Costretto a scendere dal bus perchè puzza, l’increscioso episodio a Torino

Sta sollevando inevitabili polemiche l’episodio raccontato da Francesca Gruppi, consigliera di Sinistra Ecologista della Circoscrizione 8 a Torino, che si occupa di verde ed ecologia. Riportiamo integralmente il suo racconto tratto dal suo profilo Facebook:

Un’anonima giornata di pioggia (ma non poi così tanto, data l’anomalia che la pioggia pare essere diventata). Comunque, salgo sull’autobus dopo un’avvilente prova concorsuale, nella quale la commissaria mi ha strappato via il foglio delle risposte mentre stavo finendo di annerirle, e noto a mala pena che tra i tanti passeggeri c’è un signore anziano con una grande valigia, che i più chiamerebbero “barbone” o al limite “clochard”. Insomma un signore quasi certamente senza fissa dimora, probabilmente con patologie psichiatriche o dipendenze, a giudicare dal fatto che ogni tanto parla da solo o apostrofa qualcuno, benché in maniera totalmente innocua e pacata. Insomma niente di strano. Eppure a un certo punto mi accorgo di un parapiglia e noto un capannello fra i passeggeri, nonché due controllori che salgono sul mezzo. Penso subito: “oh cazzo, mi sarò ricordata di bippare?”, ma è immediatamente chiaro che a loro non interessa. Invece ci tengono a dire al signore di cui sopra che deve scendere dall’autobus. Un’altra ragazza e io osiamo domandare come mai e quale sia il problema. La mascherina? A dire il vero il signore ce l’ha, anche se abbassata, basterebbe dirgli di tirarla su. Il biglietto? La ragazza accanto a me è pronta a dargli il suo. Quindi? Deve scendere per ragioni igieniche e di sicurezza, dice il controllore, in pratica alcuni passeggeri si sono lamentati col conducente perché la presenza del signore esporrebbe a qualche rischio la loro salute. “Io ho patologie” si affretta a dire una di loro. Notare che l’autobus non è pieno, la gente è tranquillamente seduta e ci sono ampi spazi per non stare vicini alla persona indesiderata. Eppure il controllore insiste e insieme ai colleghi fa scendere i più dal mezzo e chiama la polizia. Io e alcuni altri, fra cui ovviamente il signore, restiamo e facciamo un’altra fermata. A quel punto il bus si ferma e l’autista fa scendere tutti tranne lui. Gli do il biglietto che mi ha lasciato l’altra ragazza – alla fine in verità glielo appoggio sulla valigia perché lui non sembra accorgersi di me – e scendo così anch’io, ma mi fermo ancora un po’. Abbastanza da sentire il conducente al telefono, presumo con qualche superiore, che dice: “io ho qui una persona che puzza, che dà fastidio, che cosa devo fare? Adesso sta arrivando la polizia per farlo scendere”. Si chiudono le porte. Fine. La polizia a questo punto sarà arrivata, naturalmente non avrà nulla da contestare al passeggero e probabilmente nulla contesterà, ma farà comunque uscire in strada, nella pioggia e al freddo un anziano signore senza tetto con una grande valigia, in assenza di alcuna logica ragione. Ecco ciò che siamo.



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