Curiosità Piemonte Trasporti
Quando il treno arrivava qui: le stazioni piemontesi che non esistono più
Tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento il treno collegava città, paesi e vallate che oggi sembrano lontani dalle principali linee ferroviarie
TORINO – Ci sono luoghi in Piemonte dove oggi è difficile immaginare che, fino a qualche decennio fa, arrivassero i treni.
Una vecchia casa vicino alla strada, un edificio con una pensilina, un piazzale diventato parcheggio, una pista ciclabile che segue un tracciato ormai senza binari. A volte rimane persino il nome della stazione.
Sono le tracce di una rete ferroviaria molto più estesa di quella che conosciamo oggi.
Tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento il treno collegava città, paesi e vallate che oggi sembrano lontani dalle principali linee ferroviarie. Poi molte tratte vennero chiuse, i binari smantellati e le stazioni cambiarono funzione.
La Regione Piemonte censisce ufficialmente diverse linee ferroviarie dismesse, tra cui Airasca-Moretta, Moretta-Cavallermaggiore, Bricherasio-Barge, Busca-Dronero, Mondovì-Bastia e Bra-Ceva.
Ma dietro quelle linee ci sono anche storie di paesi che per decenni ebbero una propria stazione.
A Barge il treno portava via pietra e quarzo
A Barge la ferrovia arrivò nell’Ottocento, quando il paese venne collegato a Bricherasio attraverso una linea lunga poco meno di 12 chilometri.
La Bricherasio-Barge venne inaugurata nel 1885 e aveva inizialmente una funzione importante per il trasporto dei materiali estratti nella zona di Barge e Bagnolo Piemonte, oltre a servire il traffico passeggeri.
Il servizio passeggeri terminò nel 1966. Quello merci proseguì ancora per alcuni anni, fino al 1970, mentre la soppressione definitiva della linea arrivò nel 1984.
Ma qui la storia non è completamente scomparsa.
Il fabbricato viaggiatori dell’ex stazione di Barge esiste ancora, così come l’antica officina ferroviaria. Il Comune descrive quest’ultima come un esempio di architettura ferroviaria ottocentesca, costruita per ricoverare, pulire e riparare le locomotive a vapore.
L’ex officina è oggi legata al Museo ferroviario di Barge.
Anche il vecchio piazzale della stazione è rimasto riconoscibile: quello che un tempo era lo scalo ferroviario è oggi utilizzato come parcheggio e spazio verde.
È uno dei casi in cui il treno è scomparso, ma la stazione ha continuato a raccontare la propria storia.
A Dronero arrivò il treno di Giolitti
La storia della stazione di Dronero è ancora più particolare.
La diramazione ferroviaria da Busca venne aperta al servizio il 20 settembre 1912. L’inaugurazione ufficiale fu però rinviata al 13 ottobre 1913 per consentire la partecipazione di Giovanni Giolitti, allora presidente del Consiglio e originario proprio di Dronero.
Per il paese la ferrovia rappresentava un collegamento importante con la rete principale e con la Valle Maira.
Ma l’epoca d’oro durò relativamente poco.
Il servizio passeggeri sulla linea venne soppresso nel 1966. Il traffico merci resistette ancora per alcuni anni, fino alla soppressione definitiva della stazione nel 1982.
Il fabbricato della stazione, però, è rimasto.
E per un periodo è tornato ad avere una funzione legata proprio alla memoria ferroviaria: nel 2009 l’Associazione Amici della Ferrovia Turistica Valle Maira vi espose un carro merci restaurato.
Il treno di Dronero è quindi scomparso, ma non completamente la sua memoria.
Moretta aveva due ferrovie
Un altro caso curioso è quello di Moretta, perché la sua stazione era un vero piccolo nodo ferroviario.
Qui si incontravano la linea Airasca-Saluzzo e la ferrovia Moretta-Cavallermaggiore.
La prima venne attivata nel 1885, la seconda nel 1886. Per un paese delle dimensioni di Moretta significava avere collegamenti ferroviari verso direzioni diverse e un importante scalo merci.
La ferrovia per Cavallermaggiore ebbe però vita relativamente breve: il servizio venne chiuso nel 1959 e la linea fu formalmente soppressa nel 1961.
La linea verso Airasca e Saluzzo resistette invece fino al 1° gennaio 1986. Con la sua chiusura venne meno anche la funzione ferroviaria della stazione.
Oggi il vecchio tracciato è in parte riconoscibile e alcune sezioni sono state trasformate in percorsi ciclabili. La Regione documenta inoltre la presenza degli edifici delle vecchie stazioni lungo la linea.
