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Matteo, da Strambino, a 19 anni è il miglior giovane chef al mondo. La sua storia su Storie degli altri

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La storia di Matteo, diciannovenne di Strambino diventato miglior giovane chef al mondo vincendo le Olimpiadi di cucina, è stata raccontata con la consueta eleganza su Storie degli Altri da Carmelo Abbate, che ha anche raccolto la voce del protagonista.

Lui è Matteo. Nasce a Strambino, in Piemonte, nel 2003. Piange spesso. La mamma è costretta a prenderlo in braccio anche mentre cucina. La pentola fuma, Matteo protende il nasino. Si calma all’istante. È ora di pranzo, la famiglia si riunisce. Al centro del tavolo spicca un impasto giallo fatto dalla nonna. Si chiama polenta. Matteo ha l’acquolina in bocca. Poi gli cade l’occhio nel suo piatto. Ancora l’omogenizzato? Piange, serra le labbra. Non c’è aeroplanino che tenga. La polenta, o la vita. Tutti ridono, chiacchierano, Matteo osserva, assaggia, si sente il bambino più felice del mondo. Cresce. Ha 8 anni. Trascorre ogni istante in cucina, prepara i biscotti insieme con la mamma. Va giù di farina e zucchero, impasta, schiaccia e mette nel forno. Appena pronti li offre orgoglioso al resto della famiglia. Osserva i volti, gusta la sorpresa, le smorfie, le risate. È il momento più bello in assoluto. Matteo prova un’emozione incredibile. Non sa spiegarla a parole, se dovesse dargli un sapore, sarebbe quello della polenta. Il giorno del suo compleanno fa un grande annuncio. Mamma, papà, diventerò uno chef, renderò felici le persone con i miei piatti, quindi regalatemi un paiolo per fare la polenta, grazie. I genitori ridono, poi mangiano di gusto. Matteo mica scherza, ogni pomeriggio sbuccia le patate, sgrana i piselli. Gli amici suonano alla porta. Dicono che lo stanno aspettando per andare a giocare, intanto entrano, afferrano un pancake, si siedono, chiedono il bis. Matteo sorride, gode. Passa il tempo. Matteo si iscrive all’Alberghiero, studia senza sosta, fa esperienza nei ristoranti. Ha 19 anni. Alza il tiro, si mette alla prova con le olimpiadi di cucina. Gli ingredienti sono uguali per tutti i partecipanti, Matteo ci aggiunge un pezzetto di sé. Il profumo dell’infanzia, la famiglia riunita attorno a un tavolo, una manciata di risate, e il piatto è servito. Quando sente il suo nome gli prende un colpo. Ha vinto il titolo di miglior giovane chef al mondo. Matteo piange, ride, poi raduna mamma, papà, sorella, nonne e festeggia con un bel piatto di polenta.

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