Val d’Aosta, regione cuscinetto per la ‘ndrangheta

La presenza della ‘ndrangheta in Val d’Aosta è argomento delicato e controverso. Anche a quelle latidudini le amministrazioni locali “autonome” rifiutano nettamente la possibilità che nel loro territorio operi la ‘ndrangheta. E in effetti a queste latitudi le ‘ndrine uccidono di rado e non si registrano casi d’infiltrazione nelle istituzioni. La Val d’Aosta è però il luogo ideale, così lontano dai riflettori dei media, per riciclare denaro sporco attraverso l’acquisizione e il controllo di attività legali, imprenditoriali o commerciali, attraverso prestanome.

Le montagne della Vallée sono poi il luogo ideale dove nascondere latitanti quando i normali luoghi di nascondimento, al nord come in Calabria, si fanno caldi. Accade però che la temperatura salga anche sotto i ghiacci del Monte Bianco: nel 1982 fu fatta esplodere l’auto del pretore di Aosta, Giovanni Selis, salvo per miracolo. Nel 1990 venne trucidato a Issogne Giuseppe Mirabelli, omicidio inerente alla faida tra le famiglie Garofano e Mirabelli allora in corso in Calabria. Analogo movente per l’omicidio di Gaetano Neri, a Pont Saint-Martin, nel 1991. Sarebbero ben nove le cosche operanti, tutte con radice in Calabria, terra di sussulti capaci di farsi sentire anche all’altro capo delo stivale.