A Mondovì c’era una stazione che oggi sembra un’altra cosa
La storia ferroviaria di Mondovì è particolarmente interessante perché la città aveva più di un impianto.
La vecchia stazione di Mondovì Breo apparteneva alla linea che collegava Mondovì con Bastia e poi con Cuneo. La tratta Bastia-Mondovì fu chiusa il 1° gennaio 1986.
Il fabbricato della vecchia stazione non è però scomparso.
L’Atlante RFI delle linee dismesse documenta che è stato completamente ristrutturato e destinato ad attività commerciali, mentre il piazzale è stato trasformato in parcheggio.
È proprio uno di quei casi che rendono interessante questo tipo di storia: il lettore potrebbe passare davanti all’edificio senza immaginare che lì, un tempo, arrivavano e partivano i treni.
E la vicenda ferroviaria di Mondovì è ancora più complessa: la città aveva anche l’attuale stazione di Mondovì Altipiano, realizzata nel 1933, mentre la linea verso Cuneo è rimasta priva di servizio dal 2012.
Bastia Mondovì da nodo ferroviario a stazione fantasma
Ancora più sorprendente è la storia di Bastia Mondovì.
Oggi è difficile associare il paese all’immagine di un importante nodo ferroviario. Eppure la stazione, inaugurata nel 1874, si trovava all’incrocio tra la linea Bra-Ceva e quella verso Mondovì.
Nel 1986 perse la funzione di diramazione con la chiusura della linea Bastia-Mondovì.
Poi arrivò il colpo definitivo.
Nel 1994 l’alluvione del Tanaro devastò la linea Bra-Ceva. La stazione di Bastia Mondovì cessò definitivamente il servizio e negli anni successivi furono rimossi i binari e la linea aerea.
La vecchia stazione non è stata sostituita da una nuova ferrovia.
È rimasta come una traccia di un’epoca nella quale Bastia era un punto di passaggio tra diverse direttrici ferroviarie.
Non erano soltanto stazioni: erano il centro della vita dei paesi
Guardando oggi questi luoghi è facile pensare soltanto ai binari.
Ma la stazione ferroviaria aveva un’importanza molto più grande.
Era il luogo da cui si partiva per andare in città, dove arrivavano le merci, dove il commerciante aspettava una consegna, dove i lavoratori prendevano il treno e dove, nei paesi più piccoli, si incontravano persone che arrivavano da territori vicini.
La ferrovia era anche un modo per ridurre le distanze.
La Bricherasio-Barge, per esempio, nacque anche per trasportare pietre e quarzo verso la rete principale; la Busca-Dronero collegava invece la ferrovia principale con la Valle Maira.
Quando quelle linee furono chiuse, non scomparve soltanto un servizio di trasporto.
Cambiarono i rapporti tra i paesi.
Le stazioni sono rimaste, ma i treni no
La cosa più curiosa è che in molti casi non è scomparso l’edificio.
Sono scomparsi i treni.
La Regione Piemonte spiega che il patrimonio ferroviario dismesso comprende non soltanto i sedimi delle linee, ma anche stazioni, caselli, ponti, viadotti e gallerie, spesso ancora presenti sul territorio.
Alcune stazioni sono diventate abitazioni.
Altre sono state trasformate in musei o attività commerciali.
Altre ancora sono rimaste vuote, nascoste dalla vegetazione.
E in qualche caso il vecchio tracciato è diventato una pista ciclabile.
È quello che è successo, per esempio, lungo parte della Bricherasio-Barge e della Airasca-Moretta, dove il sedime ferroviario è stato riutilizzato per la mobilità ciclabile.
Un Piemonte che viaggiava su binari oggi scomparsi
Il Piemonte ferroviario di oggi è molto diverso da quello di un secolo fa.
La rete regionale attuale conta circa 2.000 chilometri, ma molte delle linee secondarie che un tempo attraversavano campagne, vallate e piccoli centri sono state progressivamente abbandonate.
Eppure basta conoscere qualche indirizzo per scoprire che quella rete non è completamente scomparsa.
A Barge c’è ancora l’antica officina.
A Dronero è rimasto il fabbricato della stazione.
A Mondovì Breo l’edificio è stato riconvertito.
A Moretta sono ancora leggibili le tracce dello storico nodo ferroviario.
A Bastia Mondovì rimane il ricordo di una stazione che un tempo collegava più linee.
Sono luoghi che raccontano un Piemonte nel quale il treno arrivava molto più vicino alla vita quotidiana dei piccoli centri.
E forse è proprio questo l’aspetto più curioso: oggi possiamo attraversare quei paesi senza accorgerci che, proprio lì, un tempo arrivava un treno.
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