San Giacomo di Stura, intervista con Roberto Rossi Precerutti

Sorto verso la metà del XII secolo (1146), il monastero vallombrosano di San Giacomo di Stura, cui Roberto Rossi Precerutti ha dedicato un interessante volume per Neos Edizioni, è uno dei fondamentali monumenti storico-artistici della civiltà medievale torinese. La fondazione religiosa ha svolto, nel periodo di massima fioritura, una funzione essenziale di assistenza a poveri, pellegrini e viandanti in un’area attraversata da una diramazione della via Francigena, rivelando una chiara vocazione stradale e costituendo un’interlocuzione importante, soprattutto dal punto di vista sociale, sia con il vescovo e il comune, sia con le realtà signorili del contado e le dinastie dei Savoia e dei Monferrato.

Qui trovate la recensione del libro, Roberto Rossi Precerutti ha gentilmente risposto alle mie domande.

Perchè era questo il momento per un libro dedicato al monastero di San Giacomo di Stura?

Credo sia sempre il momento giusto per valorizzare, attraverso la memoria storica, il nostro patrimonio artistico e culturale. Solo attraverso la conoscenza del passato potremo costruire una società più giusta e civile; in altre parole, potremo “costruire cittadinanza” secondo quanto prescrive la Costituzione della Repubblica.

Come hai strutturato il libro?

Il libro ricostruisce le vicende storiche dell’abbazia di San Giacomo dalla fondazione (1146) a tutto il secolo XIII, con particolare riguardo ai rapporti tra l’ente religioso e le presenze politiche operanti nel territorio, quali il vescovo di Torino e gli altri enti religiosi, il comune cittadino con la sua classe dirigente, le famiglie signorili radicate nel Torinese, le grandi dinastie dei marchesi di Monferrato e dei conti di Savoia. Pur essendo medievista, e quindi storico, per quanto riguarda gli studi universitari, mi occupo – come è desumibile dalle note bio-bibliografiche – di letteratura (sono infatti poeta, saggista e traduttore di poesia). Di conseguenza, ho voluto inserire nel libro frequenti riferimenti alla poesia (dai trovatori provenzali a Dante, da Leopardi ai grandi lirici contemporanei Andrea Zanzotto e Mario Luzi) allo scopo di ampliare, se così posso dire, l’orizzonte concettuale, facendo dialogare storia e letteratura.

Qual è l’importanza strategica di San Giacomo di Stura al momento della nascita?

L’importanza di San Giacomo è costituita dall’essere un “ente di strada”, orientato all’assistenza di poveri, pellegrini e viaggiatori soprattutto attraverso un sistema di traghetti, poi sostituito da un ponte sulla Stura (il monastero sorge, non dimentichiamolo, lungo uno dei fasci di strade che compongono la via Francigena).

Che legame ha avuto il monastero con i Savoia?

I legami con i Savoia, attenti a consolidare la loro presenza nel territorio (conquisteranno definitivamente Torino solo nel 1280) non furono stretti. Tuttavia l’acquisita egemonia nel Torinese, nel corso del XIII secolo, della dinastia finì per annullare i margini di operatività sociale e rilevanza politico-economica dell’ente, causandone la decadenza.

Quali sono le condizioni attuali della struttura?

Le condizioni attuali del monumento sono di estremo degrado, anche se nel 2017 sono iniziati alcuni lavori di restauro per iniziativa dell’attuale proprietà (negli anni Settanta del Novecento la Curia arcivescovile di Torino, cui San Giacomo ormai apparteneva, alienò a privati per una cifra che possiamo eufemisticamente definire modesta la chiesa e l’annesso campanile).

Secondo te avrebbe le potenzialità per diventare un punto di interesse turistico?

Se il monumento risorgesse all’antico splendore, è certo che potrebbe diventare meta di un selezionato turismo culturale. Tuttavia è bene sottolineare che i beni storico-artistici devono ritornare ad essere patrimonio collettivo; devono cioè essere restituiti – per i motivi accennati nella prima risposta – alla comunità, superando ogni logica di sfruttamento economico.