Scontro in Sala Rossa tra Appendino e Fassino, l’ex sindaco: “Si profila il predissesto finanziario”, la prima cittadina: “La colpa è vostra”

Duro scontro in Sala Rossa tra la sindaca, Chiara Appendino, e l’ex primo cittadino, Piero Fassino, dopo la relazione dell’assessore comunale al Bilancio, Sergio Rolando, sul  pronunciamento definitivo della Corte dei Conti sul consuntivo 2015 e sul Bilancio 2016-2018 che segue nel solco la pronuncia del gennaio di quest’anno, relativa al consuntivo del 2014.

“Questa giunta – ha esordito Fassino – non ha una politica di entrate ed è la prima volta, in questi anni, che Torino è stata declassificata ed ha un rating più basso. Ed è la prima volta che si profila il predissesto finanziario. A un anno di questa Amministrazione si vede un ridimensionamento delle opportunità di Torino, una città più piccola, come si è visto dalla presentazione della variazione del Prg. Il momento della verifica ci sarà nel momento dell’assestamento del bilancio che metterà a nudo la vostra assenza di un progetto per il futuro di Torino”.

Dura la risposta della sindaca Chiara Appendino: “Il consigliere Fassino sa bene, data la sua esperienza, che quando si eredita un’amministrazione, questa è un’auto in corsa, occorre sapere dove va e come funziona. E la sua principale responsabilità, seguendo la metafora, è quella di aver detto per cinque anni di aver ereditato una Ferrari, solo che non lo era affatto, era piuttosto un’auto che aveva una ruota sola e poca benzina”.

“Un’amministrazione – ha continuato Appendino – a prescindere dal colore politico, deve avere il coraggio di dire come stanno le cose a proposito dei conti della Città, mentre ora il consigliere Fassino si è limitato a leggere poche righe del corposo documento della Corte dei Conti.  Il debito strutturale è diminuito, dice l’ex sindaco, ma non dice, come afferma la Corte dei Conti, che è aumentato in quanto l’amministrazione precedente ha utilizzato uno strumento straordinario che ha avuto effetti postumi, non ha gestito in modo strutturale la tesoreria ed ha caricato la spesa corrente di 20 mln in più per gli oneri di quel Decreto 35”.

“Si è parlato dei derivati come di qualcosa di virtuoso, ma l’unica amministrazione che si è presa in carico i derivati è stata la nostra, recuperando 7 milioni di euro. Dov’è la virtuosità nell’usare l’avanzo per coprire la spesa corrente, ci avete accusati di usare gli oneri di urbanizzazione, che non sono entrate certe ma quando si concretizzano generano cassa, ma l’avanzo quale cassa genera sulla spesa corrente? Genera solo disallineamento. Sulle aziende partecipate, la Corte dei Conti ha detto che non era stato predisposto un piano di ricognizione, cosa che noi faremo entro settembre. Su GTT e InfraTo, i torinesi dovranno pagare le passività, chi è stato dal 2014 a non finanziarie quelle passività? Le prossime amministrazioni dovranno farsi carico di questo. Ci avete accusati di aver ridotto la spesa, ci avete invitati a non aumentare le entrate…ma quest’Amministrazione si assume le proprie responsabilità. Ci vuole onestà intellettuale, non un rimpallo di responsabilità, la realtà oggettiva ci dice che questa Città ha i conti in disequilibrio strutturale”.

“Dobbiamo guardare avanti – ha concluso Appendino – senza raccontare una realtà che non esiste. Lavoreremo su un piano pluriennale, cercando di non ricorrere al predissesto. Questo comporterà scelte coraggiose, in passato non fatte: rinegoziare i contratti di servizio, rivedere le partecipate, riprendere in mano tutta la spesa. Sul piano della cassa, occorre essere più capaci di riscuotere entrate attuali, anche il pregresso, residui di anni. Sulla competenza, siamo in disequilibrio strutturale e lo dicevamo già a novembre. Ho detto alla Corte dei Conti – e lo ribadisco qui – che non è pensabile tagliare dall’oggi al domani, occorreranno tagli dolorosi, riorganizzare i servizi. Abbiamo bisogno di un piano strutturale per risanare i conti, siamo pronti a farlo ma deve essere chiaro a tutti il contesto: c’è una situazione di disequilibrio strutturale, il quale prevede un forte risanamento: se questo non avverrà, il rischio è il predissesto”.