Una primavera italiana, intervista con Giovanni Casalegno

Giovanni Casalegno ci porta in Monferrato con il suo Una primavera italiana, Neos Edizioni, e – tra l’altro ci fa compiere un viaggio inatteso tra le splendide chiese romaniche del territorio. Le pievi di Bagnasco, Tigliole, Vezzolano, Buttigliera, Montafia, Cortazzone e Montemagno diventano protagoniste come i personaggi e come – moltissimo – i libri.

Maya vive a New York da quando suo padre si è reso responsabile della morte della madre. Ora però il padre è morto e lei viene richiamata a casa per dare seguito al testamento. Scoprirà un mondo che non conosce e si lascerà coinvolgere in una caccia al tesoro che il padre ha organizzato per lei. Un viaggio tra i libri della sua immensa libreria, tra le chiese del territorio e alla scoperta di una nuova versione della storia della sua vita. Trovate qui la recensione completa.

Giovanni Casalegno, quello che ci proponi è un triplo viaggio. Cominciamo dalla storia della protagonista, che scoprirà un punto di vista diverso sulla sua vita e sulla morte della madre…

Si, la protagonista effettua un viaggio dagli Stati Uniti al Monferrato, a Montrucchio (nome d’arte dato a Moncucco e subito spiego il cambiamento: ho scelto un nome affine, con la stessa etimologia, ossia “luogo posto in alto”, per prendere le distanze dal luogo vero e avere così margini di invenzione sugli spazi e sui personaggi; tutta la restante toponomastica è fedelissima) perché deve incontrare un notaio: suo padre è morto e lei è l’erede. Ma questa protagonista, una ragazza trentenne di nome Maya, neppure ricordava d’avere un padre, perché il tempo e soprattutto alcune persone hanno lavorato per rimuoverlo. Venticinque anni prima lei viveva a Montrucchio, figlia di un montrucchiese e di una ricca newyorchese. Una famiglia felice distrutta da un incidente d’auto, in cui la madre è morta e il padre è stato ritenuto colpevole. I parenti di lei hanno portato via la bambina che ha sempre creduto a una sola verità.

Poi abbiamo un viaggio fisico tra le chiese romaniche del Monferrato. Che viaggio è?

Oltre al testamento, Maya riceve dal notaio anche una lettera del padre. Subito pensa di distruggerla, però arrivata nella casa di Montrucchio, dove lei ha trascorso i suoi primi anni, resta attratta inconsciamente dalla casa e decide di aprire la lettera. Il padre la invita a conoscere un’altra verità, quella vera, e le propone una sorta di caccia al tesoro, in cui gli indizi sono disseminati tra la libreria e sette chiese romaniche dell’astigiano. Lei le scoprirà und dopo l’altra, da San Lorenzo di Tigliole a San Vittore di Montemagno, dove l’ultima lettera le rivelerà la verità.

Infine c’è un viaggio tra storie e autori di una fantastica libreria. Quanto ami i libri come custodi di storie e come oggetti fisici?

La libreria paterna è gigantesca, è un labirinto dove Maya è invitata a perdersi. Ogni biblioteca è un labirinto. I libri sono la mia vita, sia come oggetti meravigliosi che regalano parole e storie, sia come oggetti fisici da toccare, accarezzare, annusare, sottolineare, a cui fare orecchie. Amo talmente i libri che, talvolta, ci scrivo pure dentro, sfruttando le pagine bianche e il bianco lasciato dai testi di poesia. In tutto ciò che scrivo i libri ci sono sempre.

Come è nata questa storia?

E’ nata proprio dall’idea di scrivere una caccia al tesoro in una libreria. Poi l’idea iniziale si è espansa. Un viaggio a New York mi ha ispirato e poi sono arrivate le chiese romaniche e quindi l’idea di un testamento e di un ritorno alle origini.

Maya affronta gli spostamenti in bicicletta. E’ questo il mezzo ideale per muoversi tra le colline del Monferrato?

Ad un certo punto della storia lei comincia a spostarsi in bicicletta. Tutte le chiese citate le ho visitate in bicicletta e talvolta le descrizioni degli spostamenti sono molto particolareggiate. Conoscere le colline con la bicicletta è una modalità che pratico di frequente. Non so se sia il mezzo ideale, ma sicuramente è un modo affascinante. Le colline sono piene di insidie (salite che non finiscono mai, rampe improvvise che ti tolgono il fiato, strade che muoiono, curve pericolose…) e di piaceri unici (paesaggi che si aprono d’improvviso, gallerie verdi tra i boschi, discese freschissime, piazze sconosciute, casette dell’acqua come miraggi).

In alcuni momenti del libro parli del Monferrato come il fratello debole delle Langhe. Ci spieghi questo pensiero?

Di questo aspetto non me ne ero accorto… Sicuramente il Monferrato è ancora da valorizzare.

E infine, quasi nascosto tra le pagine e i viaggi, c’è un vero e proprio ‘mistero da thriller’ che rende il finale molto tosto…

Il romanzo tende alla risoluzione di un omicidio. Questo aspetto spero tenga il lettore agganciato al libro. Una primavera italiana spero sia apprezzato per la forza dei personaggi, per i paesaggi esteriori e interiori che propone, per il tema del ritrovamento di se stessi attraverso le radici, e anche per la componente “thriller”.



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