Commissione d’indagine scandalo Finpiemonte: maggioranza e opposizione la vedono diversa su come sono andate le cose

Si è chiuso con la relazione finale di maggioranza il percorso Commissione d’indagine conoscitiva sulle vicende giudiziarie di Finpiemonte Spa, in relazione alla qualifica di intermediario finanziario iscritto all’Albo di Banca d’Italia.

L’indagine svolta congiuntamente dalle Commissioni prima e terza insieme alla Commissione per la promozione della legalità si è svolta tra maggio e luglio del 2018 in una dozzina di sedute con audizioni varie.

L’unica relazione, che è stata  approvata dall’Aula è stata illustrata da Raffaele Gallo: “Da tutto questo si evince che la Regione Piemonte è parte lesa in una truffa che ha prontamente denunciato e sulla quale dovrà pronunciarsi la magistratura”.

Di diverso avviso le opposizioni che hanno presentato due relazioni, una del gruppo M5s ed una seconda per i gruppi del centrodestra e che hanno rilevato pesanti responsabilità politiche a carico dell’esecutivo uscente.

Nella relazione di maggioranza si sottolinea  che il presidente della Giunta regionale, Sergio Chiamparino, appena venuto a conoscenza della situazione non ha esitato a presentare denuncia alla Procura insieme ai suoi assessori.

Secondo la relatrice del gruppo M5s, Francesca Frediani, “Il più grosso limite dell’indagine è legato all’aver scelto la Commissione di indagine anziché quella di inchiesta, come richiesto dal gruppo consiliare M5S. Limite che si è concretizzato quando la concomitanza di un’indagine giudiziaria ha fatto sì che diversi soggetti pubblici abbiano rifiutato di presentare documenti fondamentali per il lavoro della Commissione stessa. A conclusione dell’indagine conoscitiva, riteniamo sia emerso che per quanto si potesse ritenere efficiente il sistema di controllo, esso in realtà si avvaleva di procedure frammentate che deresponsabilizzavano i vari soggetti ed è evidente che laddove i soggetti controllori non adempiono correttamente ai loro doveri, il sistema fallisce. Preoccupa, quindi, pensare come una Finanziaria al centro di un progetto di trasformazione in istituto bancario sottoposto a vigilanza della Banca d’Italia, potesse lasciare in mano a singoli soggetti una tale libertà di azione senza aver prima predisposto un controllo efficace. Una superficialità che ha avuto ricadute pesantemente sul tessuto produttivo piemontese.”

“Si parte dall’errore di aver trasformato Finpiemonte in una banca” ha dichiarato Gian Luca Vignale (Mns) che ha illustrato la relazione dei gruppi del centrodestra. “Un errore sottolineato dall’abbandono di questa scelta dopo due anni. Dalla relazione si evince anche che una attività resa più complessa doveva essere iniziata con la certezza di garantire un adeguato controllo. Invece per oltre un anno non si sarebbe assunto un risk manager e non si sono messi in atto adeguati sistemi di controllo, una circostanza che ha costituito un importante elemento di fragilità. Sembra anche incredibile che vi siano soggetti che per mesi non riescano a sapere cosa accade sul proprio conto. Sono tali e tante le mancanze da apparire addirittura dilettantesche”.

Nella replica finale, l’assessora alle Partecipate, Giuseppina De Santis, ha affermato che le tre relazioni condividono il fatto che questa vicenda è frutto di un disegno criminoso ai danni di Finpiemonte e della Regione. Rispetto ai responsabili, il Consiglio di amministrazione era stato nominato cercando d’individuare persone che la Giunta regionale riteneva avessero la fiducia di una parte del Consiglio ben più ampia della sola maggioranza.



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