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Curiosità Cultura Torino

Quando i bambini di Torino andavano in colonia: i luoghi che sono cambiati

Alcuni di quegli edifici sono scomparsi, altri hanno cambiato completamente funzione

Gabriele Farina

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Colonia estiva del patronato torinese a Loano. © Archivio Fondazione Tancredi di Barolo

TORINO – Per generazioni di bambini torinesi l’estate significava una cosa precisa: partire da casa, salire su un treno e trascorrere alcune settimane al mare o in montagna. Le colonie estive erano una parte importante della vita scolastica e sociale della città e Torino ne aveva in diverse località del Piemonte e della Liguria.

Alcuni di quegli edifici sono scomparsi, altri hanno cambiato completamente funzione. Uno, in particolare, è ancora lì e potrebbe tornare ad accogliere bambini: è la grande colonia marina di Loano, costruita dal Comune di Torino quasi un secolo fa.

La grande colonia di Loano

La storia più significativa è quella della colonia marina municipale Vittorio Emanuele III ed Elena di Savoia, inaugurata a Loano il 20 luglio 1927.

Era una struttura imponente, costruita per ospitare i bambini delle scuole torinesi. Il complesso disponeva di 600 posti letto, palestre, tettoie coperte, cucina, sale di ricreazione e un grande cortile alberato rivolto verso il mare. Alle spalle dell’edificio c’era inoltre un orto-frutteto di circa 25 mila metri quadrati.

La colonia non funzionava soltanto durante le vacanze.

Nei mesi invernali l’edificio diventava infatti una vera e propria scuola all’aperto. Le lezioni si alternavano a esercizi ginnici, passeggiate e attività all’esterno, in un modello educativo che considerava il clima marino parte integrante della cura e della formazione dei bambini.

Un documento pubblicato dal Comune di Torino nel 1931 descrive una struttura che durante l’estate arrivava ad accogliere, in due turni, circa 1.200 bambini. Dal novembre alla metà di giugno, invece, ospitava la scuola all’aperto.

Per Torino era una struttura di grandi dimensioni e di grande importanza.

E le fotografie conservate dall’Archivio della Fondazione Tancredi di Barolo restituiscono l’immagine di quei soggiorni: gruppi di bambini sulla spiaggia, le attività della colonia, la grande struttura sul mare.

La colonia che Torino vuole riaprire

La storia della colonia di Loano non si è però conclusa con la fine delle vacanze organizzate del Novecento.

L’edificio è ancora di proprietà della Città di Torino, in via Aurelia 446. Il complesso comprende l’edificio principale di tre piani, con camere, refettorio, sale giochi e servizi, oltre al cortile e ad altre pertinenze.

Per molti anni la struttura ha continuato a essere utilizzata per attività rivolte ai bambini e alle scuole. Tra queste c’era anche il Laboratorio Didattico sull’Ambiente Mediterraneo.

Poi, nel 2016, la colonia ha chiuso. Da allora il complesso è rimasto inutilizzato, anche a causa di problemi strutturali.

Negli ultimi anni, però, Torino ha iniziato a cercare una nuova vita per l’edificio.

Nel 2024 la Città ha avviato una consultazione preliminare per individuare possibili modalità di recupero e gestione. Nel 2025 è quindi partito un percorso di co-progettazione con gli enti del Terzo Settore per arrivare alla riattivazione della struttura.

Il piano degli obiettivi del Comune per il 2026 indica inoltre come obiettivo la messa a disposizione della colonia e l’avvio dei lavori di rifunzionalizzazione entro il 31 dicembre 2026.

Insomma, quella che per molti torinesi è ormai una costruzione legata ai ricordi dell’infanzia potrebbe tornare ad avere una funzione educativa.

Prima di Loano c’erano le colonie alpine

Loano non fu un caso isolato.

A Torino le colonie estive esistevano già da diversi decenni. Nel 1892 furono fondate le Colonie alpine e marine Regina Margherita, che nel 1896 vennero costituite come ente morale.

Le colonie alpine arrivarono a essere 24, distribuite nelle valli delle Alpi vicine a Torino, mentre quella marina aveva sede abitualmente ad Albenga. Ogni anno accoglievano più di 500 bambini torinesi tra i 7 e i 14 anni.

Poi, tra il 1915 e il 1922, diverse scuole torinesi iniziarono a organizzare direttamente le proprie colonie estive.

