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Quintino Sella, lo scienziato e alpinista che voleva conoscere e costruire l’Italia

La storia di un uomo che ha amato la montagna

Gabriele Farina

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BIELLA – Ci sono personaggi che sembrano appartenere a epoche diverse contemporaneamente. Quintino Sella fu uno di questi: ingegnere e scienziato, professore universitario, studioso di mineralogia e cristallografia, uomo politico della Destra storica, ministro delle Finanze, appassionato alpinista e tra i fondatori del Club Alpino Italiano.

Nato nel Biellese nel 1827 e morto a Biella nel 1884, attraversò alcuni dei momenti decisivi della costruzione dell’Italia unita. Ma la sua storia non si esaurisce nei palazzi della politica. Una parte fondamentale della sua vita rimase legata alle montagne, alla ricerca scientifica e a quella curiosità che lo aveva accompagnato fin da ragazzo.

Dalla famiglia del lanificio agli studi a Torino

Quintino Sella nacque il 7 luglio 1827 alla Sella di Mosso, nell’attuale territorio biellese, in una famiglia numerosa e legata da generazioni alla lavorazione della lana. Era uno dei venti figli di Maurizio e Rosa Sella.

Il padre aveva avviato un lanificio sulle rive del Cervo e destinò Quintino agli studi di ingegneria idraulica, pensando probabilmente a un futuro del figlio all’interno dell’attività industriale di famiglia.

Sella si laureò all’Università di Torino nel 1847, appena ventenne. La sua formazione, però, non si fermò qui. Il governo sabaudo lo inviò a Parigi all’École des Mines, dove frequentò un corso triennale di specializzazione e approfondì soprattutto gli studi minerari. Durante quegli anni viaggiò anche in Francia, Germania e Inghilterra, visitando miniere, officine e importanti realtà industriali europee.

Quel periodo fu decisivo per la sua formazione. Sella non era interessato soltanto alla teoria: osservava direttamente le tecniche, le macchine e l’organizzazione delle attività industriali, maturando una visione nella quale scienza, tecnologia e sviluppo economico erano strettamente collegati.

Il professore e lo scienziato

Tornato a Torino nel 1852, iniziò l’attività accademica al Regio Istituto Tecnico, dove insegnò geometria applicata. L’istituto, anche grazie al suo impegno, sarebbe diventato nel 1859 la Scuola di Applicazione per gli ingegneri, destinata a trasformarsi nel 1906 nel Politecnico di Torino.

Parallelamente Sella si occupò di mineralogia e matematica. Nel 1853 divenne reggente del distretto minerario della Savoia e nello stesso anno fu nominato professore sostituto di matematica all’Università di Torino.

Uno dei suoi interessi principali era la possibilità di applicare concretamente la scienza alle attività industriali. Nel 1854, studiando il problema della separazione dei minerali nelle miniere di Traversella, progettò una cernitrice elettromagnetica, basata sull’utilizzo delle elettrocalamite. L’invenzione venne brevettata nel 1855 e alcuni anni dopo fu premiata con una medaglia d’oro all’Esposizione Universale di Londra.

La sua attività scientifica si concentrò soprattutto sulla cristallografia, campo nel quale diede contributi importanti alla matematizzazione dello studio delle forme dei cristalli. Il suo lavoro ebbe anche una dimensione internazionale: nel 1861 fu eletto membro dell’Accademia delle Scienze di Gottinga.

A testimonianza del riconoscimento ottenuto dai suoi studi, nel 1868 un minerale venne chiamato sellaite in suo onore.

Dalla scienza alla politica

La trasformazione di Sella da scienziato a uomo politico avvenne negli anni cruciali dell’Unità d’Italia.

Nel 1859 entrò nella commissione incaricata del riordino degli studi universitari e successivamente nel Consiglio superiore della Pubblica Istruzione. Nel 1860, su indicazione di Cavour, si candidò nel collegio di Cossato e venne eletto deputato.

