Il pianoforte nella neve, intervista con Guido Airoldi

Un gruppo di giovani amici si ritrovano come tante altre volte a Champoluc per sciare. Questa volta però una discesa si trasforma in tragedia e perde la vita la giovane e bella Claudia. Questo è l’incipit di Il pianoforte nella neve, il nuovo romanzo di  Guido Airoldi, Neos Edizioni. Ma Claudia è morta per un incidente o è stata uccisa?

Trovate qui la recensione completa del libro e potete leggere di seguito l’intervista con Guido Airoldi.

L’amicizia di un gruppo di ragazzi viene sconvolta dalla tragica morte di una di loro. Come è nata l’idea di questo racconto?

Non esiste, almeno in questo caso, una risposta precisa. Forse l’unico motivo era il desiderio di descrivere una discesa con gli sci in quelle condizioni particolarmente difficili. Partendo da quello spunto ho poi immaginato la storia e tutti i suoi sviluppi narrativi. Come sempre, prima di tradurla sulla pagina me la sono fatta crescere nella mente e quando ho iniziato a scriverla avevo già abbastanza chiari sia la trama sia i personaggi.

Ho però l’impressione che la struttura del giallo serva a raccontare la crescita di un gruppo di ragazzi, la vita che cambia, l’amicizia che finisce, i ragazzi che diventano adulti. Sbaglio?

Hai visto giusto. In effetti il mio interesse principale è stato quello di raccontare la storia di un’amicizia di un gruppo di ragazzi; come è nata e si è rafforzata negli anni del liceo e come si trasforma dopo che ciascuno ha scelto una strada diversa all’università e soprattutto dopo che una tragica circostanza la mette alla prova.

L’indagine che segue la tragedia porta a scoprire invidie e segreti in quello che sembrava un solido gruppo di amici. E’ la normale evoluzione della vita o qui c’è qualcosa di più?

Naturalmente l’amicizia del gruppo è destinata ad allentarsi quando vengono a mancare la quotidianità del liceo e i problemi comuni che si affrontano durante l’anno scolastico. Gli ambienti diversi che frequentano e le nuove esperienze che ciascuno vive tendono a dissolvere la solidarietà del gruppo e a favorire lo sviluppo dei rapporti più stretti di amicizia fra i singoli. Ma in questo caso, come dici, c’è qualcosa di più. La drammatica vicenda che vivono in montagna rivela realtà impensate: affiorano gelosie, insofferenze, rancori.

Che ruolo ha la musica in questa vicenda?

La musica ha un ruolo molto importante. Non per nulla nel titolo compare il pianoforte. Anche io l’ho scoperta al liceo, me ne sono appassionato e avrei voluto imparare a suonare qualche strumento. Finalmente sono riuscita a farla entrare da protagonista in un mio romanzo.

Intorno alla storia principale si sfiorano vari temi. Quale quello a cui tieni di più?

Uno dei temi che ho cercato di rappresentare con molta attenzione è quello che tratta del modo diverso in cui ciascuno dei ragazzi affronta le sue prime storie d’amore e più in generale il sesso, con sensibilità e comportamenti che li differenziano molto e che contribuiscono alla dissoluzione del gruppo.

Qual è il tuo rapporto con i luoghi in cui hai ambientato la vicenda?

La Valle d’Aosta e soprattutto la valle d’Ayas sono che i luoghi che conosco meglio. Le piste di Champoluc e del Monte Rosa Ski le ho frequentate a lungo come pure d’estate la valle è stata teatro di innumerevoli escursioni. Per quanto riguarda Torino è la mia città ed è stato molto facile ambientarvi tutta la seconda parte della storia.



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