Il procuratore Caselli: “La Ferrero sapeva dell’accordo con Federfarma”

L’assessore regionale sapeva dell’accordo con la federazione dei farmacisti per la distribuzione di pannoloni sul territorio. È questa la motivazione degli arresti domiciliari che le sono stati notificati questa mattina dalle Fiamme Gialle. A spiegarlo, in una conferenza stampa al Palazzo di Giustizia di Torino, sono stati il procuratore generale di Torino, Giancarlo Caselli e il procuratore aggiunto, Andrea Beconi. L’interrogatorio di garanzia si svolgerà domani mattina davanti al gip Cristiano Trevisan. “Anche senza deleghe la Ferrero avrebbe potuto continuare ad influenzare l’amministrazione Cota”, hanno detto i magistrati.

“MOTIVAZIONI POLITICHE”. L’accusa, per la quale la Ferrero era già stata iscritta nel registro degli indagati, è di turbativa d’asta. Dall’analisi delle carte dell’inchiesta aperta a fine maggio, dagli interrogatori di garanzia e dalle dichiarazioni delle persone informate sui fatti “è risultato che l’assessore ha più volte incontrato rappresentanti di Federfarma per discutere proprio dell’accordo sui pannoloni” spiega Beconi. Da qui i “gravi indizi” che hanno fatto ritenere necessari gli arresti domiciliari. Il procuratore aggiunto ha sottolineato che l’accordo, reato ritenuto consumato già con la revoca del bando regionale con delibera dell’assessore, era stato adottato “non nell’interesse pubblico, ma con motivazioni eminentemente politiche di Ferrero e Gambarino che hanno organizzato diversi incontri con i farmacisti per sostenere alcuni soggetti che si presentavano alle elezioni amministrative”.

Una scelta, hanno confermato i magistrati, che non sarebbe stata affatto economica, al contrario di quanto invece sostenuto durante gli interrogatori da Luciano Platter e Marco Consolo, presidente e Segretario di Federfarma Piemonte.

LA VICENDA DI CHIVASSO. Nell’ordinanza del gip di Torino, Cristiano Trevisa, che ha disposto gli arresti domiciliari per l’ex assessore alla Sanità, la Ferrero è indagata anche per abuso d’ufficio. La vicenda (QP ne ha parlato qui) è quella dell’apertura del servizio di emodinamica a Chivasso: la Ferrero, in concorso con Piero Gambarino, suo braccio destro, e Renzo Secreto, commissario straordinario dell’Asl To4, avrebbe spinto Secreto ad adottare una delibera per far affidare il servizio di emodinamica di Chivasso alla clinica privata Villa Maria Pia con una convenzione. Questo, sottolineano gli inquirenti, nonostante il piano di rientro sanitario adottato dalla Regione indicasse che non esisteva necessità di apertura di nuove strutture a Chivasso. “Il gip – spiega il procuratore aggiunto, Andrea Beconi – ha inserito questo elemnto nell’ordinanza per sottolineare un modus operandi di Gambarino e Ferrero nella gestione della sanità regionale”.

Anche su questo episodio la procura sostiene che si trattò di una scelta fatta per favorire il candidato sindaco uscente del Pdl, Bruno Matola, sconfitto poi alle elezioni dall’avversario di centrosinistra. Secondo il gip, la Ferrero avrebbe potuto reiterare i reati anche perchè “ha mantenuto il ruolo di assessore” ha spiegato Beconi. La Ferrero infatti, il 27 maggio scorso, aveva sì rimesso le deleghe alla sanità, ma aveva comunque conservato la nomina in giunta. “Per il suo ruolo – ha aggiunto Beconi – avrebbe potuto continuare a influenzare le decisioni amministrative”.

I COLLEGAMENTI CON L’INCHIESTA MINOTAURO. La procura di Torino sta indagando inoltre su possibili collegamenti tra l’inchiesta sulla sanità e l’operazione Minotauro sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta in Piemonte. “Sono due inchieste diverse – ha sottolineato il procuratore Caselli – eventuali punti di contatto potrebbero essere quelli di cui abbiamo letto in alcune cronache“.