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La Juve e la Chiampions, una malafesta

Redazione Quotidiano Piemontese

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Per esorcizzare la sindrome della coppa più importante, si sono raccolti undici giornalisti a ricordare ciascuno la sua esperienza (generalmente da testimone diretto) relativo alla Juventus in Coppa dei Campioni o Champions League. Da Cucci a Beccantini, da Crosetti a Pastorin, da Ruggiero ad Accossato, da Beatrice a Bonsignore, sotto l’attenta regia di Luca Rolandi. Si parte da Belgrado e dalla cocente delusione di Atene 1983 con l’Amburgo, si passa dalla tragedia dell’Heysel, che non viene descritta perchè quella sera è macchiata da qualcosa di più grande di una partita di calcio e via verso il trionfo di Roma e poi le concenti sconfitte (cinque consecutive) con Borussia, Real, Milan, Barcellona e ancora Real lo scorso anno a Cardiff.

La Juve è una squadra internazionale, conosciuta e apprezzata ha vinto tutte le coppe europee e mondiali e 6 nella speciale classifica del palmares mondiale ma quella dannata coppa dalle grandi orecchie suscita pensieri negativi, leva energie alle gambe, trasforma affermati campioni e giovani promesse, in statue di sale pronte a sciogliersi nel mondo dell’atto finale. Non a caso Luca Rolandi nella sua prefazione racconta che il sogno più frequente e il pensiero che nel subconscio alberga nell”animo del tifoso juventino mai sazio ma pienamente satollo di successi nazionali (scudetti e coppe) vorrebbe vedere trionfare una volta in una finale, magari con un classico 2-0 senza polemiche, la propria squadra nella massima competizione europea. Quello è l’obiettivo per milioni di cuori bianconeri, nulla più e di più di quel sogno. Riportare sotto la Mole la Coppa dei campioni.

MALAFESTA JUVE, da Belgrado a Cardiff; di autori vari, a cura di Luca Rolandi, Bradipolibri edizioni, 149 pagine, 13 euro.

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