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Economia

Lunedì decisivo per il futuro di medio periodo di RCS, se salta la fusione Corriere – Stampa, che fine farà il giornale degli Agnelli ?

Redazione Quotidiano Piemontese

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rcs-lastampaLunedì 10 marzo sarà l’ennesimo giorno di passione per Rcs dato che si svolgerà il Cda dell’editrice quotata in borsa per l’approvazione del bilancio 2013 , ma in cui potrebbe capitare un po’ di tutto dato che dopo le dimissioni di Carlo Pesenti, dovrebbero seguire anche quelle di altri quattro membri del cda che porterebbero a mancare oltre la metà del Cda e alla sua  decadenza  automatica. La tensione è da tempo altissima intorno al nome di Pietro Scott Jovane, discusso amministratore delegato vicino alla famiglia Agnelli – Elkann proprietaria del 20% delle azioni. I proprietari delle altre quote importanti dell’editrice sono

Intesa Sanpaolo (6,5%), Fonsai-Unipol (5,6%), Pirelli (5,4% ) ,   Italmobiliare  che vuole cedere il suo 3,8%, mentre Diego Della Valle (8,9%),  ha proposto di lasciare Rcs da gestire a Urbano Cairo detentore del 2,8% delle azioni. Il gran discutere a Rcs ha anche importanti conseguenze sulla piazza piemontese dato che la situazione di beligeranza sta allontanando temporalmente la fusione Corriere – La Stampa che porterebbe un po’ di ossigeno e speranza al giornale torinese degli Agnelli che continua in bilanci fortemente passivi e che Marchionne consiglia a Elkann di abbandonare al suo destino. Anche il direttore del giornale torinese

Mario Calabresi che da tempo pareva portato in palmo di mano da John Elkann alla direzione del giornale milanese, pare oramai in perenne lista d’attesa per passare al Corriere. Quelli sicuramente più arrabbiati saranno gli ex dipendenti di Pubblikompass sacrificati nel passaggio della pubblicità del giornale degli Agnelli a Rcs in un primo atto di una possibile integrazione che non sembra realizzabile allo stato attuale delle cose.

Scrive il fatto Quotidiano: 

Lunedì basteranno le dimissioni di altri quattro consiglieri per ridurre l’organo da nove a quattro membri, e quando viene a mancare oltre la metà del consiglio la decadenza è automatica. In questo modo verrà messo fuori gioco l’amministratore delegato, Pietro Scott Jovane, messo sotto accusa in primo luogo dal secondo azionista, Della Valle, ma ormai da tempo bersaglio di azionisti e consiglieri “malpancisti”, critici con la linea imposta dal primo azionista, la Fiat di Elkann, che ha assunto il comando con il 20 per cento delle azioni.

Pesenti si era dimesso dopo una discussa operazione portata a termine a fine gennaio da Jovane, senza informare il consiglio d’amministrazione. E cioè l’acquisto di un sito di prenotazioni alberghiere, Hotelyo, tra i cui azionisti c’è la finanziaria torinese Lamse che fa capo ai fratelli Andrea e Anna Agnelli, cugini di Elkann e soprattutto azionisti indiretti di Fiat.

Lunedì i consiglieri dovranno motivare le loro dimissioni, anche perché Rcs è quotata in Borsa e il tutto deve essere fatto in assoluta trasparenza, senza che sorgano sospetti di una forzatura da parte di qualche socio influente. Dopo la decadenza dell’attuale cda sarà l’assemblea dei soci, già convocata per il 29 aprile per il bilancio, a nominare il nuovo vertice.

È dunque Jovane a fare le spese dello scontro tra gli azionisti. Anche se ultimamente risulta raffreddata la stima dello stesso Elkann nei suoi confronti, Jovane paga soprattutto le accuse di Della Valle, in buona parte condivise nella sostanza, se non nei toni, da altri azionisti e dallo stesso direttore del Corriere della Sera, Ferruccio de Bortoli. Non ha aiutato la serenità dei rapporti la franchezza con cui de Bortoli lo scorso novembre, in occasione di una riunione del cda, ha detto a chiare lettere in una lettera che il piano di ristrutturazione del gruppo era “sbagliato”, a cominciare dalla vendita della sede di via Solferino fino all’aumento del prezzo del quotidiano.