#ioapro1501, l’iniziativa social di ristoratori e baristi per tenere alzate le serrande anche dopo le 18

Domani, venerdì 15 gennaio, ci sarà l’iniziativa diffusa attraverso i social con l’hashtag #ioapro1501 di ristoratori e baristi contro la chiusura alle 18 voluta dai vari decreti. In particolare il divieto di vendere d’asporto dopo le ore 18 per bar e ristoranti che vedrebbero tolto un mezzo per sostenere i costi dell’attività. Alcuni aderiranno completamente facendo accomodare i clienti anche dopo le 18, altri lo faranno simbolicamente tenendo le serrande alzate. Anche perché bisogna vedere se poi ci saranno clienti disposti a violare le norme anti-covid per un’uscita serale.

A Torino alcuni hanno già dato la loro adesione come il Blue’s Cafè in via Monte Rosa, la pizzeria Regina Margherita in piazza Savoia, la Trattoria Cerere in via Legnano, il Pacchero in corso Moncalieri, Birichin in via Monti. Silvio Facchinetti, titolare dell’omonimo ristorante a Torino, è intervenuto ai microfoni della trasmissione “Cosa succede in città” su Radio Cusano Campus. “Trovo che non sia questa la protesta giusta da fare in questo momento. In una situazione così delicata in cui non ci sono clienti, perché non ci sono eventi, non ci sono cerimonie, non ci sono i turisti, per chi vengo ad aprire la sera? – dichiara Facchinetti – A pranzo abbiamo aperto negli orari consentiti, però subiamo comunque lo smart working, il fatto che la gente non lavora. Le associazioni di categoria non devono spingere noi a fare queste iniziative e a prendere multe, devono interagire affinchè vengano dati i giusti ristori, più crediti d’imposta sugli affitti. Lavorare la sera in questa situazione significherebbe lavorare in perdita, già a pranzo è dimezzato il lavoro”.

E aggiunge: “In un’apertura ‘illegale’, i miei clienti che sono persone a modino non credo che vengano a cena in modo così clandestino. Non mi sento di aprire in queste condizioni. Non si può negare che non ci sia un’emergenza sanitaria. Se ci saranno misure più restrittive dobbiamo dire grazie a quei bar che aprivano e facevano entrare gente nonostante non fosse consentito, paghiamo anche l’effetto di queste trasgressioni. Certo, i soldi non ci sono, io me li sono fatti prestare dalla famiglia, dalla banca, li sto finendo anche io. La soluzione però non può essere quella di aprire clandestinamente”.

Simbolica la partecipazione di Andrea Carratello de Il Cavaliere di via Mosso, che modificherà gli orari per l’asporto e la consegna a domicilio nei giorni di venerdì, sabato e domenica. Non ci sarà però nessun consumo sul posto, che Carratello considera irresponsabile da parte dei colleghi.

Foto di Dave Carletti