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Scienza e TecnologiaTorino

Scoperto come funziona il Calendario Meccanico Universale di Plana, il primo computer della storia

Gabriele Farina

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Tra i tesori custoditi a Torino c’è anche un capolavoro di ingegno e matematica applicata considerato il primo computer della storia: al civico 25 di via Garibaldi, all’interno della Cappella dei Mercanti, si trova il Calendario Meccanico Universale, una macchina affascinante e sorprendente per gli standard tecnologici dell’epoca nella quale fu costruito, nel 1831.

Ora i vincitori del concorso organizzato da Politecnico di Torino, Seat Pagine Gialle e Congregazione dei Banchieri, Negozianti e Mercanti, sono riusciti a scoprire come funziona l’algoritmo che lo regola.

Il Calendario, realizzato dall’astronomo e matematico piemontese Giovanni Antonio Amedeo Plana, permette di identificare la collocazione mensile e settimanale di ogni giorno dell’anno dalla nascita di Cristo fino al 4000, informazione a cui si associano i dati relativi a lunazioni, maree, festività e Santi del giorno. Fin dalla sua costruzione, l’estrema precisione del congegno e l’ampio spettro temporale che il Calendario ricopre hanno suscitato interesse ed ammirazione.

Al concorso hanno partecipato studenti delle Lauree Triennali e Magistrali. Duplice l’obiettivo dello studio condotto dai partecipanti: da un lato scoprire quale sia l’algoritmo che regola il funzionamento meccanico del Calendario, dall’altro realizzare un’interfaccia digitale che permetterà a chiunque, attraverso un sito web dedicato, di fruire del Calendario, riuscendo così ad avere informazioni precise su qualsiasi giorno dell’anno.

A vincere la competizione sono stati Roberto Cappato, Sergio Spano e Meysam Nasiri, che sono stati premiati quest’oggi nel corso di una cerimonia proprio nella Cappella dei Mercanti, alla presenza di Lorenzo Masetta – Pia Congregazione dei Banchieri, Negozianti e Mercanti, Enrico Macii – Vicerettore Politecnico di Torino, Vincenzo Santelia – Ad Seat Pagine Gialle ed Elide Tisi – Vice Sindaco Città di Torino.

La ricerca degli studenti ha rivelato che il Calendario funziona come un vero e proprio computer, composto da memorie a tamburo (ovvero cilindri su cui sono scritti dati in forma numerica), a disco e a nastro in grado di memorizzare oltre 46.000 dati. La ricerca ha condotto, inoltre, alla realizzazione di un prototipo in scala, che sarà ora fruibile da tutti i visitatori della Cappella. Dall’ingegneria dell’Ottocento alle più moderne innovazioni tecnologiche il passo è breve: il gruppo vincitore ha realizzato, infatti, anche una versione informatizzata del meccanismo di funzionamento del Calendario, rendendolo disponibile online.

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