L’ultima risata, intervista con Elena Genero Santoro

Elena Genero Santoro torna con i sui Patrick e Futura, protagonisti di una saga lunga e appassionante, a cui ci siamo ormai affezionati. Il nuovo romanzo si intitola L’ultima risata, Collana Policromia, e vede i nostri eroi impegnati (come sempre) su più fronti.

Futura è nell’agriturismo di famiglia nel cuneese, dove il padre sta vivendo gli ultimi giorni circondato dagli affetti più cari. Un tumore non gli lascia scampo. Patrick è invece bloccato a Barcellona, dove una studentessa si è invaghita di lui e gli crea una serie di problemi inattesi e nel momento sbagliato. Intanto, a Torino, la loro amica Manuela, è in crisi col fidanzato e incontra un possibile nuovo amore, che riserverà però amare soprese.

Trovate come sempre la recensione completa del libro sul mio blog, qui di seguito Elena Genero Santoro ha risposto alle mie domande.

Tornano Futura e Patrick. A che punto della loro vita li incontriamo questa volta?

Futura e Patrick sono sposati e hanno una bambina piccola. Pur avendo dovuto trasferirsi a Barcellona per il lavoro, hanno raggiunto un certo equilibrio. Andrebbe tutto a gonfie vele, MA… qualcosa deve pur capitare per riportarli tra le mie pagine. Questa volta ho preferito spostare il baricentro: dopo i primi libri totalmente incentrati sul loro rapporto di coppia, qui il fulcro sarà altro.Infatti i due sposini, in Italia per quella che doveva essere una vacanza spensierata a ridosso di Pasqua, apprenderanno che a Costanzo. il padre di Futura, restano poche settimane di vita. Quindi tutto ruoterà intorno alla famiglia di Futura, alle sue radici, alle dinamiche interne, ai dissapori che si protraggono dall’infanzia della protagonista. E ci sarà un salto indietro pure nella sua adolescenza e un incontro col ragazzo di cui era innamorata tanti anni prima.

Come sempre nei tuoi libri (e in questa saga in particolare) tocchi temi molto forti. Il principale in questo caso è la fase terminale di una malattia con tutto ciò che comporta. Come mai questa scelta?

ll tema non è tanto la malattia, quanto la morte. Detto così sembra un distillato di angoscia. Io ho cercato di rompere, o per lo meno incrinare il tabù della morte. La morte fa parte della vita e non è la fine di tutto. Costanzo, prima di morire, ha il cosiddetto canto del cigno: il momento di lucidità ed energia che a volte i malati terminali hanno, e affronta un colloquio con la figlia Futura in cui le scioglierà molti nodi e le lascerà la ricetta della felicità. Da quel momento il padre di Futura sarà sempre con lei, perché quando finisce la vita rimane comunque l’amore.

Si parla anche di cure palliative, di vicinanza degli affetti, di fine vita in casa. Sono altri sotto-temi che ti stanno particolarmente a cuore?

Le cure palliative sono importantissime. Si parla spesso di fine vita, di morire con dignità, della possibilità di porre fine alla propria esistenza. E’ giusto. Ognuno dovrebbe poter decidere per sé. Non si parla abbastanza di terapie del dolore, di sedazione profonda, di quella branca della medicina, tutto sommato nuova e ancora inesplorata, che, non potendo guarire la malattia, ne argina gli effetti devastanti. Le cure palliative possono servire per le malattie croniche, ma anche per quei pazienti che sanno di avere poco tempo e vogliono trascorrere gli ultimi momenti in pace. Avevo apprezzato moltissimo Marina Ripa di Meana che, nei suoi ultimi giorni, aveva lanciato un messaggio a favore della sedazione profonda e delle cure palliative. Ciò che mi aveva sorpreso è che non tutti ne conoscevano l’esistenza. Si reclama a gran voce l’eutanasia senza sapere che, in alcune situazioni, non è neppure necessaria.

E poi affrontiamo un vero e proprio caso di stalking. Una giovane ragazza si invaghisce di Patrick e rischia di mandare all’aria la sua vita. Un tema particolarmente attuale che hai voluto affrontare raccontando però un aspetto che raramente arriva sui giornali: la vittima in questo caso è l’uomo…

In molti miei romanzi racconto la violenza contro le donne, che assume varie forme: quella dell’abuso all’interno della relazione, quella della penalizzazione sul luogo di lavoro. Gli episodi più eclatanti della cronaca hanno per protagoniste le donne come vittime, – è un dato di fatto – ma ciò non significa che non ci possano essere anche uomini tra le vittime. Patrick è giovane, è gentile. Il suo lavoro di insegnante lo porta ad avere una posizione di autorevolezza verso il suo gruppo di studenti e quindi è oggetto di ammirazione e stima da parte loro. Lui cerca di essere professionale e mantenere le giuste distanze. Invece, a un certo punto, una ragazza inizia a credere che i modi cortesi di Patrick nascano non dall’educazione ma da un invaghimento che Patrick avrebbe nei suoi confronti. Ciò porterà a spiacevoli conseguenze, ma soprattutto indurrà Patrick a porsi una domanda che le vittime di abusi si pongono spesso: “Ho fatto qualcosa di sbagliato? Ho creato io questa situazione? E’ colpa mia?”.

Quali sono gli altri temi che affronti in questo romanzo?

Per stemperare un po’ la tensione c’è Manuela che deve sbarcare il lunario, che lavora come una schiava nello studio dell’avvocata Nadia Fortuna e che sogna il principe azzurro anche se è già fidanzata. Anche se il suo ragazzo, Giovanni, è il fratello di Futura e patisce l’imminente perdita del padre. Ma Manuela non si farà frenare da nulla di tutto ciò: sogna l’Amore con la A maiuscola e un matrimonio in pompa magna. Ci riuscirà? Intanto fa da dog sitter al terribile cane di Nadia Fortuna…

I tuoi protagonisti sono cittadini del mondo. Torino e il Piemonte hanno però sempre un ruolo fondamentale nel loro cuore e nella loro vita…

Torino è il centro, è il cuore. I personaggi sono torinesi come me. In questo romanzo ho usato anche i paesi rurali e storici come Carmagnola e Ceresole d’Alba come scenografia. E’ nella campagna tra le province di Torino e Cuneo che tutto ha inizio.