#villeabbandonate La villa del Conte d’Agliè a Torino dove Dario Argento ha girato La Terza Madre

Sparse nel territorio torinese e in tutto il Piemonte, esistono decine di gemme decadenti, lasciate al più completo abbandono, ma custodi di grandi storie e soprattutto meraviglie architettoniche. Uno dei più ammalianti e significativi è situato a due passi dal centro di Torino, una dimora storica nobiliare, con più di 400 anni.

Questa villa venne costruita durante il periodo della grande peste che colpì la città (8.000 morti sui 25.000 totali di popolazione).
Non ci sono informazioni molto precise, si sa che nel 1630 Ludovico San Martino d’Agliè (letterario e politico), acquistò un terreno in quella zona di Torino, e vi fece costruire la residenza.
Ludovico morì proprio in questa dimora nel 1646, che passò di proprietà al nipote Filippo san Martino d’Agliè (anche lui letterato, politico e musicista), dove visse fino al giorno della sua morte, 1667 (fu sepolto al monte dei Cappuccini).

Da allora fino ai giorni nostri non ci sono molte notizie a riguardo, è passata di proprietà in proprietà nel corso degli anni. Si presume che siano state apportate molte modifiche alla pianta originale, per via dei vari stili architettonici presenti nella villa. Non ci sono informazioni precise sulla proprietà attuale, c’è chi pensa sia proprietà del comune, altri sostengono sia ancora proprietà privata, una cosa è certa: questo gioiello nascosto nel precollina di Torino è annoverato nei registri dei beni culturali di Torino.

Riguardo agli stili si può ammirare tra gli altri, (come alcuni documenti dimostrano), la mano di Pietro Fenoglio, architetto del liberty Piemontese di inizio secolo. Sono proprio di quest’ultimo le modifiche più recenti apportate al palazzo intorno al 1905. Sue, sono anche le opere di Villa Scott in corso Lanza (location del famoso film di Dario Argento Profondo Rosso), e Casa Le Fleur (Palazzo dei Draghi), in Corso Francia a Torino, conosciuta come la più bella dimora liberty italiana, costruita come sua dimora personale, ma mai realmente utilizzata.

Dario Argento, da sempre amante di Torino e della sua magia, scelse proprio questa villa disabitata per girare le scene finali del film La Terza Madre, dove si può vedere Asia Argento (minuto 1:18 del film) che entra in questa villa spettrale, splendida e suggestiva senza nessun ritocco scenografico.

Scoprire l’ubicazione della villa è praticamente impossibile, a meno che non si conosca la posizione esatta. E’ immersa in una fitta boscaglia, dopo un non poco tortuoso passaggio.
Già nel bel mezzo del bosco si ha la sensazione di essere vicini alla meta, in quanto si attraversano ponti in pietra, fontane e statue appartenenti al vecchio parco nobiliare, piccoli assaggi che ti immergono in un’atmosfera da film thriller. Dopodiché si arriva di fronte al palazzo e non si può fare a meno di essere sopraffatti dallo stupore.

Quello che salta subito all’occhio è la maestosa entrata fatta di colonne e archi, insieme anche ad un camino con lo stemma nobiliare. Dall’entrata si alza un bellissimo scalone con soffitti e pareti decorati, il quale introduce nella stanza centrale (la più bella del palazzo).
In questa stanza sono ancora presenti le statue ornamentali della porta d’entrata, i decori del camino e uno specchio enorme sul muro opposto. Tutta la stanza è finemente affrescata e si sviluppa in altezza; sul soffitto è presente anche un bellissimo lucernario che rende l’atmosfera ancora più magica. Al terzo e ultimo piano vi erano probabilmente le stanze da letto della servitù, qui l’abbandono è più marcato, muffa sui muri, odore acre, e travi abbastanza pericolanti. Non è di certo presente lo sfarzo delle sale sottostanti.

Una zona molto suggestiva si può trovare scendendo nei sotterranei. Qua l’atmosfera diventa davvero molto inquietante. La zona è molto ampia e prende tutta la pianta della villa. Tutto il pavimento è ricoperto da fango, e dal soffitto cadono gocce d’acqua dalle infiltrazioni. In queste stanze sono presenti le vecchie cucine, i ripostigli e le cantine (dove si possono ancora trovare delle vecchie bottiglie di fine 800). Nella stanza più buia di questo sotterraneo, visibile solo con delle torce, ci si imbatte nell’entrata di una piccola grotta (che Argento usò come “finte” catacombe, allungandole con effetti di ripresa di una decina di metri).
Come tutte le ville nobiliari dell’epoca anche questa possiede una cappella privata. Quest’ultima è l’edificio più danneggiato. Sono presenti grosse crepe sui muri d’entrata e sulla cupola (probabilmente non resisterà ancora a lungo).
Per quanto ci riguarda, a livello architettonico e culturale, è una delle più belle ville abbandonate d’Italia se non d’Europa. Una struttura del genere meriterebbe una fine migliore di quella odierna, all’interno del parco della villa sono presenti due dependance, probabilmente predisposte ai custodi, ma anch’esse sono disabitate. Ci siamo stati più volte e nel tempo abbiamo notato che non viene più tagliata l’erba che circonda la casa. Per avvicinarsi infatti bisogna farsi strada attraverso una selva di ortiche alte quasi come una persona.
Purtroppo più passa il tempo e più, questo piccolo gioiello torinese, sarà meno accessibile e visitabile.

(Questo articolo e le foto relative sono di Urbexteam OldItaly)



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