Tarda serata di un fauno, intervista con Aldo Berti

Un anziano professore passa le sue giornate al Parco del Valentino, a Torino, osservando donne, uomini e bambini che lo popolano. La sua tranqillità viene però scossa dall’arrivo di una sua ex allieva, che sembra aver bisogno del suo aiuto.

E’ la struttura di Tarda serata di un fauno, Neos Edizioni, scritto in versi da Aldo Berti, che ci porta in una storia di uomini e donne, di rapporti umani, di personaggi variegati, sullo sfondo vivo di Torino e del suo parco più simbolico. Trovate qui la recensione completa del libro.

Aldo Berti, la prima domanda è inevitabile: come mai un romanzo in versi?

Scrivere in versi non è una scelta ma la conclusione di un percorso. Fin da ragazzino, alle scuole medie, inventavo ingenue rime e strofette per far ridere i miei compagni e scrivevo parodie dei poeti che ci facevano leggere. Ma a quei tempi alla scuola media si studiava seriamente il latino e addirittura si imparava a leggere i testi poetici latini scandendo gli accenti ritmici. È stato proprio quell’esercizio costante, che allora ci appariva come una sadica imposizione professorale, a farmi apprezzare il ritmo della poesia classica. Al ginnasio e al liceo lo studio dell’epica greca ha accresciuto quel mio interesse.
A 18 anni ho pubblicato i miei primi versi, a cura della RAI, e da allora ho continuato a comporre, condividendo l’amore per la poesia con la passione per la scrittura teatrale. Ho costantemente ricercato una forma di espressione metrica personale e mi sono accorto che mi dirigevo sempre più verso quei ritmi classici greci e latini, arrivando ad una mia molto personale interpretazione del ritmo dell’esametro e del pentametro, che mi attraevano per la loro potenzialità narrativa. Trasporre in quei versi alcune storie che avevo pensato per il teatro fu il passo successivo. Tarda serata di un fauno è il più recente risultato di quella ricerca: è composto in distici, alternando cioè un esametro e un pentametro.

Chi è il professor Alemanni?

Il “prof” Alemanni (e non “professore”: ho volutamente scelto l’espressione che oggi usano gli studenti) è un anziano insegnante in pensione che tutte le mattine va a passeggiare al Valentino. Alcuni fra gli abituali frequentatori del parco, per il loro aspetto, per l’atteggiamento o quant’altro, attirano la sua attenzione e lo inducono a riflettere su quale può essere la loro vita di tutti i giorni, la loro attività, spingendolo addirittura a ipotizzarne il carattere. Di lì a confrontare l’ipotetico stile di vita di costoro con il proprio il passo è breve, soprattutto per quanto riguarda il senso di solitudine che gli par leggere in quegli individui, che si sente di condividere e che tanto lo fa soffrire nella “tarda serata” della sua vita.
Le quotidiane passeggiate del ”prof” sono dunque tappe di un viaggio esistenziale, un’occasione per riflettere sul crepuscolo dell’esistenza, diciamo pure sul “fine vita”, come si vedrà leggendo il romanzo (che io preferisco chiamare “poema”).

La serena quotidianità del professore viene però rivoluzinata da una donna. E’ la contrapposizione tra giovani e anziani ma nasconde anche altro?

In una mattina d’autunno, nel parco, il prof è folgorato da uno sguardo di donna. È l’inizio della sua ossessione. In realtà sono due le donne che quel giorno fanno improvvisamente, in modo diverso, irruzione nella sua vita, ma è come se fossero fuse in una sola persona: una è fortemente desiderata ma apparentemente irreale, l’altra è concreta e presente. Su questa ambiguità si sviluppa l’intera storia.
L’inevitabile contrapposizione tra giovani e anziani sconvolge ovviamente la monotona quotidianità del prof, modificandone abitudini e riti, e persino il linguaggio. Soprattutto però scatena il subbuglio in quella debole traccia di eros senile che il prof ancora conserva. L’idea del titolo, Tarda serata di un fauno, proprio questo vuole significare: strizza ovviamente l’occhio al capolavoro di Mallarmé, Pomeriggio di un fauno, ma l’allusione al fauno di Mallarmé non va oltre il titolo e lo stato di confusione mentale che l’improvvisa irruzione di due donne provoca nella lenta e monotona esistenza del mio protagonista. Il presunto fauno del mio racconto infatti non si trova più nel caldo e sensuale pomeriggio del giovane fauno evocato da Mallarmé, ma sta vivendo il tragico momento in cui deve fare i conti con la “tarda serata” della propria vita.

Siamo di fronte anche ad un grande affresco di personaggi e tipi umani?

Sì, i personaggi incontrati dal prof – l’enigmista, il dirigente fanatico, il suonatore di organetto, il signore dalle folte sopracciglia, l’atleta a torso nudo, la coppia con la Mercedes, il ragazzo che impreca – e altri ancora sono tutti personaggi in cui il prof legge un variegato universo interiore, un groviglio di sentimenti umanissimi, forse troppo umani, al punto da sfiorare i limiti della norma.
Vorrei far notare che nello sviluppo della vicenda anche alcuni oggetti – per esempio le auto, i bicchieri, le mollette del bucato – acquistano un valore simbolico accentuando l’ambiguità della vicenda e sottolineando alcune caratteristiche psicologiche dei personaggi.

E poi nascondi nella vicenda anche un piccolo mistero…

I misteri che si sveleranno saranno addirittura due, più un mistero finale cui ovviamente non accenno. La storia che si sviluppa dal rapporto tra il prof e la coprotagonista, di nome Serena, diventa un rapporto di coppia e, come tale, dà luogo a una serie di minime e quotidiane situazioni, di affetti e di imbrogli, interessi e tradimenti, debolezze e moti d’orgoglio, narcisismi e gelosie, momenti drammatici e conseguenti importanti decisioni. In un simile contesto è possibile che maturino e si sviluppino nascostamente storie di sottofondo che dovrebbero rimanere segrete, che il lettore è aiutato a mano a mano a percepire attraverso una serie di minimi indizi disseminati qua e là.

Cos’è per te il parco del Valentino?

È una riserva di aria pura, un polmone verde che ho la fortuna di avere a pochi passi da casa. Ci vado tutte le mattine, da anni. È venuto un momento in cui ho avuto la sensazione di essere diventato anch’io oggetto di osservazione e di studio da parte di coloro che al parco del Valentino quasi tutti i giorni mi incrociavano, che probabilmente si chiedevano chi potesse mai essere e cosa facesse nella vita quel tipo che era sempre là ogni mattina e che si guardava intorno con aria così curiosa. A quel punto ho iniziato a scrivere ‘Tarda serata di un fauno’.