Dopo il commissariamento di Uber Italy, anche a Torino arrivano le accuse di caporalato per Uber Eats

Il tribunale di Milano ha disposto l’amministrazione giudiziaria, ovvero il commissariamento di Uber Italy srl in seguito alle accuse di sfruttamento e caporalato sui lavoratori. Ora anche la procura di Torino vede aperta un’inchiesta sul mondo degli app fattorini di Uber Eats.

Le accuse arrivano dal team di avvocati Bonetto, Druetta, Vitale e Martinelli, che raccolgono le denunce dei lavoratori rider, pagati 3,50 euro a consegna in qualunque orario dalle 10 di mattina all’una di notte, con persone che li reclutavano davanti a fast-food o ristoranti del centro. Spesso per non dire sempre si tratta di persone in difficoltà, ai margini della società, come alcuni richiedenti asilo provenienti da zone di guerra con una povertà estrema.

La situazione di Torino si profila anche peggiore che a Milano spiegano gli avvocati: “Qui le caratteristiche del lavoro sono simili. Ma con l’utilizzo dell’arruolamento su strada da parte di veri e propri caporali, la situazione è ancora peggiore. Per questo abbiamo presentato un esposto che non riguarda solo il caporalato, ma anche le ipotesi di reato relative alla tutela dell’integrità fisica e morale dei lavoratori; con la possibile responsabilità sia da parte di Uber sia, in concorso, di imprese satellite”.

Testimonianze parlano di 80 euro di ammenda se non si riconsegnava la borsa dopo la fine del rapporto di lavoro e di lavoro non pagato con la scusa del proseguimento del periodo di prova. I rider, per rimanere a posto con i documenti che testimoniano un lavoro, pur precario, erano soggiogati da questo sistema.



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