storici italiani.
Non è un caso che proprio Torino sarebbe poi diventata la capitale italiana dell’industria automobilistica.
Esistono anche altrove?
La risposta è sì, ma non nella stessa misura.
Alcune città europee e sudamericane presentano viali con carreggiate laterali separate, ma quasi sempre si tratta di casi isolati o limitati a specifici quartieri. A Milano, ad esempio, esistono alcuni esempi di strade con una struttura simile. Lo stesso accade in diverse città francesi o spagnole.
Torino, invece, ha fatto dei controviali un elemento identitario. La loro presenza è così diffusa da costituire una vera e propria firma urbanistica della città.
Per questo motivo molti visitatori finiscono per associare immediatamente i controviali a Torino, considerandoli una caratteristica quasi esclusiva del capoluogo piemontese.
Un piccolo shock per turisti e navigatori
Chi non è abituato ai controviali può trovarli inizialmente disorientanti.
Capita spesso che un automobilista proveniente da altre regioni si accorga troppo tardi di dover imboccare il controviale per raggiungere una destinazione oppure che proceda nel viale centrale senza riuscire a fermarsi davanti all’indirizzo desiderato.
Anche i navigatori satellitari, soprattutto in passato, hanno creato qualche confusione indicando genericamente un corso senza specificare la carreggiata corretta.
Per i torinesi, invece, la distinzione è naturale. Chi vive in città sa perfettamente quando conviene restare sulla carreggiata principale e quando è meglio spostarsi sul controviale.
Una caratteristica che racconta Torino
I controviali non sono soltanto una soluzione per il traffico. Sono il simbolo di una città che ha fatto della pianificazione e dell’ordine uno dei propri tratti distintivi.
Osservandoli si può leggere una parte importante della storia di Torino: la capitale sabauda attenta alla geometria urbana, la città ottocentesca che guardava ai modelli europei e la futura capitale dell’automobile che avrebbe dovuto gestire un numero sempre crescente di veicoli.
Forse è proprio per questo che chi arriva da fuori li nota immediatamente. I controviali raccontano Torino meglio di quanto possa fare una guida turistica: una città elegante, razionale e capace di trasformare una semplice strada in qualcosa di unico.
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