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Il caro bollette pesa sugli skipass: aumenti del 13%
A lanciare l’allarme è Furio Truzzi, presidente di Assoutenti, l’associazione a tutela dei diritti dei consumatori: a causa del caro energia sarà difficile per “una fetta sempre più ampia di italiani godere di qualche giorno sulla neve e trasformerà la settimana bianca in un lusso riservato ai ricchi”.
Mettendo a confronto le tariffe praticate nel 2021/2022 dai principali impianti italiani con quelle in vigore per la stagione sciistica 2022/2023 i numeri appaiono molto diversi. Secondo i calcoli di Assoutenti, per una settimana in montagna la spesa media procapite, tra skipass, alloggio, servizi e ristoranti sarà compresa tra i 1.400 e i 1.600 euro, trasporti esclusi: una crescita stimata tra il +15% e il +18% sulla stagione invernale 2021/2022.
Aumenti quasi forzati da parte di impianti sciistici, strutture ricettive, bar e ristoranti, per riuscire a portare avanti l’attività e sostenere costi di luce e gas sempre più proibitivi. Innalzamento di prezzi e tariffe che peseranno chiaramente sui consumatori, a loro l’onere di pagare il conto della crisi energetica. Un costo insostenibile, però, per molte famiglie italiane già impegnate nel sostenere la crescita dell’inflazione, con conseguenze che rischiano di danneggiare tutto il settore turistico.
Per esempio, chi sceglierà di passare la sua settimana bianca in Valle d’Aosta, dovrà mettere in conto un aumento dello skipass giornaliero dell’8,9% a Courmayeur (da 56 a 61 euro), del 7,5% a Cervinia (da 53 a 57 euro), dell’8,5% a La Thuile (da 47 a 51 euro). L’abbonamento stagionale nella regione (stazioni del territorio valdostano più SkyWay Monte Bianco, La Rosière e Alagna) sale da 1.180 a 1.286 euro (+8,9%). Stagionale Valle d’Aosta + Zermatt passa da 1.393 a 1.518 euro (+9%).
Non sono da meno, secondo l’associazione dei consumatori, le tariffe per soggiornare una settimana in hotel nelle principali località sciistiche italiane. A Courmayeur la spesa parte da un minimo di 1.750 euro circa a un massimo di 9.871 euro.
All’appello di Assoutenti si aggiungono quelli lanciati Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi: “La situazione per il nostro settore è drammatica e non possiamo permetterci di aspettare il 2024. Serve un intervento subito per il governo che si andrà ad insediare, ma anche per quello ancora in carica: trovare una soluzione per il costo dell’energia deve essere una assoluta priorità. Ci deve essere un intervento come per il Covid”. E da Valeria Ghezzi, presidente dell’Associazione nazionale esercenti funiviari: “Se ci fermiamo noi, rimangono fermi tutti. Chiudere gli impianti funiviari significa ammazzare la montagna: è già successo una volta e non credo che nessuno voglia ripeterlo. Negli anni passati, in media, il costo dell’energia incideva tra l’8 e il 15%. Oggi superiamo il 30%. L’auspicio è un intervento del governo”.
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