Da quel momento la politica occupò una parte sempre maggiore della sua vita. Nel 1861 divenne segretario generale al Ministero della Pubblica Istruzione e nel 1862 assunse per la prima volta l’incarico di ministro delle Finanze nel governo Rattazzi.

Il nuovo Regno d’Italia si trovava però in una situazione finanziaria difficile. L’unificazione aveva comportato costi enormi e Sella concentrò gran parte della propria attività politica sul risanamento dei conti pubblici.

Fu una politica caratterizzata da economie e aumento della pressione fiscale, che gli procurarono anche forti opposizioni. Tra i provvedimenti più controversi vi fu l’imposta sul macinato, presentata nel 1865. La proposta contribuì alla caduta del governo La Marmora.

Sella sarebbe tornato più volte alla guida del ministero delle Finanze, soprattutto durante il governo Lanza, tra il 1869 e il 1873.

Ma la sua attività politica non riguardò soltanto le finanze. Si occupò di istruzione tecnica e professionale, sostenne la creazione delle casse di risparmio postali e nel 1869 promosse a Biella la prima scuola professionale pubblica, l’istituto che oggi porta il suo nome.

L’uomo della Carta Geologica d’Italia

Anche dopo essere entrato in politica, Sella non abbandonò mai completamente la sua formazione scientifica.

Nel 1862 sostenne la nascita della Carta Geologica d’Italia, un progetto destinato a fornire una rappresentazione sistematica della struttura geologica del Paese. ISPRA lo ricorda tra i protagonisti della nascita e dello sviluppo di questo progetto, insieme ad altri importanti studiosi dell’epoca.

Per Sella conoscere il territorio significava anche comprendere le risorse sulle quali costruire lo sviluppo economico del nuovo Stato. La sua attenzione alla geologia, alle miniere e alle infrastrutture si inseriva quindi in una visione più ampia dell’Italia appena unificata.

Nel 1869 partecipò inoltre alla commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni della Sardegna e gli venne affidato in particolare lo studio dell’industria mineraria dell’isola. La sua relazione venne pubblicata nel 1871.

Le montagne, una passione che non lo abbandonò mai

C’è però un altro Quintino Sella, quello che forse più di ogni altro è rimasto nell’immaginario piemontese: l’uomo delle montagne.

La passione per l’alpinismo aveva radici profonde. Cresciuto ai piedi delle Prealpi Biellesi, Sella compì la sua prima ascensione già a undici anni, sul Monte Mucrone.

Anche durante gli anni degli studi e dei viaggi scientifici continuò a cercare le montagne. Nel 1854 partecipò a una delle prime ascensioni al Breithorn, nel gruppo del Monte Rosa. L’episodio testimonia anche il carattere concreto con cui affrontava l’alpinismo: durante la discesa, una caduta del conte Paar avrebbe potuto avere conseguenze molto gravi e Sella contribuì, insieme a una guida, a trattenere la cordata.

Ma il momento decisivo arrivò nel 1863.

La salita al Monviso e la nascita del Club Alpino Italiano

Nell’agosto di quell’anno Sella salì il Monviso, insieme a Paolo e Giacinto Ballada de Saint Robert e al deputato calabrese Giovanni Baracco.

Fu una spedizione importante anche dal punto di vista simbolico: la salita venne raccontata da Sella in una lettera indirizzata a Bartolomeo Gastaldi e proprio al termine di quel racconto nacque l’idea di creare anche in Italia un’organizzazione dedicata alla conoscenza e alla frequentazione delle Alpi.

In altri Paesi europei esistevano già associazioni analoghe. Sella pensò che anche l’Italia avrebbe dovuto avere un proprio club alpino, capace di unire alpinismo, ricerca scientifica e conoscenza della montagna.

Il progetto divenne realtà il 23 ottobre 1863, al Castello del Valentino di Torino, quando Sella e una quarantina di soci fondarono il Club Alpino. Due anni più tardi avrebbe assunto il nome di Club Alpino Italiano.

È uno degli aspetti più caratteristici della sua figura: per Sella la montagna non era soltanto un luogo da conquistare, ma anche un ambiente da studiare.

