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Inchiesta Juventus Stadium: il gruppo Marcegaglia finisce nel mirino della Procura

Redazione Quotidiano Piemontese

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L’inchiesta sullo Juventus Stadium continua ad allargarsi: nella questione “acciaio scadente” potrebbe finire infatti anche il gruppo Marcegaglia, almeno secondo indiscrezioni apparse sui quotidiani. Finora la lista del sostituto procuratore Gabriella Viglione vede tra gli indagati i tre firmatari del certificato di collaudo: il manager del Comune Giovan Battista Quirico, il direttore dei lavori Francesco Ossola e il supervisore del progetto Paolo Erbetta. Ma a vendere il materiale peggiore potrebbe essere stato proprio il gruppo che fa capo alla famiglia della leader degli industriali italiani.

Dal quartier generale – ovviamente – smentiscono: “Noi abbiamo venduto il tipo di acciaio che ci era stato richiesto”. Eppure alcuni campioni di acciaio prelevati hanno dimostrato essere peggiori del 15-20% rispetto a quello richiesto, in particolare in quanto a resistenza ed elasticità. Ma l’inaugurazione era già stata fissata, e la “nuova” gestione Agnelli aveva fretta di aprire un nuovo capitolo nella storia bianconera. “Il primo ad accorgersi che qualcosa non andava, intorno a febbraio, è stato Franco Ossola – ha spiegato il suo avvocato, Giulio Demaria -. È stata quindi fatta una modifica al progetto per rinforzare i pennoni, depositata allo Sportello unico del Comune il 5 agosto, cioè tre giorni prima del collaudo che è avvenuto l’8”. Peccato che secondo la Procura una richiesta non basti per garantire l’idoneità effettiva dell’impianto.

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