Tav: mondo industriale e produttivo ribadisce ‘sostegno all’opera per evitare la marginalizzazione del Piemonte’

“Le ormai quotidiane, contraddittorie e irrituali dichiarazioni sul futuro della nuova linea Torino Lione da parte di importanti esponenti del Governo sorprendono, preoccupano e creano estrema inquietudine. È assolutamente necessario sottolineare ancora una volta la compattezza delle forze economiche e politiche che sostengono un’opera già ampiamente avviata, prioritaria per il Piemonte, l’Italia e l’Europa, frutto di un percorso democratico e condiviso che ne ha, negli ultimi 10 anni, modificato e profondamente migliorato il progetto”. Per questo, il Presidente di Confindustria Piemonte Fabio Ravanelli, con il Presidente dell’Unione Industriale di Torino Dario Gallina, il Presidente di Ance Piemonte Giuseppe Provvisiero, il Presidente del Collegio Costruttori Edili di Torino Antonio Mattio e il Presidente dell’Associazione Impiantisti Torinesi Bruno Ulivi si sono trovati lunedì 30 luglio presso il Centro Congressi per ribadire il “sostegno all’opera per evitare la marginalizzazione del Piemonte e far sentire la voce del sistema produttivo piemontese affinché lo sviluppo delle infrastrutture del nostro Paese non sia frutto di ricatti politici a spese del tessuto produttivo”.

In concomitanza con l’iniziativa a favore della Torino-Lione è intervenuto, il presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino, che ha rilasciato la seguente dichiarazione:

Impegni di Giunta, e il viaggio a Roma per incontrare il presidente del Coni Giovanni Malagò, mi impediscono di essere presente all’iniziativa a sostegno del collegamento Torino-Lyon organizzata da Confindustria Piemonte e dal mondo economico piemontese, iniziativa che ritengo assai importante.

Le mie posizioni sono note, e credo di non dover tornare a ribadire l’importanza di un’infrastruttura strategica per tutto il Piemonte e per il Nord-Ovest. Se malauguratamente il Governo dovesse davvero decidere di bloccare un’opera che si sta già realizzando nella parte internazionale, è evidente che bisognerà trovare uno strumento – e il referendum consultivo potrebbe essere quello adatto – per far sentire l’opinione di tutti i cittadini e far capire che il Tav non interessa solo il mondo dell’economia, ma la nostra comunità nella sua interezza.

Vorrei anche che nessuno dimenticasse che l’attuale linea e soprattutto l’attuale tunnel sono pericolosi, ed entro un decennio potrebbero non essere più utilizzabili: prova inconfutabile di ciò sono le attuali misure di sicurezza atte a limitare il transito dei treni merci e dei treni passeggeri, perché in quel tunnel, nato nel 1865, non è possibile garantire gli standard di sicurezza che sono attualmente in vigore in tutti i trafori dell’arco alpino, i quali non a caso sono o in via di rifacimento come il Brennero o già rifatti come il San Gottardo.

Dire no al tunnel di base equivale a costruire un muro fra Italia e Francia, chiudendo sostanzialmente la via alpina che da oltre 2mila anni è un naturale passaggio per persone e merci.

 



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