Il Cervino e la sfida alle grandi montagne

La nascita del Club Alpino si accompagnò anche all’ambizione di portare gli alpinisti italiani sulle grandi vette ancora non conquistate.

Tra queste c’era il Cervino, allora una delle montagne più ambite delle Alpi. Sella coinvolse la guida valdostana Jean Antoine Carrel e sostenne il progetto di una salita dal versante italiano.

Nel luglio 1865 la vetta venne conquistata dalla cordata di Edward Whymper dal versante svizzero. La spedizione si concluse però tragicamente con la morte di quattro alpinisti.

Tre giorni dopo, la cordata di Carrel raggiunse la vetta dal versante italiano, piantandovi il tricolore. L’impresa era stata sostenuta e seguita anche da Sella, che aveva coinvolto nell’organizzazione l’ingegnere Felice Giordano.

L’alpinismo rimase una presenza costante nella sua vita. Negli anni successivi Sella salì con i figli diverse montagne delle Alpi: il Monte Rosa, la Punta Dufour, il Cervino e, nel 1879, il Monte Bianco.

Era anche un modo per trasmettere ai figli e ai nipoti una passione che considerava parte integrante della propria identità.

I Lincei e la cultura scientifica

La curiosità intellettuale di Sella non riguardava soltanto le scienze naturali.

Si interessò di storia, arte, archeologia e paleografia e lavorò alla trascrizione di antichi manoscritti. Tra questi vi fu il Codex Astensis, manoscritto trecentesco che aveva avuto una storia complessa ed era conservato a Vienna. Sella ne curò la trascrizione e la pubblicazione, contribuendo alla valorizzazione di una delle fonti storiche più importanti per il territorio astigiano.

Nel 1873 divenne presidente dell’Accademia dei Lincei. Sotto la sua guida l’istituzione venne profondamente riorganizzata e rafforzata nella sua dimensione internazionale. Nel 1883 lo Stato acquistò Palazzo Corsini come sede dell’Accademia, secondo un progetto al quale Sella aveva lavorato.

Nel 1881, inoltre, Sella e Giovanni Capellini promossero la fondazione della Società Geologica Italiana.

Gli ultimi anni e la morte a Biella

Nel 1881 Sella ricevette dal re Umberto I l’incarico di formare un governo, ma non riuscì a costruire una maggioranza e il tentativo fallì.

Continuò comunque a occuparsi di politica, scienza, cultura e alpinismo fino agli ultimi anni.

Morì a Biella il 14 marzo 1884, nella sua abitazione all’interno del Lanificio Maurizio Sella. Aveva 56 anni.

Fu sepolto nel cimitero monumentale di Oropa, a circa 1.200 metri di quota, in una tomba di famiglia a forma di piramide di pietra, immersa nel bosco.

Un’eredità che passa dalle montagne alla scienza

La figura di Quintino Sella è difficile da racchiudere in una sola definizione.

Fu uno degli uomini della costruzione dello Stato italiano, ma anche uno scienziato che si occupò di mineralogia, cristallografia e geologia. Fu un ministro impegnato nel risanamento delle finanze pubbliche, ma anche un sostenitore dell’istruzione tecnica. Fu un uomo della politica nazionale, ma conservò sempre un forte legame con il Biellese.

E fu soprattutto uno degli artefici della nascita dell’alpinismo organizzato italiano.

Il suo nome è rimasto sulle montagne attraverso diversi rifugi dedicati a lui, tra cui il Rifugio Quintino Sella al Monviso, quello sul versante meridionale del Monte Bianco e il rifugio al Felik, nel gruppo del Monte Rosa.

Forse è proprio la montagna a spiegare meglio la complessità della sua figura. Per Sella salire significava osservare, misurare, conoscere. La stessa curiosità che lo aveva portato a studiare i minerali e la struttura dei cristalli lo spingeva sulle vette.

Scienza, politica e alpinismo, nella sua vita, non furono quindi mondi separati. Erano modi diversi di affrontare lo stesso principio: conoscere il territorio per poterlo comprendere e trasformare.

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