La scuola D’Azeglio, per esempio, aveva una colonia alpina e dal 1924 anche una colonia marina a Diano Marina. Altre scuole organizzarono soggiorni in località alpine e marine.

Con la costruzione della grande colonia municipale di Loano, molte di queste esperienze confluirono nella nuova struttura.

A Bardonecchia una colonia è diventata un Villaggio Olimpico

Un altro caso racconta bene quanto sia cambiato il destino di questi edifici.

A Bardonecchia, nella seconda metà degli anni Trenta, venne costruita la Colonia IX Maggio, successivamente chiamata Colonia Medail.

Era un grande edificio razionalista immerso nella pineta, progettato dall’architetto Gino Levi-Montalcini e realizzato da Paolo Ceresa. La struttura venne inaugurata il 16 maggio 1939.

Decenni dopo la colonia non serviva più alla sua funzione originaria.

Quando Bardonecchia venne scelta per ospitare le gare di snowboard dei Giochi Olimpici Invernali di Torino 2006, l’ex colonia venne recuperata e trasformata nel Villaggio Olimpico.

Dove un tempo arrivavano bambini per trascorrere le vacanze in montagna, nel 2006 hanno soggiornato atleti provenienti da tutto il mondo.

La colonia sulla collina di Torino che oggi quasi nessuno ricorda

C’è poi una storia ancora più sorprendente, perché riguarda un edificio che molti torinesi conoscono ma difficilmente associano a una colonia.

È Villa Gualino, sulla collina, in viale Settimio Severo.

La villa venne progettata alla fine degli anni Venti per l’imprenditore Riccardo Gualino. Il progetto originario prevedeva un edificio molto particolare, con un corpo centrale e due ali destinate anche a ospitare un teatro e un museo.

La costruzione venne però trasformata e, nel 1936, l’edificio diventò la Colonia Elioterapica 3 Gennaio. Gli architetti incaricati della trasformazione conservarono persino la grande rampa elicoidale che collegava i diversi livelli e le camerate dei bambini.

La struttura subì danni durante i bombardamenti del 1943. Nel dopoguerra venne ripristinata e utilizzata anche come collegio.

Negli anni Ottanta fu acquisita dalla Regione Piemonte e profondamente ristrutturata. La villa venne quindi destinata ad altre funzioni, tra cui la sede della Fondazione Europea per la Formazione, un centro congressi e un hotel.

È un altro esempio di una Torino che ha cambiato completamente il significato dei propri edifici: una villa diventata colonia, poi collegio, quindi centro congressi e struttura ricettiva.

Un’estate molto diversa da quella di oggi

Le colonie raccontano anche un’idea di infanzia molto diversa da quella attuale.

Per molte famiglie torinesi rappresentavano la possibilità di mandare i bambini al mare o in montagna anche quando non era possibile organizzare una vacanza familiare.

I bambini partivano insieme ai compagni, accompagnati dagli educatori e dagli insegnanti, dormivano nelle camerate e seguivano una giornata organizzata tra pasti, giochi, attività fisica e momenti all’aperto.

Per alcune strutture l’obiettivo era esplicitamente legato alla salute: il soggiorno in montagna o al mare veniva considerato uno strumento per migliorare le condizioni fisiche dei bambini.

Era un modello educativo e sociale che nel corso del Novecento avrebbe coinvolto migliaia di bambini piemontesi.

Poi le abitudini sono cambiate.

Le vacanze familiari sono diventate più accessibili, sono nate nuove forme di centri estivi e le grandi strutture collettive hanno progressivamente perso la loro funzione.

Quei luoghi però sono ancora lì

La cosa più curiosa è che la storia delle colonie non è completamente scomparsa dal paesaggio.

A Loano esiste ancora il grande edificio dove generazioni di bambini torinesi trascorsero le estati. A Bardonecchia una colonia è diventata un Villaggio Olimpico. Sulla collina di Torino una villa trasformata in colonia ha avuto altre vite ancora.

Sono edifici che raccontano un’epoca nella quale partire per la colonia era una parte normale dell’estate di un bambino.

E forse il caso di Loano è quello che meglio riassume questa storia: un edificio costruito quasi cent’anni fa per portare i bambini torinesi al mare, chiuso nel 2016 e oggi al centro di un progetto per tornare a essere utilizzato.

La colonia non è quindi soltanto un ricordo.

È un pezzo di Torino che potrebbe tornare a vivere.

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